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47 Ronin – Recensione

Conoscere questa storia vuol dire conoscere il Giappone.” Abbiamo voluto aprire la recensione all’opera di 47 Ronin con questo detto giapponese. Un’affermazione che dopo diversi secoli è ancora saldamente presente, a cui difficilmente si potrà dichiararne la non veridicità.

Nel corso della storia sono state tratte innumerevoli versioni a questo fatto storico avvenuto nel XVIII secolo nel cuore del Giappone. Tra documentazioni, romanzi e storie. Quale sia la più vera e fedele ai fatti ormai non ci è dato saperlo. Asano era davvero innocente? Kira era il prototipo del cattivo, così come ci viene rappresentato in questa versione?

Se la leggenda diventa realtà, vince la leggenda

L’autore, Mike Richardson, fondatore della Dark Horse Comics nel 1986, da sempre ha avuto tra i suoi desideri quella di poter raccontare una suo adattamento fumettistico alla vicenda. Conscio di dover estrapolare ed incastrare una storia solida e coesa dalle molteplici versioni. Un obiettivo che ha richiesto quasi trent’anni prima di poter essere realizzato. O meglio, solamente incominciato.

Mike ha scelto poi in Stan Sakai il disegnatore perfetto per la rappresentazione del racconto essendo lo stesso autore, per l’etichetta Dark Horse Comics, di storie del Giappone tradizionale e di samurai.

Inoltre Mike ha avuto l’onore, e la fortuna, di poter collaborare con nientemeno che Kazuo Koike, nome che si associa immediatamente ad una delle opere più importanti mai scritte, ovvero Lone Wolf and Cub, cui Panini Comics ha recentemente iniziato la ristampa in Omnibus. Grazie a Koike ha avuto una bussola perfetta per poter indirizzare nel migliore dei modi ciò che voleva realizzare.

ReNoir Comics ci invita quindi ad immergerci all’interno di un Paese fatto di Samurai, vassalli, sangue ed onore. Un viaggio che gli amanti del Giappone, o di buone storie, non possono lasciarsi sfuggire. Un ennesimo omaggio alla Nona Arte.

Ciliegi in fiore

47 Ronin si apre alla fine di tutto, con un uomo fiero, ma piegato dal peso degli anni e da un torto che ha commesso nel suo passato. Costui è in una sorta di pellegrinaggio verso la tomba dei leggendari samurai. Uomini che non hanno mai accettato l’epiteto di Ronin anche dopo la morte del loro padrone Asano. Anche dopo aver subito ingiustizie. No, perché loro gli sono rimasti affianco, servendolo anche dopo l’ultimo viaggio. Per chiuderne il cerchio, per rendergli onore.

E con questa introduzione inizia il racconto di questa storia attraverso le parole di un protagonista della vicenda. Di qualcuno che direttamente o meno ha influenzato i fatti e a cui solo nel finale verrà rilevata l’identità.

47 Ronin è una storia di onore, vendetta e giustizia. Ma è anche poesia. In solamente 130 pagine viene condensata alla perfezione una narrazione completa, che lascia poco o nulla a sé. Tutto si incastra perfettamente, concependo, per certi versi, una sorta di contraddizione, del tutto positiva. Se da un lato scorre fluidamente la narrazione appare ricca, dettagliata finendo per sembrare più lunga di quel che realmente è. Viene così confezionata una storia ottima, sia a livello di ritmo che ti atmosfere.

Questo fumetto è appunto anche poesia. Dalla caduta dei petali di ciliegio, alle citazioni e detti nipponici. Alle strutture degli edifici, alle tradizioni e al codice d’onore. Ai colori che rendono il tutto ancora più suggestivo.

Arrivando ai disegni a cui, per la loro realizzazione, Stan Sakai ha preso come fonte d’ispirazione un artista in particolare. Ogata Gekko (1859-1920), artista giapponese del periodo Meiji autore di diverse stampe su legno basate sulla leggenda dei 47 uomini. Uno stile per certi versi che si avvicina a quello che si vede in queste pagine. Dettagliato negli sfondi e negli scenari, con personaggi stilizzati, ma proporzionati e con una loro precisa caratterizzazione.

Ho avuto subito l’idea per disegnare le facce. Il resto dell’anatomia è praticamente la mia solita. Mi piace il look stilizzato che hanno le persone, in quelle vecchie stampe.”

Il racconto dei Fedeli Servitori

Nonostante ciò che si legge è più o meno conosciuto ai più non toglie il fatto che si tratti di una lettura preziosa. Fatta di momenti toccanti, certamente, e di rievocazioni di un tempo passato, ma che tanto influenza ancora oggi nuovi autori, nuove storie. A cui in molti guardano come fonte d’ispirazione, sia artistica che morale.

47 Ronin il racconto dei Fedeli Servitori è una lettura completa, che non possiamo non consigliarvi a voi amanti della Nona Arte.