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A colpi di Cannonau – Recensione

A colpi di Cannonau

Il mondo dei pirati, tra le varie realtà criminali e violente in generale del passato, era caratterizzato da una certa tolleranza verso uomini di ogni razza ed estrazione sociale. Ma questo “progressismo” di solito si fermava davanti alle donne. Nei codici dei pirati, più di un capitano metteva sanzioni pesantissime (anche la morte) per chi si portava una donna a bordo sotto mentite spoglie. La tradizione ci dice che era una scelta data dalla superstizione, ma secondo alcuni studiosi, invece, era per evitare gelosie, risse e violenze in generale a bordo. Ad ogni modo il mondo dei pirati, tolta qualche eccezione, sembra pieno di tipetti piuttosto misogini. In questo caso in A colpi di Cannonau, scritto da Titania Blesh edito da casa Acheron Books, le cose sono molto diverse e all’insegna del girl power.

Sardegna, 1600. Intrappolata in un’isola deprimente e in un matrimonio disastroso, la ribelle Fiammetta rincorre il sogno folle di diventare piratessa. Da anni prepara la fuga a bordo del veliero che ha acquistato in gran segreto da un mercante genovese, e adesso la sua ciurma composta da mogli insoddisfatte sembra pronta al grande varo. L’occasione perfetta si presenta quando Stellina, una ragazzina dotata di strani poteri, promette di condurla al mitico tesoro sepolto del leggendario pirata Capitan Sauro. Ma tutto si complica quando Ambrosio, cacciatore di streghe per la Santa Inquisizione spagnola, posa i suoi occhi sulla ragazzina. Lui sa bene che gli spiriti Zipa, come quello che infesta il corpo di Stellina, possono percepire l’oro del Nuovo Mondo… oro che il bieco inquisitore brama disperatamente. La posta in gioco si alza. Fiammetta e la sua ciurma di donne sbandate devono imbarcarsi in una sfida impossibile: trovare il tesoro prima degli spagnoli, oppure la libertà sarà l’ultima delle loro preoccupazioni!

“Non dovresti credere alle voci”
“Credo a quello che significano. Una donna con il coraggio di intraprendere una follia per cambiare la propria vita”.

Un’avventura piratesca all’italiana in una Sardegna del 1600. Le premesse fatte dalla sinossi che l’autrice ci promette con A Colpi di Cannonau sono allettanti. Soprattutto vengono mantenute. Ma iniziamo dal personaggio principale: Fiammetta è una donna molto sarcastica e tagliente, con un marito violento del quale l’indole della nostra eroina vorrebbe solo liberarsi e andare via lontano, lontano. Infatti l’idea della vita non tarda ad arrivare. Acquistare un veliero da un mercante genovese sarà l’artificio giusto per mettere in pratica l’idea liberale del suo essere donna.

Ma come ben potrete immaginare ogni imbarcazioni dalle dimensioni più o meno grandi necessita di un equipaggio. Beh, Fiammetta non perde tempo e mette assieme una ciurma di sole donne di cui i trascorsi possono essere accostati proprio a lei stessa, e dunque definite insoddisfatte dalla vita. A questa combriccola di piratasse si unirà anche Stellina, una ragazzina con un talento molto particolare. Una missione per niente facile, imprevisti di ogni sorta e cacciatori di streghe saranno solo la punta di un racconto che si dirige verso un finale con un mordente inaspettato. Riusciranno dunque le nostre amiche a trovare il famoso tesoro del pirata Capitan Sauro?

Alessandro Manzoni era giunto a sostenere l’impossibilità della coesistenza della “veridicità” della storia e quella dell’arte, mettendo dunque in dubbio la valenza legittima tra realtà storica e invenzione. Grazie però al contributo di tantissimi autori che hanno saputo progressivamente modernizzare il genere, come la stessa Titania Blesh, la rappresentazione storica all’interno di A colpi di Cannonau è sicuramente molto presente, ben strutturata e curata. Soprattutto – potete starne certi – non annoi mai. Titania qui è stata davvero eccellente nell’inserire, per l’appunto, tutte le informazioni tra i dialoghi e momenti di introspezione.

“Queste donne sono fuggite con me, capisci? Hanno deciso di dire addio alla loro vita di soprusi, di sofferenze e solitudine. Diventare piratesse per noi significa rinascere.

Sicuramente una delle cose più interessanti di A colpi di Cannonau è lo schema narrativa dell’autrice. Il punto di vista femminile durante un periodo storico per nulla dedito all’apertura mentale e ai diritti delle donne. Titania riesce benissimo a svincolarsi tra le difficoltà di genere imposte da una società alla quale, all’epoca, tutte erano tenute a sottostare senza possibilità di scelta. Questo grazie ai personaggi e alla caratterizzazione di cui li carica. Infatti, la parola chiave sarà: intraprendenza.

E del resto ne siamo tutti (o quasi) consapevoli; le donne posseggono una marcia in più. Chissà, magari anche quegli uomini (quelli che non lo ammettono) si rendono conto che le donne hanno effettivamente grandi capacità di gestire i problemi e i conflitti di ogni tipo. Una scintilla che mette in moto il loro cuore rendendole capaci di cose incomprensibili e a volte davvero assurde per noi uomini.

Il ritmo di A colpi di Cannonau, se dovessimo definirlo con un accostamento di tipo marinaresco, ha la capacità di trasportare il lettore con la sua corrente dolce, per portarlo in acque inesplorate, tra tempeste e mare in burrasca. Il lessico che utilizza Titania è semplice e diretto, a modo. Cosa molto pregevole in quanto lontana dagli archetipi di scelte stiliste di romanzi pieni di scimmiottamenti a mo’ di copia e incolla, dando l’apparenza di uno slang Barocco che lascia il tempo che trova. No, Titania arriva a tutti. E per noi appassionati lettori è qualcosa di meraviglioso.

A colpi di Cannonau è un avventura che non lascerà l’amaro in bocca. La lettura fluida, che vi porterà a leggere l’opera tutta d’un fiato, sarà solo una delle tante meravigliose cose che Titania mette assieme. Una storia che vi incuriosirà e vi donerà un punto di vista molto interessante fatto da donne. Fatto di coraggio. Fatto d’amore e rispetto. Ciurma, issatele vele, si parte!

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By Paolo Monticciolo

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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