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A un metro da te – Recensione

A un metro da te

Si può amare qualcuno senza potersi toccare? Forse oggi, in un clima di distanza sociale, questo tema potrebbe essere ancora più attuale e comprensibile di qualche tempo fa. A un metro da te, scritto da Rachael Lippincott ed edito in Italia da Mondadori, è un romanzo young adult romance che esplora le difficoltà e relative complicazione di una malattia come la fibrosi cistica, dal punto di vista di due giovani che oltre a soffrirne risentono delle restrizioni dovute proprio a questa malattia.

Sinossi:

A Stella piace avere il controllo su tutto, il che è piuttosto ironico, visto che da quando è bambina è costretta a entrare e uscire dall’ospedale per colpa dei suoi polmoni totalmente fuori controllo. Lei però è determinata a tenere testa alla sua malattia, il che significa stare rigorosamente alla larga da chiunque o qualunque cosa possa passarle un’infezione e vanificare così la possibilità di un trapianto di polmoni. Una sola regola tra lei e il mondo: mantenere la “distanza di sicurezza”. Nessuna eccezione.

L’unica cosa che Will vorrebbe poter controllare è la possibilità di uscire una volta per tutte dalla gabbia in cui è costretto praticamente da sempre. Non potrebbe essere meno interessato a curarsi o a provare la più recente e innovativa terapia sperimentale. L’importante, per lui, è che presto compirà diciotto anni e a quel punto nessuno potrà più impedirgli di voltare le spalle a quella vita vuota e non vissuta, un viaggio estenuante da una città all’altra, da un ospedale all’altro, e di andare finalmente a conoscerlo, il mondo.

Will è esattamente tutto ciò da cui Stella dovrebbe stare alla larga. Se solo lui le si avvicinasse troppo, infatti, lei potrebbe veder sfumare la possibilità di ricevere dei polmoni nuovi. Anzi, potrebbero rischiare la vita entrambi. L’unica soluzione per non correre rischi sarebbe rispettare la regola e stare lontani, uno dall’altra. Però, più imparano a conoscersi, più quella “distanza di sicurezza” inizia ad assomigliare a “una punizione”, che nessuno dei due si è meritato. Dopo tutto, che cosa mai potrebbe accadere se, per una volta, fossero loro a rubare qualcosa alla malattia, anche solo un po’ dello spazio che questa ha sottratto alle loro vite? Sarebbe davvero così pericoloso fare un passo l’uno verso l’altra se questo significasse impedire ai loro cuori di spezzarsi?

Come puoi amare qualcuno che non puoi nemmeno sfiorare?

Come da sinossi, il romanzo racconta di Stella e Will, entrambi affetti da Fibrosi Cistica (abbreviata FC) che li porta a lunghe e numerose degenze ospedaliere. Ma non solo, la loro è una vita di lotta, rinunce e innumerevoli regole da seguire rigorosamente. E soprattutto, la più importante, nessun contatto ravvicinato con un altro malato di FC. La distanza dettata dal protocollo medico è quella di 6 piedi (due metri nella traduzione italiana).

Stella con le sue manie di controllo segue terapie e regole in modo assiduo. Convinta e perseverante nel puntare al suo obbiettivo, ossia sopravvivere il più possibile alla malattia, perché la vita le ha già tolto molto e lei non può più perdere. Al contrario Will è stufo di combattere dietro le cure per un respiro in più, dopo che otto mesi prima gli è stato diagnosticato il B Cepacia, un tipo di batterio molto resistente e che annulla ogni possibilità di essere iscritto all’elenco dei trapianti di polmoni. Lui vorrebbe solo vivere appieno gli ultimi momenti di vita che gli rimangono, esplorando il mondo e vivendo in totale libertà, contro ogni regola.

Come spesso avviene nelle più grandi storie d’amore, gli opposti si attraggono. La vita ligia alle regole di Stella viene stravolta non appena il suo sguardo si posa su quello di Will. L’anticonformista Will colpisce come un pugno allo stomaco l’ottimista e precisa Stella la quale pregherà Will di seguire più rigidamente le sue terapie. Comincia così la loro storia, che si svilupperà attraverso videochiamate, messaggi e incontri clandestini, purtroppo, sempre distanziati. Man mano che seguiranno le terapie insieme e la loro conoscenza si approfondisce, anche i loro sentimenti cominciano a prendere forma. Pian piano entriamo nelle loro vite e il lettore viene a conoscenza di ogni dettaglio gioioso e triste che la FC e la vita ha fatto provare ai due protagonisti.

La distanza è assoluta, soprattutto perché Will ha il B cepacia e se Stella dovesse venirne infettata perderebbe la priorità sulla lista dei trapianti. Ma questa distanza di 6 piedi (due metri), pare sempre più grande per loro che altro non vorrebbero che stare vicini. Ed è con questo nuovo forte sentimento l’uno nei confronti dell’altra, che prendono entrambi sempre più consapevolezza di quanto possa essere importante un abbraccio, una carezza, un gesto qualsiasi d’affetto, anche il solo tenersi per mano. Stella ad un certo punto cercherà di chiudere ogni comunicazione, di allontanarlo, ma alla fine l’amore avrà la meglio. Stella prenderà una decisione, forte, potente: ruberà qualcosa alla FC.

Dopo tutto quello che la fibrosi cistica mi ha tolto, ho il diritto di prendermi qualcosa indietro! Un passo, solo un metro più vicini

L’autrice con A un metro da te vuole raccontare non solo le difficoltà che un malato di FC deve affrontare quotidianamente (sebbene non tutto rispecchi la realtà, dopotutto è un romanzo) ma anche la potenza dell’amore. Un amore giovane e maturo allo stesso tempo. Sottolinea come il vero amore possa sopravvivere alle difficoltà seppur diventando esso stesso sofferenza. I due protagonisti non sono spaventati da questo sentimento, non lo combattono, ma tentano in tutti i modi di viverlo il più vicino possibile, senza danneggiarsi.

Attorno a loro ruotano una serie di personaggi essenziali, come Poe, l’amico d’infanzia di Stella. Entrambi affetti da FC sono quegli amici che si sostengono sempre, fino alla fine. Che cercano di far superare le difficoltà l’uno dell’altro spronandosi e sostenendosi a vicenda. Così come gli amici di Will, l’infermiera Barb che in questo caso è colei che si prende cura di tutti loro. Barb ha un grande ruolo in tutto il racconto.

Rachael Lippincott in un romanzo di sole 236 pagine circa riesce a condensare una tragica storia d’amore. Grazie anche al successo precedente di Colpa delle Stelle, il suo libro è diventato film. Una trasposizione piuttosto fedele al romanzo ma che non racconta tantissimi dettagli ed emozioni che invece l’autrice condivide in maniera viva con il lettore. Un romanzo travolgente e vero sotto molti aspetti. Nonostante tutto riesce a mantenere la sospensione dell’incredulità per tutta la storia, riempiendo i lettori di gioie e lacrime. La sua scrittura è fluida e senza troppi tecnicismi. Molto naturale e giovane sicuramente adatta al pubblico di riferimento che ricordiamo essere quello adolescenziale, ma adatto anche ai più maturi.

La storia d’amore di Stella e Will è particolare, commuove e fa riflettere su molti aspetti. Insegna a non arrendersi mai, ad avere sempre la forza di lottare fino all’ultimo respiro per quel soffio di vita che spesso viene sottovalutato. È una storia sì ottimista ma anche vera e travolgente, come le difficoltà che coloro affetti da FC devono affrontare ogni giorno. È corretto anche essere consapevoli che il tema trattato è stato, nonostante tutto, alleggerito di molti dettagli più forti relativi al trattamento della FC. Inoltre la storia è ambientata in America dove ogni terapia è più costosa che in molti altri Paesi, persino il protocollo medico di approccio verso questa malattia varia da Paese a Paese.

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