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Acherontis – Recensione

Acherontis

La realtà supera la fantasia in quest’opera di Lucia Guglielminetti. Acherontis, edito da DZ Edizioni, è una di quelle letture che promette di traghettarvi oltre il plausibile. Approderete presso quella zona grigia, dove i confini con l’insolito si assottigliano sino ad andare in frantumi. È proprio dove la confusione tra concreto e ignoto è più urgente, si approssimerà il vostro viaggio. Meta ultima: il lato oscuro di sé.

Una cosa che Guglielminetti fa molto bene, è, infatti, portare l’uomo ad avere un confronto con se stesso. L’autrice spoglia l’umano ponendolo dinanzi alle sue paure, in una caduta libera verso il baratro che si fa inarrestabile. Quando, infatti, la logica cede, dietro l’angolo, ecco spuntare la bestia della frustrazione. Questo sentimento funge da catalizzatore di tutte le negatività che, se accumulate, generano una pressione tale da tracimare i confini di buon senso e sopportazione.

Acherontis ci parla degli effetti di questa instabilità, in parte, mentre, dall’altra, si potrebbe quasi attribuirgli un effetto liberatorio. Volendo utilizzare il principio della sintesi, Acherontis è tensione pura. Questo stato di ansietà è così tangibile, tanto da aleggiare quasi fosse una presenza fisica tra le pagine del libro.

Innocenti scherzi si trasformano in giochi mortali, strane creature emergono dalle acque, i libri possono far male e niente è davvero come sembra. Avete il coraggio di attraversare il fiume infernale e scoprire cosa si cela sull’altra sponda?

Acherontis segna il passaggio netto tra aspetti opposti di un mondo unico, che muta in qualcosa d’inedito. La scrittrice, appassionata dell’immenso Stephen King (citato come essenziale per la sua formazione), lascia i suoi personaggi vivere sulla carta. Essi agiscono e parlano per proprio conto. I protagonisti di Guglielminetti sono dei veri e propri “outsider”: si pongono in posizione di rottura col mondo concreto.

Ciò che conferisce spessore a queste storie ai confini con l’assurdo, è un senso di decadenza. Essa spinge sul fondo personaggi già segnati dallo stigma della diversità. La fenomenologia del diverso entra in modo prepotente sullo scenario narrativo. Catturerà il vostro interesse, approdando a emozioni in aperto contrasto. Prevarrà, in generale, un atteggiamento ambivalente, è vero, ma distante.

Quando la follia fagocita il personaggio, lasciandolo in preda alla forza distruttiva, il lettore sarà ben conscio che non ci sarà speranza. Egli è uno spettatore privilegiato della scena. È un’empatia genuina, equidistante, giusta. Le storie di Acherontis sono immersive ma, allo stesso tempo, pongono una sorta di distanza tra il piano di chi le vive e di chi le legge.

Acherontis è una discesa verso l’abisso oscuro che grava sul cuore dell’uomo, questo il lettore lo comprenderà da subito. Non a caso, le narrazioni che inquietano maggiormente sono quelle in cui l’antagonista, è il sé alienato. Completamente scollati dalla realtà, le percezioni di questi personaggi sono distorte. Divampa, in queste storie diversamente umane, la detonazione di un’intimità scomposta. Questa deflagrazione è figlia del prodotto che alcuni personaggi sono diventati. La causa è da individuare in quei fattori che contribuiscono a formare l’individuo nel tempo. Ci riferiamo a tutti quei legami culturali, religiosi, sociali, familiari che definiscono tutti indistintamente.

La Testa nel pallone, Nel lettone, Scherzetti: storie che sono una parte che dà la cifra al tutto. Qui la scrittrice porta avanti l’emblema di un disagio variegato. Queste storie sono esempio palese di frammentazione dell’io che giunge a disgregazione dell’essenza, fino al non ritorno e all’oblio. Affiancato al timore della scomposizione del sé, Guglielminetti gioca con la fantasia. La scrittrice vi racconta “storie della buona notte” che, siamo sicuri, lasceranno qualche brivido sulla pelle.

Figure che incarnano le paure ataviche dell’uomo prendono forma, con tutta la brutalità che ne deriva. Non a caso Acherontis è una lettura da consigliare in questo periodo dell’anno in particolare, con Halloween alle porte. Classificato come horror fiction, questo libro vi terrà con il fiato sospeso fino alla conclusione. Vi attende una traghettata infernale di 112 pagine, che consigliamo di somministrare in dosi importanti. Ovviamente, chiariamo che si parla di un soft horror, con la descrizione di scene funzionali al suo genere. In generale, parliamo di nulla che non si possa agiatamente leggere.

Lucia Guglielminetti ama le creature della notte, quelle vere, e anche noi. Ovviamente parliamo di mostri “reali”. Questa è una precisazione obbligatoria, specie in un periodo storico in cui la letteratura moderna è stata capace di spogliare queste creature di tutta la loro antica simbologia. Definirli reali è come dare una sorta d’imput, per capire dove si voglia andare a parare. Si parla di esseri che non luccicano al sole, con un’identità precisa, ben consapevoli di occupare il posto più alto nella catena alimentare.

Le creature della notte di Guglielminetti sono calate nell’unica veste che indossano, senza forzature. Esse sono mosse dalla logica primordiale che veicola i rapporti in natura: predatore e preda. Non sono romanticizzate da improbabili adolescenti. Il parterre di creature presentato, va arricchendosi narrazione dopo narrazione (non solo vampiri). La tipologia di esseri che animano Acherontis è varia, tutti dotati di quello stesso fascino che spinge le falene alla fiamma.

All’uomo piace bruciarsi perché quando la vita sta per cessare, il suo attaccamento a essa diventa maggiore. Il magnetismo che tali creature esercitano è, quindi, quello destinato alle cose che si temono. Se è vero che i mostri sono tali anche l’uomo stesso, allora, lo è a sua volta. Egli è capace di nutrire fascino per ciò che, potenzialmente, potrebbe portarlo alla distruzione. Allo stesso modo, però, è capace di esercitare la medesima forza attrattiva su soggetti psicologicamente più deboli, in una catena oscura potenzialmente infinta.

Debolezza, timore dell’ignoto, repressione, si parla solo di parte degli ingredienti che vi faranno scivolare in Acherontis edito da DZ Edizioni. Essi renderanno il terreno della vostra discesa sempre più scivoloso e incerto. Sarà proprio durante la caduta che l’abisso vi sembrerà, tuttavia, un luogo che merita di essere esplorato. Probabilmente per amore di curiosità perché, dopotutto, l’uomo rappresenta una contraddizione. In tutto ciò senza tralasciare il super potere che i libri hanno. Essi, infatti, sono capaci di farci vivere mille vite in una. Acherontis non sfugge certamente a questo paradigma.

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