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Act-Age – Recensione

È possibile vivere molte vite in una? Kei Yonagi, la protagonista di Act-Age può. O meglio, questo, è ciò che vorrebbe fare della sua esistenza, perché per lei recitare è naturale come respirare. J-Pop vi farà immergere in uno “slice of life” dalle grandi potenzialità. Al centro della narrazione il mondo attoriale. Esso è presentato come un microcosmo affascinante, dove la bellezza dell’unicità del singolo si manifesta in un’arte complessa. Un modo di vivere persino, non esente, ovviamente, dal tributo da versare in termini di abnegazione e fatica.

Fulcro della storia sono gli attori, in questo caso, non solo alle prese con la loro professione. Il manga è un interessantissimo spaccato di vita “reale”, concentrato proprio sulla parte personale del vissuto. Quando, appunto, le luci dei riflettori si spengono, restano gli uomini spogliati dalla maschera che indossano. Impegno, prove estenuanti, audizioni senza fine, tenacia, sono gli ingredienti che fungono da condimento al retroscena di questo mondo patinato. Doti che si esprimono tutte nella vitale personalità della nostra protagonista.

Si parla, dunque, in sostanza, di possibilità narrative infinte. Una volta terminata la lettura delle 192 pagine di questo primo volumetto, vi accompagnerà questa sensazione di trovarsi di fronte a una storia che potrebbe prendere qualsiasi piega. Questo fa di Act-Age un’uscita da tenere d’occhio. L’opera è nata dalla penna di Tastuya Matsuki e disegnata dal maestro Shiro Usazaki. La trama ha un impianto semplice, lineare e segue le peripezie di Kei Yonagi. La ragazza è gravata dalla responsabilità di crescere i due fratellini più piccoli. Vive la condizione di essere, purtroppo, orfana di madre e con una figura paterna collocata, agiatamente, nella categoria del “non pervenuto”.

Tra vicissitudini quotidiane e il desiderio di regalare ai fratellini una vita migliore, Yonagi cerca di realizzare il sogno di sfondare come attrice. Un desiderio condiviso che troverà ampio margine di sprone, nella famiglia stessa della ragazza. Il desiderio di Yonagi diventa quello dei suoi fratellini che la incitano a provare sempre, senza mai arrendersi. Sarà proprio nel bel mezzo di un’audizione, per la nota casa di produzione Stars che farete la conoscenza di quest’adolescente. Complessa e di difficile lettura, almeno al’linizio, ma con una ferrea volontà.

La ragazza ha un’interpretazione così immersiva che la sua bravura surclassa le altre aspiranti e folgora, all’istante, il regista Sumiji Kuroyama. In seguito suo mentore e insegnante. A dispetto del chiarissimo talento della protagonista, a porsi di traverso per la buona riuscita della prova, è proprio la presidentessa della Stars. Lei ritiene la recitazione della ragazza distruttiva, dunque, pericolosa in primo luogo per sé. Yonagi, infatti, è un’autodidatta e pratica inconsciamente il metodo del Methood Acting (o metodo Stanislavskji- Srtasberg). Questa tecnica consiste nel rievocare nel presente le emozioni provate nel passato, in prima persona, per approdare a una recitazione vera o, per lo meno, la più onesta possibile.

Inizierà il percorso di Yonagi verso la realizzazione del suo obiettivo, costellato di esperienza sul campo. Alla maturazione artistica si accompagnerà quella umana. Di volta in volta, la ragazza acquisisce sicurezza su una strada lastricata da prove continue. Le sfide più ardue, della protagonista di Act-Age, in realtà saranno quelle che dovrà superare per acquisire un grado maggiore di consapevolezza. Dovrà far propria una conoscenza approfondita non solo di un ruolo da interpretare ma, anche, di se stessa per uscire indenne dalla prova tecnica del methood Acting. Essa considerata, alla lunga, una metodologia estenuante, tanto da rivelarsi faticosa per lo stesso attore.

L’arte di Shiro Usazaki, prima opera della giovanissima ragazza di 23 anni, cerca di esprimere in modo diretto la vitalità della narrazione, sebbene, in alcune parti, i disegni possano sembrare un po’ statici. Linee pulite e chiare, sono le prime caratteristiche che appaiono evidenti al lettore. La poca esperienza di Usazaki non rende a sufficienza la forte concentrazione di pathos di cui l’opera è pregna. Ma sicuramente potrà affinare la sua tecnica, del resto non sarebbe la prima volta che un’artista migliori nel corso dell’opera. Ovviamente parliamo anche dell’aspetto positivo e quindi dei suoi punti di forza come: i giochi di luce e ombra. Esse conferiscono ai volti una maggiore introspezione, emozione e sentimento. Le sfumature, i grigi e i neri giocano un punto molto forte. L’insieme è elegante, fine, anche se, a volte, sembri mancare un po’ quel mordente da veterano.

Per ciò che attiene l’edizione, con Act-Age J-Pop ha fatto qualcosa di veramente particolare. Per questa prima uscita abbiamo una vivida copertina rossa flessibile, con sovraccoperta in acetato. Immancabili i classici riferimenti alle pellicole cinematografiche che impreziosiscono l’effetto generale. Al centro, il titolo dell’opera campeggia come in un ciak cinematografico. All’interno potrete, inoltre, trovare un bellissimo segnalibro, sempre in acetato, ovviamente a tema cinematografico. Act-Age è una storia godibile, nel complesso, ben strutturata.

In questo primo volume troverete tutte le basi per consentire alla trama di evolvere, davvero, in ogni direzione. Ovviamente la lettura del manga è consigliata a un pubblico che già di base trovi affascinante il mondo della recitazione, a livello non solo superficiale. Qui la nostra Yonagi non vuole diventare una “idol”. L’obiettivo della ragazza, è di immergersi e di abbracciare totalmente la sua vocazione da attrice. Il suo fine è giungere a una forma d’arte, possibilmente più pura e profonda. Riuscirà a farcela? Non resta che scoprirlo con le uscite successive. Le avventure di Yonagi sono solo all’inizio. Dunque, tutti pronti… “Ciak, si gira!”

VOTO

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By Ilaria Inglese

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