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Adventureman: La fine e tutto ciò che succede dopo – Recensione

Adventureman

Parafrasando uno dei conoscitori più profondi dell’universo letterario, leggere e nutrirsi di letteratura attraverso l’inchiostro di coloro che le danno voce permette di affiancare alla propria esistenza quelle più o meno avventurose di innumerevoli eroi e antieroi destinati all’infinito ricordo. Vivere per settant’anni, ma goderne come fossero cinquemila: Umberto Eco lo riteneva possibile. E in fondo, a ben pensarci, chi non vorrebbe almeno per una volta indossare i panni dei propri paladini? O anche solo poter assistere in prima persona alle loro prodezze, entrando a far parte di un mondo che, forse, del tutto immaginario non è mai stato?

Se, però, di romanzi attorno alla cui narrazione ruotano altri libri gli esempi da citare sarebbero tantissimi (a partire da un classico intramontabile della letteratura per ragazzi come La storia infinita), per il mondo del fumetto i rimandi non sono affatto così immediati. Ma proprio qui ci viene in soccorso una delle ultime pubblicazioni di casa saldaPress, la divisione editoriale del Gruppo Saldatori fondata nel 2001 che negli ultimi anni si sta distinguendo in maniera particolare per la qualità delle opere che stanno arricchendo il mercato fumettistico italiano.

Adventureman – La fine e tutto ciò che succede dopo è il nuovo lavoro di Matt Fraction, sceneggiatore già conosciuto per Satellite Sam e Ody-C, entrambi curati per il nostro Paese dalla stessa Casa Editrice sopracitata, a cui si affiancano nomi dal calibro di Terry e Rachel Dodson rispettivamente ai disegni, ai colori e agli inchiostri. Tre artisti straordinari che giocano sul filo dell’immaginazione intessendo una trama in cui realtà e fantasia si intrecciano in modo sublime.

“Avete mai notato come tutte le storie migliori finiscono allo stesso modo? L’eroe deve sempre morire…”

Una chiamata irrinunciabile, la minaccia imminente dell’Apocalisse, la fine di tutto per mano dell’oscurità in persona, ossia il Barone Bizarre, e una sola compagnia di eroi, capitanati da un leader irreprensibile, in grado di salvare l’umanità dal dolore più grande: così ha inizio la corsa di Adventureman, l’ultima folle speranza di salvezza per il mondo intero. Ma se tutto si fermasse improvvisamente? Se il finale della storia appena promessa non avesse un reale epilogo e rimanesse la sola incertezza ad aleggiare nell’aria?

Per il decenne Thomas Layne Connell che la narrazione delle avventure del suo prodigioso eroe si siano interrotte proprio nel momento di massima tensione è quanto di più inaccettabile possa esistere. Così, quando nella libreria di antiquariato di sua madre Claire, ex agente di polizia costretta a ritirarsi a causa di un incidente che l’ha resa sorda, si presenta una donna, apparentemente proveniente da un altro universo temporale, consegnandole una rara edizione dell’ultimo romanzo di Adventureman, il ragazzino non si lascia pervadere dai dubbi: all’interno di quel volume le sue domande devono trovare le giuste risposte. Non può, però, immaginare quanto quei due mondi, il suo e quello immaginario, siano in realtà vicini. Tanto da collidere e ritrovarsi inaspettatamente un unicum strabiliante.

Il passato e il presente del fumetto: la metanarrazione

Estremamente dinamico fin dalle prime pagine, Adventureman si presenta al lettore con un classico incipit supereroistico che attinge in maniera diretta a quel mondo pulp che ha rappresentato per diversi decenni una vera e propria età d’oro per gli eroi in costume. Capace di sorprendere attraverso la costruzione di vicende iperboliche, ossia eccessive anche nell’esasperazione di una realtà non impossibile, ma comunque poco probabile, Matt Fraction unisce tradizione e modernità in un volume, primo di una serie, che si dimostra subito convincente grazie a una imponente solidità narrativa, a cui si affianca un coinvolgimento emotivo a dir poco totalizzante.

Veleggiando verso la contemporaneità, l’opera si serve, infatti, di un espediente di difficile trattazione, ma dalle notevoli implicazioni, per cominciare a dare forma all’intreccio che ne costituirà l’ossatura intera: il raccontare le avventure del personaggio a cui il fumetto deve il titolo diviene oggetto stesso della storia. La cosiddetta metanarrazione si impone, cioè, apertamente come vero motore del tutto. Le estrose personalità facenti parte dell’Adventure Inc. vengono portate alla conoscenza del lettore attraverso gli occhi del giovane Thomas e di sua madre Claire, grandi ammiratori dei libri che ritraggono la valorosa compagnia, dando così modo allo scrittore di mettere in scena un vero e proprio romanzo nel romanzo.

Il potere dell’immaginazione e la forza persuasiva delle parole assumono, allora, un’importanza tutt’altro che marginale nella nascita e nella realizzazione delle vicissitudini di Adventureman prima e della famiglia Connell dopo, mostrando come la magia non possa ridursi unicamente all’afflato capace di generare le più scintillanti creature e i mostri più aberranti, ma sia molto più ancorata alla realtà e al nostro mondo di quanto si possa credere. La trasmissione del verbo e il semplice atto del narrare custodiscono in sé virtù che il trio Fraction e i coniugi Dodson riesce perfettamente a materializzare tra le pagine di uno scritto maestoso.

Equilibrio e sregolatezza quasi tutta al femminile

Le peculiarità di Adventureman – La fine e tutto ciò che succede dopo non si esauriscono, però, nel fantastico. Di grande spessore risultano, infatti, essere i numerosi personaggi che popolano il fumetto, sia quelli facenti riferimento all’universo immaginario da portare in salvo, sia quelli più strettamente legati alla società umana. In completa sinergia gli uni con gli altri, tutti i protagonisti riescono a ritagliarsi un proprio spazio nella memoria del lettore grazie ad una serie di caratteristiche capaci di rendere ognuno di essi speciale. Un gentleman, un uomo senza tempo, una strega scienziata, un pilota intraprendente, un fantasma dalle fattezze burlesque e l’emblematico eroe delle fiabe si contrappongono strenuamente alle oscure minacce generate dai demoni dell’ignoto, dell’oblio e del terrore, rendendosi indispensabili l’uno all’altro come fossero legati da uno spirito familiare indissolubile.

Relazione realmente esistente, invece, tra le sorelle Connell. Pur lontana dall’accezione più convenzionale del termine, libera cioè da vincoli di sangue, la famiglia si pone al centro della narrazione fin dal momento in cui Claire e Thomas fanno il loro ingresso in scena, rendendo l’opera corale e quasi del tutto declinata al femminile. Sei donne appassionate, forti e indipendenti, ognuna con un proprio vissuto alle spalle e le anime lacerate dalle cicatrici, formano il lascito generazionale di Ronald, vedevo e poliziotto in pensione, nonché nucleo attorno al quale ruota quel dolce uragano definito vita.

Disordinata, focosa e sentimentalmente unita da un affetto subito percepibile, l’eterogenea famiglia irradia sull’intera opera un’atmosfera intima, leggera e conviviale che si pone in netto contrasto con la tensione, il mistero e l’energia che accompagnano, invece, l’intreccio narrativo. Studiato nei dettagli, destinato a sorprendere e meravigliare, esso può vantare una scrittura solida, resistente e dal grande impatto emotivo, capace di conciliare realtà e fantasia al punto tale da farli divenire un’unica strepitosa entità.

Il fascino del pulp anche nel disegno

Ad accompagnare una narrazione pressoché impeccabile si impegna un comparto grafico stupefacente. Le tavole di Terry Dodson, ai cui inchiostri si è dedicata Rachel Dodson, ricalcano perfettamente l’essenza del fumetto: senza tralasciare alcun particolare, la linea elegante e sensuale regala ai personaggi, soprattutto a quelli femminili, un design estremamente caratteristico, fascinoso ed incantevole, che non perde forza ed efficacia neanche là dove a spiccare non sono più i corpi umani, ma le architetture. In uno straordinario gioco di prospettive, sempre con lo scopo di sbalordire il lettore, anche gli scenari cittadini fanno propria l’iperbole che guida la storia intera, presentandosi volutamente mastodontici ed eccessivi.

Seguono le emozioni delle atmosfere, invece, le diverse tonalità di colori utilizzate dall’artista, che risultano più cupe quando è la paura dell’ignoto a prevalere e, al contrario, più tenui quando gli animi si distendono e lasciano spazio alla strana quotidianità della famiglia Connell.

Tutto questo è stato confezionato da saldaPress in un’edizione finemente curata e ricca di dettagli, curiosità e approfondimenti provenienti direttamente dalle penne degli autori, che nei corposi extra a fine volume, che comprendono anche gli studi dei personaggi, raccontano ai lettori come una serie così complessa e articolata come Adventureman – La fine e tutto ciò che succede dopo abbia cominciato a concretizzarsi realmente, dapprima nelle loro menti e a seguire su carta.

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By Valentina Sanzi

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