Crea sito

Aliens: Orbita Mortale – Recensione

Arriva in Italia, grazie alla casa editrice Saldapress, il 22 ottobre Aliens: orbita Mortale di James Stokoe. Dello stesso autore Saldapress ha pubblicato di recente anche Godzilla la guerra dei 50 anni (qui la nostra recensione).

Dopo un terribile incidente accaduto a una stazione spaziale orbitante, un tecnico dovrà utilizzare i pochi strumenti di cui dispone – un timer, un utility kit e soprattutto le sue idee – per riuscire a sopravvivere all’attacco di un esemplare della creatura più letale conosciuta dagli esseri umani: uno xenomorfo. Scritto e disegnato da James Stokoe . “Aliens. Orbita mortale” è uno dei più recenti graphic novel ambientati nell’universo di Aliens.

Questa è un’opera completamente indipendente ed autoconclusiva, quindi alla portata sia di coloro che seguono i vari fumetti su Alien che per chi volesse avvicinarsi da zero.

L’inizio è il preludio della fine, infatti il fumetto dopo poche tavole vira nel passato, qualche ora prima degli eventi attuali. Le vicende seguono Wascylewski, o “Wassy”, ufficiale di ingegneria della stazione Sfacteria.  Nel presente è solo, la stazione sta cadendo a pezzi.

Nel passato recente, appena prima che tutto va a rotoli, l’equipaggio protagonista di questa graphic novel si imbatte in un vascello non identificato. Data l’incapacità di riuscire a comunicare con quella nave, alcuni membri decidono di andare a visitare la nave con lo shuttle. Giunti sul posto trovano tre persone, due gemelli e una donna, ancora nelle capsule di criogenesi. Qualcosa nel tentativo di svegliarli va storto e sono costretti a portarli alla base per soccorrerli immediatamente. Da qui in poi l’azione si fa viva e gli xenomorfi fanno la loro apparizione.

Sebbene la presenza degli Xenomorfi fosse papabile fin dall’ingresso dell’equipaggio sul vascello in orbita, la creatura fa la sua bellissima apparizione qualche tavola più avanti. Stokoe è stato bravissimo a creare tensione fin da subito, un po’ come una musica inquietante di sottofondo. Quell’atmosfera che preannuncia quel jumpscare che sebbene si è pronti all’improvvisa comparsa del “mostro”, quella nota, unita all’immagine improvvisa, fa si che lo spettatore – in questo caso il lettore – salti letteralmente nella poltrona. E così anche il maestro compie questa improvvisata lasciando di stucco il lettore.

Non solo grazie alla sceneggiatura, che ricordiamo essere sempre di Stokoe, ma anche – e soprattutto – grazie alla sua arte. L’autore dissemina indizi qui e là facendo crescere sempre di più la curiosità al suo pubblico. Sguardi, onomatopee, dettagli vari, sono particolari che attirano l’attenzione sul pericolo. Un pericolo che si rivelerà essere una delle più grandi e temibili creature mai viste prima.

Lo Xenomorfo sprigiona inquietudine da tutte le angolazioni, e se ci si ferma ad osservarlo, in tutte le sue comparse, si rimane stupiti di quanto sia dettagliato in ogni sua parte. L’autore, inoltre, riesce anche a caratterizzare perfettamente i personaggi nonostante l’opera non sia ricchissima di dialoghi e non si dilunghi in scene riempitive come spesso può accadere.

In questo racconto di Stokoe, sebbene sia molto breve ma efficace, gli eventi si concentrano soprattutto sulla voglia di sopravvivere anche in circostanze disperate. Anche davanti ad alieni super forti e devastanti, la voglia di superare gli eventi traumatici e di salvarsi la pelle regna sovrana. Al di là di chiunque, oltre la logica morale.

La storia, come dicevamo pocanzi, non è lunghissima ed è scarna di “riempimenti”, quindi una domanda viene spontanea. Cosa rende Aliens: orbita mortale un opera da tenere in libreria?

La risposta è semplice. L’arte del maestro James Stokoe. È deciso, molto espressivo negli sguardi dei personaggi. Riesce a trasmettere il loro stato d’animo e i loro sentimenti – terrore, disgusto, disapprovazione e così via – al lettore con facilità. Le sue tavole esaltano l’orrore, lo stile non proprio realistico ma più da cartoon, si contrappone alla violenza delle creature e al dolore umano in un modo così particolare da rendere le tavole ancora più inquietanti. Stokoe non risparmia il disgusto. Non ha paura di mostrare il bello e il brutto. Il comico e il macabro. Il dettaglio si espande su tutta la tavola, persino gli sfondi sono ben delineati e comprensibili.  

Concludendo possiamo confermare la bravura di James Stokoe il quale ha curato sceneggiatura, arte e lettering di quest’opera. Stokoe non si allontana dai fasti dell’opera cinematografica originale, ma ne prende i punti di forza e li trasforma in vera e propria arte. Grazie al suo tratto definito, curato e maniacale con uno stile misto tra il reale e il cartoon, chi viene a contatto con quest’opera non può che rimanerne affascinato. Una storia lineare, veloce ed eloquente che cattura, stupisce e che infine vola via, nell’infinito spazio dove orbita la stazione Weyland-Yutani Sfacteria 284255.

Continuate a seguire le nostre news, sulle pagine Social Facebook Instagram e Telegram per non perdervi mai nulla! Playhero