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Arte e (In)tolleranza: un’analisi asimmetrica di grandi paradossi!

Arte e (In)tolleranza: un’analisi asimmetrica di grandi paradossi!

Un odio che sfocia nei piaceri e nei gusti altrui. Questa è una prospettiva angosciante che purtroppo, ahimè, tutt’ora – anche se molto più ghettizzata rispetto a prima per fortuna – è la situazione sociale in Italia. Da non sottovalutare!

Credetemi, ne so qualcosa di intolleranza razziale. A undici anni fui chiamato “sporco italiano” a casa mia, nel New Jersey. L’abbiamo fatto tutti. Tutti abbiamo usato la parola negro, ebreo, giallo e così via. Basta, ragazzi. Tornate a scuola.

Con questa citazione di Frank Sinatra, vorrei evidenziare quali dinamiche spingono alcune persone alla totale mancanza di tolleranza. Ma se quest’odio sfociasse anche nel disprezzo del gusto personale di individui tanto bistrattati? Beh, per fare questo esempio non bisogna andare tanto lontano.

Prima di tutto è giusto sottolineare che questo talk about non è una denuncia verso coloro che, ahimè, fanno parte della società come peso e non cercano aiuto, ne tanto meno vogliono essere aiutati. E sicuramente, quest’articolo, necessità di avvertenze. Non per il suo contenuto che stiamo analizzando, ma per la presenza di una fetta, che speriamo essere la minoranza, di una realtà che – purtroppo – esiste realmente in Italia.

Anche se, prima di tutto, penso che si dovrebbe fare una distinzione fra due tipi di intolleranze: quella individuale e quella sociale. Quella individuale si manifesta in piccole azioni circoscritte, mentre quella sociale può evolversi verso forme organizzate di ribellione, fino a condurre a vere e proprie rivoluzioni e guerre.

L’intolleranza effettivamente nasce spesso da un contrasto e dal dissiparsi del processo di generalizzazione dal micro al macro. Quindi potrebbe esserci una soluzione? Presumo di sì. Ma la risposta potrebbe semplicemente essere che questi soggetti, in realtà, rappresentino un piccolo estratto dell’umanità. Questo seppure le loro caratteristiche negative vengono estese e attribuite non solo al genere umano nel suo complesso.

Certo, è ovvio che spesso e volentieri e per il più delle volte, coloro che giudicano, non sono misantropi ma semplicemente affetti da un’altra patologia che si chiama ignoranza. Per esempio: per coloro che leggono e seguono con passioni alcuni generi come lo yaoi.

Ma andiamo un’attimo per ordine. Facciamo un passo indietro e torniamo a qualche anno fa, quando lo yaoi era qualcosa quasi da “nascondere”…

Lo yaoi, fino a qualche anno fa, era veramente un genere bistrattato e detestato. Soprattutto da quasi tutti i ragazzi e per lo più da tutte le persone con vedute ristrette sul sesso e sull’amore di genere libero, di sorta e di qualsiasi tipo. Insomma una cosa che non viene capita da gente che non sa neanche coniugare un verbo e che pretenderebbe il ritorno dei secoli bui, delle arse al fuoco e del deterioramento culturale. Un genere che veniva vissuto – purtroppo per gli appassionati – come qualcosa da nascondere in quanto, agli occhi “dell’altro”, era sbagliato, marcio.

Provate anche solo per un’attimo ad immedesimarvi in una persona che non riesce a condividere con nessuno la propria passione. E’ brutto non poter parlare dei proprio hobby con altre entità che condividono le loro stesse idee e vivono quell’interesse senza pregiudizi. Per ovviare questo problema, si andava alla ricerca di forum e gruppi Facebook chiusi, nascosti. Questo solo per il piacere di condividere un feedback su un’opera, di fare due chiacchiere e poter conversare senza il timore di essere giudicati e additati. Ma la crescita e l’espansione dello yaoi, finalmente, è arrivata anche da noi. Seppur in maniera tardiva.

Ma se storicamente la fandom dello yaoi in Italia ha dovuto percorrere ripide strade prima di arrivare ad un senso di libertà totale, per la serie: “leggo ciò che voglio senza paura di mostrarlo, alla faccia di tutti quelli che giudicano senza conoscere”, dall’altra parte continua, purtroppo, a persistere un senso di bigottismo che indubbiamente hanno fatto le radici nel nostro Bel Paese. Sì, avete capito bene. Parliamo degli omofobi, razzisti, rosiconi e quant’altro.

Oddio Paolo ma che fai? Così, ti tiri addosso tutti gli heaters che aspettano questo per continuare a scrivere stronzate! Rischi di attirare i perbenisti di sorta e i sciovinisti che hanno un acceso di fanatico nazionalismo. Quella francia politica che si ostina a dire che in Italia non esiste il razzismo. Ebbene, signore e signori, mi dispiace rovinare – qualora crediate a questa assurdità – la vostra fierezza nazionale, ma in Italia esistono ancora gli intolleranti. Da nord a sud senza esclusione.

Anche a noi, come realtà è accaduto. Appena annunciato che avremmo dato spazio agli yaoi, sono arrivati una vagonata di messaggi poco gradevoli di cui, per rispetto dei nostri lettori, non citeremo. Vi basta sapere che non erano carini, ed erano – senza dubbio alcuno – ricchi di contenuti filo-razzisti e carichi di disprezzo. Ovviamente ci riteniamo fortunati in quando, in questo caso, eccetto quello che potrebbe essere una violenza psicologica, indiretta, dovuta ai famosi leoni da tastiera, siamo stati sostenuti da una catena fatta dalla nostra fan-base e dalle, per lo più, appassionate. Purtroppo, spesso da noi, questa intolleranza sfocia nella cronaca nera. Basti pensare a Maria Paola Gaglione uccisa dal fratello semplicemente perché provava un sentimento che, almeno una volta nella vita, proviamo tutti. Nonché amare. Ovvio che non facciamo nessun parallelismo di sorta. Ma la domanda più spontanea che sorge ad ogni persona è: perché?

A questa domanda non esiste una risposta. Se non fosse così, ci sarebbe una cura. Tornando al nostro discorso, anche per alleggerire: ma nella madre patria dei Manga è anche così?

E qui, nel bel mezzo del discorso, apro una parentesi per quello che è questa realtà proprio in Giappone e sul come viene vissuta, per esempio, l’omosessualità. Ormai è risaputo che nel Sol Levante ci sono vie e negozi a tema dedicati anche al genere yaoi e non solo. Sappiamo tutti che ogni anno c’è il Komiket, la più grande fiera di doujinshi del Giappone… ma sappiamo anche che il Giappone è terrà della contraddizioni. Ok! E’ vero che storicamente, la cultura giapponese non contempla pregiudizi morali verso gli omosessuali. Per fino alcuni Samurai erano gay (non quelli assorbiti dall’Occidente cristiano). Inoltre è davvero molto raro che si verifichino episodi di crimini a sfondo omofobo. Effettivamente, parlare di una realtà che non si vive può essere difficile e per tanto, una piccolissima risposta può darlo il video che segue riguardo la comunità LGBT Jappo.

Purtroppo, in Giappone, sul piano sociale e politico, non esiste una vera e propria legislazione atta a combattere le discriminazioni e a riconoscere ii diritti civili delle coppie formate da persone dello stesso sesso. Il matrimonio tra persone dello stesso sesso in Giappone non è legale a livello nazionale; ma fino al 2018 otto città e quartieri comunali hanno legalizzato le partnership omosessuali, le quali offrono alcuni dei benefici del matrimonio. Diciamo semplicemente che non è tutto oro ciò che luccica.

Ritornando a parlare di quello che succede a “casa nostra” e di chi, seppur non conosce, disprezza senza mezze misure, si tratta di una pura disinformazione senza eguali. Ciò che la mente di questi individui non riesce a filtrare di conseguenza è sbagliato. Ma tra le file di questi omuncoli ci sono anche coloro che non hanno gli attributi e quindi si scagliano contro gli editori che, seppure con cataloghi infiniti di altro genere, vengono accusati di una scelta editoriale errata: “perché lo yaoi toglie spazio ad altro”.

Ma come si può ovviare a questo cancro sociale? Beh una delle risposte è stata data da me medesimo durante l’accaduto dei messaggi poco gentili. Ribadendolo: l’Italia dovrebbe investire sulla traduzione di libri chiave con un lessico alla portata di tutti. Certo, ovvio che questo non sarebbe la soluzioni definitiva a tutti i mali dell’intolleranza, ma potrebbe essere l’inizio di una piccolissima svolta.

Tanto fenomeno negativo per questi trogloditi, con gli orizzonti mentali di un paramecio che perfino alcuni genitori, altrettanto disinformati, fanno da muro ai loro figli che hanno semplicemente una passione.

Ma parliamoci chiaro, qui non si tratta dello yaoi. Qui il problema è un altro. E’ l’arretratezza della nostra società e il fatto che si voglia, politicamente parlando, nascondere una società dove la donna è ancora discriminata per le sue scelte e i suoi gusti. Un ragazzo che si “diverte” davanti a due donne nude è un uomo, mentre una ragazza che legge doujinshi, che molto spesso sono molto spinte, ma anche molto dolci e romantiche, sono delle poco di buono. Geniale il fatto che le appassionate, per l’appunto, si siano tenute strette proprio il termine doujinshi che letteralmente significa donnacce. Questo come provocazione.

Purtroppo, l’Italia deve ancora fare parecchi passi avanti per identificarsi in un paese civile, in una società aperta veramente a tutti. Dove il diverso non è l’uomo che ama un altro uomo, ma il diverso dev’essere quello che non capisce che l’amore non ha dogmi, non ha confini, non ha alfa o omega. Ma solo la necessità di viversi senza quel contorno di marciume che fa da sfondo alla nostra realtà.

Del resto lo stesso Nietzsche diceva che dobbiamo pur vivere rispettando dei codici di comportamento, andando contro quei principi considerati veri ed eterni, uomo donna, bimbi uguale mamma papà, bianco è meglio che nero. Ma una cosa è vivere sapendo che quei codici sono veri, altra che sono falsi. Con la morale, che nasce come una sorta di meccanismo di compensazione, la negazione ha vinto sull’affermazione. Bisogna fare qualcosa essendo consapevoli che è ciò che dobbiamo fare. Ed accettare anche ciò che il nostro io più profondo non condivide. E voi cosa ne pensate? Ditecelo nei commenti!

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2 Comments

  • Riccardo Avvenimenti

    L’articolo parla di un argomento delicato, sul razzismo, l’intolleranza e la sottomissione di chi fa parte del “meno” e l’Italia ci campa da anni, non tutti potrebbero capirne il senso che, in parole povere, si può racchiudere in “ma perché dovete cacare la minchia?” (Mi si perdoni il francesismo) Il problema è: si può discutere con queste persone? Possono cambiare opinione evitando di sfruttare la loro ignoranza verso lo sconosciuto per additare gli altri come “diversi”? Le persone possono cambiare? Sono domande a cui è difficile rispondere

    • Paolo Monticciolo

      Nella vita tutto è possibile. Sicuramente cambiare la prospettiva dell’ideologia, in sé e per sé, presumo di no. Ma si potrebbero smussare alcune cose. Come per esempio: farsene una ragione. “Non mi pace, amen, magari ad altri sì”. Ma è la mancanza culturale – non inteso necessariamente come studio ma come tipo di letture e arricchimento personale – che manca a questi soggetti. Si leggessero qualche libro ogni tanto.

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