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Blacking Out – Recensione

Blacking out si presenta vestito da una copertina gialla e nera, due colori che esprimeranno appieno il contenuto di questo fumetto edito da Astra (Star Comics) e creato da Chip Mosher e Peter Krause. Mistero, coinvolgimento, dramma e umanità sono tutte caratteristiche che si trovano all’interno di questa storia che sembra essere una puntata di una serie tv poliziesca degli anni 70. 

Conrad è un ex poliziotto che non ha più niente dopo essere stato licenziato, per questo vorrà riscattarsi cercando di risolvere un omicidio nella città in cui lavorava, nella California del sud. Karen Littleton è stata assassinata dal padre, un uomo violento, o almeno è ciò che hanno decretato i giudici. Connie non ne è affatto convinto e seguirà la pista che lui si è creato attorno al crocefisso scomparso che la ragazza portava al collo, indagando sia su ex colleghi di lavoro sia sugli amici. Ma c’è anche un altro problema che condiziona la sua vita, l’alcolismo.

Brutte persone che fanno brutte cose

Nonostante il fumetto sia composto da poco più di 50 pagine è capace di far conoscere molti personaggi ed elementi senza essere confusionario, pregio per cui lo si leggerà tutto molto scorrevolmente. Ma ciò che principalmente colpisce è che continuerà, pagina dopo pagina, a tenere incollati gli occhi del lettore, per sapere cosa succederà come solo un buon thriller sa fare.

Curiosità di quest’opera sta nel fatto che il caso che Connie sta cercando di risolvere verrà raccontato con dei riquadri come fosse in prima persona. Sin dalla prima pagina è lui a dire che “aveva paura di aver perso tutto”. Ci ritroviamo presto a capire le vicende per cui l’ex poliziotto ha perso il lavoro, ovvero l’alcolismo, problema molto diffuso in quegli anni in America, come si è sempre visto nei film e nelle serie tv. Si capirà che risolvere il caso è solo un mezzo per raggiungere l’obbiettivo di riscattare ciò che il protagonista era stato prima di perdere il lavoro. È una storia molto più umana e vera di quello che ci si può aspettare, perché elementi come l’alcolismo sul lavoro, riscattare i propri desideri e volersi sentire a posto con la coscienza sono tutti sentimenti che le persone provano anche nella vita vera.

L’artwork

Quello che rende tutto molto più realistico sono anche i disegni, fatti con molta cura del dettaglio per far esaltare ancora di più quella vena “old” che si vuole dare alla storia e che sicuramente aiuta ad immergersi ancora di più e a cercare di risolvere il caso insieme a Conrad. Tornando invece alla copertina, la scelta grafica è stata veramente azzeccata, difatti la “T” della parola “out” è un crocifisso con tanto di catenina che va a richiamare tutto quello che è il filo conduttore della storia e su cui si basa l’indagine dell’ex poliziotto. Per quanto riguarda i colori, invece, nulla di più semplice e al contempo profondo: giallo come la paura e nero come la morte.

Sicuramente quello di cui ci si accorgerà è che nulla è stato detto o fatto in modo approssimativo, ogni momento e ogni oggetto è mostrato a tempo debito anche se non ne capiremo subito il motivo. Gli autori sono stati davvero bravi a costruire una storia basata su pochi elementi e poche pagine ma di impatto sia grafico che storico. Verremo a conoscenza di personaggi problematici, con passati oscuri e segreti. Forse all’inizio ci spaventeranno un po’, ma bisognerà ricordarsi che, come detto in precedenza, Blacking Out è una storia basata sull’essere umano e le sue debolezze, e che per quanto non sia tratto da una storia vera, in realtà potrebbe tranquillamente esserlo.

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By Susanna Rigotti

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