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Bon no Kuni – Recensione

Bon no Kuni – Recensione

Decantato in ogni sua forma e sfumatura, l’amore ha sempre rivestito nel panorama letterario mondiale un’importanza iconica. Romantico, passionale, platonico, fraterno o declinato nella sua essenza puramente affettiva, poeti, scrittori e musicisti si sono serviti dell’universalità del suo linguaggio per celebrarlo e renderlo immortale. In fondo, se esistesse un sentimento in grado di oltrepassare qualsiasi confine, sfuggire alle leggi del tempo e contrastare la fisica dello spazio, al di là di qualsiasi logica o comprensione, quello sarebbe sicuramente l’amore.

È proprio in suo nome, infatti, se l’uomo, fin dai tempi antichi, ha assecondato quel bisogno profondo ed ancestrale di non abbandonare la cura dei propri cari anche dopo la loro dipartita, introducendo e tramandando, generazione dopo generazione, le più diverse tradizioni.

Una di queste affonda le sue radici direttamente nel Paese del Sol Levante e in un’antica leggenda che narra le vicende di Shaka, un monaco buddista dalle capacità divinatorie. Si racconta che nel mese di agosto il religioso percepì attraverso una visione le sofferenze della madre defunta e che per alleviarle decise di lasciarle in dono cibo e bevande: da allora L’Obon, meglio conosciuto come il Festival delle Lanterne, si celebra tutti gli anni nei giorni compresi tra il 13 ed il 16 Agosto, al fine di onorare i propri affetti e sentirsi uniti ancora una volta.

Ed è proprio in questo stesso contesto che si inserisce Bon No Kuni – Il Festival delle Lanterne, il manga scritto e disegnato da Sukeracko concepito in un unico volume che va ad arricchire la collana Aiken di BAO Publishing.

Alle prese con una scelta potenzialmente in grado di dare una svolta alla sua vita, la giovane Aki, appena diplomata alle scuole medie e con il talento e la passione per l’arte, si ritrova improvvisamente prigioniera di uno strano e pericoloso loop temporale.

Così come alcune sue antenate prima di lei, la ragazzina possiede la straordinaria capacità di vedere gli spiriti dei morti che ogni anno, ad Agosto, attraversano il proprio mondo per ricongiungersi ai propri cari ancora in vita e celebrare così la leggendaria tradizione giapponese che li vede protagonisti.

Dopo il forte temporale che si è abbattuto sulla sua cittadina la primavera precedente, però, qualcosa si è incrinato e Aki si risveglia ogni giorno intrappolata nelle stesse ventiquattro ore. Il tempo si è fermato, ma solo lei sembrerebbe essersene accorta: la piccola della famiglia Ueda rappresenta l’unica speranza per poter porre fine all’anomalia.

A metà tra l’esaltazione della propria storia, un romanticismo affatto ridondante ed un racconto leggendario, Bon no Kuni – Il Festival delle Lanterne si definisce fin dalle prime pagine una storia di legami, di donne e di sentimenti. Attraverso gli occhi dell’ultima discendente della famiglia, Sukeracko affronta con estrema delicatezza una delle tematiche più impervie ed intimistiche con cui l’uomo si sia mai confrontato: la morte ed il dolore che essa, inevitabilmente, comporta.

E lo fa apportando alla sua storia quell’elemento di originalità fondamentale per far sì che l’impatto emotivo sia, per il lettore, destabilizzante. Tra le tavole del volume si nasconde, infatti, un importante cambio di prospettiva nella disamina dell’argomento trattato, che ne costituisce, in fondo, anche l’aspetto più caratteristico: essenziali per il mangaka non sono solo le sensazioni melanconiche di chi resta, ma soprattutto quelle di chi questo mondo si vede costretto a lasciarlo, abbandonando tutto ciò che al suo interno vi aveva costruito, per percorrerne un altro, spaventoso e sconosciuto, che al calore di una casa non potrà mai avvicinarsi.

Il tema della perdita non è, però, l’unico punto di riferimento dell’autore, che di esso si serve anche per dare profondità al personaggio di Aki. I capisaldi della narrazione divengono, così, due: l’uno incentrato sul timore della sofferenza, propria ed altrui, che permette all’opera di passare in rassegna dolori di diversa natura, e l’altro concentrato maggiormente sulla crescita personale della protagonista, che nel corso del racconto subirà una sorprendente maturazione psicologica, dovuta per lo più alle particolari circostanze createsi attorno a sé.

Tutto questo, unito all’aspetto fantastico dalla storia, che, bisogna sottolineare, non diviene mai preponderante, trova perfetto compimento nel tratto dolce, spesso buffo e per certi versi abbozzato del mangaka, che con una linea mai troppo definita, quasi sporca ed essenziale riesce a rendere non solo i volti incredibilmente espressivi, ma a dare voce anche alla più fievole delle emozioni, ricorrendo all’ironia in tempi e modi magnificamente calibrati.

Dal carattere fortemente onirico, ma allo stesso tempo ben ancorato alla realtà terrena, in conclusione, Bon no Kuni – Il Festival delle Lanterne traccia, ponendo l’accento sull’importanza che rivestono le piccole cose, con riverenza ed eleganza un emozionante seppur atipico quadro di una delle tradizioni più delicate e forse conosciute dell’Oriente intero.

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By Valentina Sanzi

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