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Bozebeats – Recensione

Bozebeats

Bozebeats è un manga shonen ancora inedito in Italia, che si compone di due volumi e 14 capitoli totali. L’opera è giunta a completamento, invece, in patria dove è stato pubblicato su Shuukan Shounen Jump.

L’autore è Ryouji Hirano, il quale ha realizzato un’ulteriore shonen, anche questo inedito nel nostro Paese, ovvero Kimetsu no Aima!, spin-off in chiave comica che ripercorre alcuni momenti di una delle serie del momento che è Demon Slayer, e composta da 26 capitoli.

Il genere di Bozebeats spazia dall’immancabile azione della categoria shonen, al drammatico con atmosfere fantascientifiche e soprannaturali a cui non manca il sapore tradizionale dell’antico Giappone.

Ha detto di essere un prete, giusto? Cosa l’ha spinta a recarsi in un luogo come questo? Ho sentito che qui intorno molte persone hanno scelto di porre fine alle loro vite. Quando qualcuno muore con un forte odio e con rimpianto, la sua anima può rimanere intrappolata da quest’altro lato

Dei particolari uomini (e donne) di Chiesa contro i demoni

In questo mondo, dei monaci religiosi, denominati boze e facenti parte di una organizzazione top-secret, usano i loro poteri spirituali, combinati con la tecnologia più moderna, per combattere e sconfiggere i pericolosi demoni che minacciano insistitamene l’umanità. Una fusione ben riuscita della tradizione giapponese tramandata dal passato e della fantascienza.

Ryuudaiji, un monaco che è in viaggio per rintracciare ed esorcizzare uno spirito demoniaco che sta terrorizzando una foresta vicina, incontra il ragazzo lupo Tamaki Madoka ed i suoi compagni, due possenti lupi. Dopo essere stati attaccati da un demone, Tamaki decide di lasciare la foresta e di seguire il monaco per scoprire di più sul suo passato dimenticato ormai da tempo. Oltre al fatto di possedere una strana capacità, ovvero quella di attrarre a sé le anime altrui, fatto comune solo per pochi spiriti.

Il giovane ricorda, nella sua presentazione nel primo capitolo, sotto certi aspetti, Tarzan o Mowgli, con lo stesso scopo di proteggere chi fino a quel momento ha fatto lo stesso con lui, ovvero mamma lupo ed il branco. Costui si troverà spaesato all’inizio quando sarà catapultato nella metropoli che è Tokyo ed è qui che si svolgerà la storia.

Boze, unità segreta di esorcismo. La loro principale caratteristica… è che pur essendo dei monaci buddisti ordinati… sono equipaggiati dalle armi più esclusive e moderne

Molteplici sono le tipologie di demoni presenti in Bozebeats. Da spiriti della foresta a parassiti con la forma di polpi alieni. Non mancano forme più comiche come delle teste attaccate ad un corpo a forma di ruota, le ruote di fuoco, i Wanyudo. E questi demoni, presenti lungo tutta la storia, non sono altro che trasposizioni delle leggende popolari e rurali del Giappone.

Le anime che non riescono a passare a miglior vita restano intrappolate nel nostro mondo. Qui esposte alla stagnante energia spirituale finiscono per marcire e si deformano in spiriti maligni che chiamiamo Chimi.

Una società ben costruita

Il racconto si presenta con molta ironia, soprattutto nei primi capitoli, dove in ogni caso non mancano momenti di serietà e maturazione dei personaggi.
La crescita interiore, oltre che fisica, è un punto centrale nella storia. Cos’è la vera forza? Sicuramente non la potenza ed il predominio sull’avversario, ma va oltre. Ma perché Tamaki è senza ricordi? Chi è realmente e c’è un motivo per cui ne è stato privato?

È un arma per sconfiggere i Chimi o al contrario se la sua memoria venisse liberata diventerebbe un pericolo per l’umanità? Le domande sorgono spontanee nel corso della lettura la quale si fa sempre più seria ed oscura, mostrando lati sempre più maturi. In fondo i primi capitoli erano un incipit per dare il via al nuovo universo e già dalla metà del primo volume la serie prende un notevole slancio.

Il motivo per cui mi sono arruolato nei Boze è stato perché dei chimi hanno portato via la persona più importante della mia vita davanti ai miei occhi.

La capacità di guadagnarsi il proprio posto in un gruppo, il saper usare capacità che compensino eventuali mancanze, perché tutti siamo indispensabili. L’importanza del rispetto e della fiducia verso gli altri. Essere pronti ad aiutare il prossimo più debole. Sono solo alcuni degli spunti che si possono percepire.

Formate un team proprio perché ognuna possa tirare fuori il potenziale delle proprie abilità.

Il perdono e la preghiera per l’anima del prossimo anche se malvagia sono ulteriori punti chiave presenti. Ma non mancano nemmeno degli scorci contro il razzismo della società umana verso il diverso, in una tavola che andrà a farti provare compassione per un essere malvagio.

Bozebeats è un’opera sconvolgente in cui non mancano di certo intrighi e misteri. Ogni capitolo crea una trama sempre più intrecciata e complessa, degna di nota e da non sottovalutare.

Critica all’opera

I disegni sono molto curati e definiti con un tratto che si caratterizza nell’essere grezzo, spinto ed osato, con chine molto spesse. Questi passano, però, dall’essere ben delineati e dettagliati a semplici, quasi ad apparire come degli schizzi con lo scopo di evidenziare l’azione e la dinamicità, andando, in alcuni punti, a faticare la decifrazione dell’azione a causa della velocità in cui essa si verifica, e quindi il come è rappresentata.

Personalmente ritengo eccessivo lo sfruttamento delle continue linee come sfondo ai disegni, anche se l’azione è statica.
In ogni caso reputo che disegni e storia siano stati sposati al meglio.

Ma ora parliamo anche del lato negativo. Il suo essere costituito da due soli volumi fa sentire la mancanza di buoni approfondimenti, di una maggiore indagine al processo di maturazione del protagonista e alla sua crescita nello stile di combattimento.

Bozebeats come sviluppato necessita di tagli e accelerazioni, ma la storia ha e avrebbe avuto molto da ampliare e raccontare.
Il finale seppur si chiude con un atmosfera ottima appare in un certo senso forzato, dando l’impressione che la serie abbia dovuto interrompersi anticipatamente avendo altro da dire. Ma nonostante questo, quel finale aperto che lascia intuire la nuova via percorsa dal protagonista, l’ho trovato azzeccato.

Fai un respiro profondo. Poi un altro. E trattienilo. Per noi esseri viventi, la respirazione è parte fondamentale della vita, non può assolutamente esserci tolta.

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