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Buzzkill – Recensione

Buzzkill

L’ormai vincente duo di God Country (2018) e Thanos Vince! (2016) si riunisce nel nuovo fumetto, pubblicato in Italia da Saldapress, Buzzkill – Il potere dell’ebbrezza.

“Ruben è un supereroe assolutamente non convenzionale dato che i suoi poteri derivano dal consumo di alcol e droghe illegali. Ma un giorno, di fronte a una minaccia in grado di porre fine al mondo, Ruben beve così tanto da svenire. Quando si riprende, scopre di aver salvato il mondo, ma non ha assolutamente idea di come abbia fatto né ricorda il perché.
E così, anche se ciò significa rinunciare ai suoi super poteri, Ruben decide di iniziare un percorso di disintossicazione. Una scelta questa che lo aiuterà a mettere insieme non solo gli eventi di quel blackout ma anche i frantumi della sua vita di alcolizzato e tossicodipendente. Comico e tragico al tempo stesso, Buzzkill è sia una metafora della dipendenza che una nuova e originale rilettura della figura del super eroe.”

Alla sceneggiatura troviamo il texano Donny Cates (Venon, Absolute Carnage, Silver Surfer Nero, The Ghost Fleet), supportato dal musicista Mark Reznicek, batterista della rock-band, non a caso texana, Toadies.

Ai disegni, non occorrono presentazioni, se ne occupa il talentuoso Geoff Shaw il cui lavoro viene ultimato con i colori dell’artista Lauren Affe, già al lavoro in The Ghost Fleet sui disegni di Daniel Warren Johnson.

I dodici passi per ricominciare

La vita di Ruben, a causa della sua particolare condizione, è tutto fuorché perfetta. La sua ragazza l’ha lasciato e continua a non ricordare quel che fa quando va a salvare il mondo. Per questo motivo tenta ancora una volta di ricominciare da capo, smettendo con l’alcol ed entrando in un gruppo di sostegno per alcolisti.

Da questo presupposto prende il via una storia che pone sullo sfondo una possibile vastissima continuity, creando in meno di un centinaio di pagine un intero universo narrativo. Gruppi di supereroi, con l’iconico ed immancabile tavolo delle riunioni, e supercattivi in conflitto. Ognuno di essi con una propria stravagante caratterizzazione.

“All’inizio tu ti bevi un bicchiere, poi il bicchiere si beve un bicchiere, poi il bicchiere si beve te”

Già dalle prime pagine s’intende che si arriverà al termine della lettura troppo velocemente e ti prepari da subito a bramarne ancora. Così com’è stato con The Ghost Fleet, anche se si tratta di un caso particolare per inevitabili cambiamenti in fase di pubblicazione che hanno obbligato ad accorciare. Oppure a God Country. E Buzzkill ricorda proprio, come struttura, quest’ultimo. Entrambi si fanno voce di una tematica importante; Buzzkill della dipendenza, mentre God Country della vecchiaia e dell’Alzheimer. In entrambi i personaggi chiave acquisiscono il loro potere attraverso una sostanza (l’alcol) od un oggetto (una spada).

Non è sicuramente un caso leggere questa similitudine. Ciò porta a pensare che sembra esserci l’intenzione di portare avanti il tema del potere in mano a delle menti fragili. Ed infine, come ultimo collante, i rapporti famigliari.

Il concetto di eroe

Buzzkill è più di un fumetto supereroistico, anzi non è nemmeno lo scopo principale dell’opera. È prima di tutto una storia sulla dipendenza, sull’affrontare il lupo nero che ha vinto su quello bianco, sull’ombra che dimora dentro il proprio cuore. Sul peso delle conseguenze, del male che arrechi al prossimo, prima che a te stesso, cedendo alle debolezze della vita. È un racconto sul trovare la forza per combattere l’oscurità del proprio passato che ti tende in tentazione. Poi, per ultimo, è un fumetto di supereroi, di pugni violenti e sangue che ti mandano al tappeto. Ma il contesto rimane il sapersi rialzare subito dopo.

Buzzkill è violenza. Sia fisica, finendo per essere cruda e senza scrupoli, sia psicologica. Un volume che mostra come Cates sia cresciuto come sceneggiatore, nonostante i suoi precedenti lavori partivano da un livello di per sé già alto. Qui ci regala ancora una volta una storia ben congegnata e sviluppata in cui decostruisce il concetto di eroe. Non come una figura perfetta, lineare, banale, senza sbavature e con un proprio codice etico. Frantuma la parabola dell’eroe ideale che ottiene quel che si merita alla fine della storia. Un eroe può anche solo perdere, essere un egoista, in preda ai fumi dell’alcol, ma non solo. Un eroe può fare del male.

“O Dio, come si fa a mettersi un nemico in corpo che ti ruba il cervello? Come possiamo con festività, divertimenti, goduria e sollazzi trasformarci in bestie?”

Un concentrato di violenza

La violenza è, appunto, uno dei fulcri dell’opera. Questa ne viene evidenziata dall’ormai riconoscibile stile di Shaw. Con il suo tratto quasi grezzo e sporco, spigoloso e tagliente. Ma al contempo così ben definito.

I disegni, inoltre, cambiano il loro stile, e tipo di colorazione, nel momento in cui il protagonista racconta di sé tornando indietro agli anni della propria giovinezza o al passato più recente, ripescando l’utilizzo dei retini che vanno ad enfatizzare lo stile dei vecchi fumetti. Un intrigante espediente per andare a rappresentare i diversi flashback.

Nel design dei personaggi, che scorgeremo nell’arco della lettura, si potranno notare diverse citazioni a protagonisti e villains di storie Marvel e DC arrivando ad omaggiare addirittura icone create da Alan Moore.
Donny Cates finisce poi per autocitarsi, inserendo un personaggio protagonista di una sua run supereroistica.

Da questo punto di vista la storia assume una forma originale ed inaspettata, regalando in questo modo dei risvolti imprevedibili arrivando a rompere, indirettamente, la quarta parete.

Buzzkill è uno di quei fumetti che vanno letti per la più che ottima capacità di mescolare, in poche pagine, un concentrato di emozioni, risvolti narrativi ed azione che intratterranno alla perfezione il lettore. Lasciando, una volta arrivati alla fine, qualcosa su cui pensare. L’autore texano ha creato in questo modo un nuovo, possibile, vasto universo.

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By Davide Zanella

Giovane appassionato del mondo nerd, ho iniziato ad immergermi in questo mondo un po' come tutti quelli della mia generazione. Catturato dai film Marvel dello scorso decennio sono passato alla controparte cartacea, finendo ad espandermi in altre realtà. Ora provo a far conoscere a più persone possibili la mia passione cercando di parlarne al meglio. Mi potete trovare anche su instagram in @riccidanerd

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