Crea sito

Carhas Ithil – Recensione

Carhas Ithil – La città sul mare

Carhas Ithil – La città sul mare, edito da Dark Zone, è il romanzo d’esordio di Annalisa Ghilarducci e primo volume pubblicato della sua saga fantasy.

Valiah è la giovane principessa del regno di Valaah, costretta ad abbandonare il suo paese per essere data in sposa ad un re lontano, in nome di un’antica alleanza. Valiah desidera però la libertà e progetta la fuga per iniziare una nuova vita a lei più congeniale. La meta è Carhas Ithil, città d’origine di Eleaor, la guaritrice che ha fatto nascere e ha cresciuto la principessa. È un luogo meraviglioso, ricco di luce e cultura, una città come nessun’altra, costruita sul mare stesso. Valiah lo sente: Carhas Ithil è il suo posto nel mondo. 

I progetti della giovane saranno però costretti a una svolta imprevista. L’incontro con Rowldir e Alyadhir, figli del Custode della città sul mare, porterà un cambiamento ben più grande del previsto. Lei e Dworf, il suo nano da compagnia, si troveranno davanti a una realtà ben diversa da quella immaginata. Tra paure e orrori, nuovi legami e speranze, dovranno sopravvivere nella imponente e misteriosa Carhas Ithil.

Come ogni fantasy che si rispetti, anche in quest’opera troviamo una realtà dai tratti noti, con ambienti misteriosi e suggestivi, razze antiche, magia e l’eterno e irriducibile conflitto tra bene e male.

L’ambientazione del romanzo, però, si distingue presto nelle sue peculiarità. Decorato con interessanti particolari che regalano al racconto un tocco di  originalità, riuscendo, ad esempio, a inserire naturalmente aspetti tendenzialmente troppo “tecnologici” per il tipo di ambientazione.
Le stesse figure caratteristiche tipiche del genere, quali elfi e nani, qui assumono una luce  nuova e si distaccano dall’immagine convenzionale ben nota. Emblema è proprio Dworf: è un nano e in quanto tale è spontaneo immaginarlo come una figura un po’ gretta, bassa, amante della birra e con una foltissima barba. Ed è qui che Annalisa Ghilarducci sorprende immediatamente, perchè Dworf è un nano da compagnia, educato alla raffinatezza della corte e intenzionalmente senza barba.

Il punto di forza del romanzo, sta nei suoi personaggi. Pur essendo ancora tutto sommato “in fasce”, per via del ruolo introduttivo di questo primo volume, sono già ben delineati. 

Valiah è una ragazza forte, intenzionata a prendere in mano le redini della propria vita per inseguire il sogno di una libertà che, paradossalmente, da principessa le è sempre stata negata: scegliere. Ciò che la rende interessante è la sua imperfezione. Non si parla di un’eroina da cliché, perfetta in ogni cosa e di una bellezza disumana. No, Valiah è umana, ha paura e prova dolore. Cerca aiuto se ne ha bisogno e tenta di combattere contro le sue insicurezze per tenersi in piedi, nonostante i suoi piani siano stati brutalmente stravolti da una realtà ben diversa da quella che le era stata prospettata.

Dove, però, le sue emozioni non sanno sorreggerla, c’è Dworf, il suo nano da compagnia. Già semplicemente nel suo ruolo (e, lo ricordiamo, nel suo essere privo di barba) è un personaggio particolarmente originale, che sembra quasi più approfondito rispetto agli altri, poichè è attraverso i suoi occhi che vengono registrati alcuni momenti della storia. Dworf apporta quel tocco di ironia sempre gradito in un racconto. Anche lui ha paura ma l’affetto per Valiah, che cerca di proteggere come può nonostante i suoi fortissimi dubbi e insicurezze, è motore delle sue azioni. 

«Vedendolo in difficoltà, Rowldir provò l’impulso di aiutarlo, ma qualcosa dentro di lui lo trattenne, così non si mosse. Restò lì, fermo dove si trovava, a metà strada tra il fratello che se ne andava verso la luce delle sfere sfavillanti, che cominciavano ad accendersi dal fondo del corridoio, e il portale chiuso dietro cui sedeva suo padre, ormai sul punto di venire inghiottito dalle tenebre.»

Dall’altro lato, troverete altri due personaggi cardine della storia: i fratelli Rowldir e Alyahdir, figli del Custode di Carhas Ithil.

Alyahdir è il più simile dei due figli al padre, eppure paradossalmente il più diverso. Attento e amato da tutti ma circondato da un inquietante alone di mistero. Il rapporto con la figura paterna è difficile, dominato da violenza e sospetto.

Rowldir, invece, è una figura forte e autoritaria. Ligio alle regole, vive però un profondo conflitto interiore, tra gli ordini di suo padre e l’affetto per il fratello, indisciplinato e irrispettoso.
È proprio questo aspetto che lo rende forse uno dei personaggi più profondi della storia così come è presentata. 

Attraverso questi personaggi, Annalisa Ghilarducci tocca diverse sfumature dell’anima umana. Sa collocare le giuste emozioni in ogni scena, senza sfociare nella banalità o nell’esagerazione e domina un senso costante di realismo.

Lo stile dell’autrice è, in ultimo, ciò che permette al lettore di immergersi nella storia. Si tratta di un modo di scrivere immediato e scorrevole, condito da descrizioni dettagliate che permettono, chiudendo gli occhi, di vedere esattamente ciò che accade.

Carhas Ithil, in conclusione, è un romanzo che introduce una storia promettente, ricca di mistero, con uno stile semplice ed efficace. Racconta dei personaggi sicuramente delineati, in attesa di una maggiore definizione che sicuramente verrà nei capitoli futuri. La copertina del libro si presenta con una bella illustrazione ad opera di Antonello Venditti, degna dell’autentico stile fantasy. Illustrazione che, in perfetta linea con l’opera, disegna una forte ispirazione all’opera tolkeniana, in alcuni casi particolarmente marcata. 

Continuate a seguire le nostre news, sulle pagine social Facebook  e InstagramTwitter e Telegram per non perdervi mai nulla! Playgamesitalia