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C’era una volta in Paolo Sarpi – Recensione

C'era una volta in Paolo Sarpi

Una delle ultime pubblicazioni da parte di Acheron Books è C’era una volta in Paolo Sarpi di Marika Michelazzi. Giovanissima autrice nel nostro panorama italiano ma già con un innato talento che vi stupirà in positivo. L’opera è un fantasy dai tratti urban, ma accoglie quasi tutti gli elementi del genere capostipite. Vi ritroverete con gli occhi incollati alle pagine e con sempre più domande per le quali vorrete in fretta una risposta.

GROSSO GUAIO NELLA CHINATOWN MILANESE! Dopo aver perso una gamba in un’escursione scientifica sull’Adamello, i problemi per la maga Arthemysia Draken sembrano appena cominciati. Intrappolata fra un lavoro precario da insegnante e la rigida burocrazia dei permessi di soggiorno, il rischio di essere rimpatriata da Rix Belvaso, il quartiere magico di Milano, diventa sempre più alto. Nel frattempo, entro i confini del Limes, la barriera che nasconde il mondo dei magi ai comuni mortali, iniziano ad accadere cose strane. Creature mai viste prima compaiono da squarci nella realtà e attaccano le varie comunità di fatati, mannari e spettri, seguiti da guerrieri di giada che prendono vita scatenando il caos in città. E quando Tilde, sua collega e amica, scompare nel nulla, ad Arthie non resta altro che cercarla. Tutti gli indizi puntano fuori dal Limes, nel quartiere di Paolo Sarpi, dove una diabolica e millenaria forza potrebbe essersi risvegliata.

Il romanzo è, come detto pocanzi, ricco di molti elementi fantasy come il mito, il soprannaturale, la magia e il surreale. Fin da subito sarete trascinati in una realtà ricchissima di creature fantastiche che vi accompagneranno fino all’ultima pagina. Arthie è una magi dal passato inizialmente misterioso, dal lavoro precario da cui deriva, di conseguenza, il suo altrettanto instabile permesso di soggiorno. Come un magi che si rispetti anche lei, al pari di tutti gli altri che compaiono nella storia, possiede un famiglio. Proprio Arthie vi presenterà spesso molte creature descrivendone qualità e forme. Le descrizioni però non risultano essere né banali né di quelle messe per gli “spiegoni” del momento. Al contrario fungono proprio da narrazione e ne diventano parte integrante.

Il suo scettro, slanciato e in legno di sambuco, aveva un nucleo di fiori di melo e un catalizzatore in cristallo di dolomite.

Come la scuola del fantasy insegna, i personaggi cosiddetti fantastici sono dotati di poteri magici – o di caratteristiche classiche che li distinguono – a differenza degli umani che sono semplici umani, ma che per acquisire dei poteri devono “rubarli” al mondo sovrannaturale. Proprio a causa di questi ultimi l’equilibrio tra i due mondi si spezza. Il tutto combacia con la sparizione dell’amica di Arthie, Tilde, la cui ultima ubicazione è proprio il quartiere Paolo Sarpi di Milano. Così la protagonista insieme a Brenno, un mannaro, si avventurerà alla ricerca della verità che si cela dietro il mistero che avvolge la sparizione dell’amica Tilde.

Inizia un viaggio rocambolesco lungo luoghi magici e non. Passerete da un posto all’altro, a volte con dei mezzi umani, altre con trasporti più straordinari. Il racconto, oltre che verso case o strade usuali, si muove anche in fantasmagorici palazzi. In tutti questi ambienti, dove spesso vivono animali e piante anche loro dotati di strani poteri, tutto può accadere. Il cuore della storia sarà sì Milano ma leggerete anche di altri luogi di Italia dove vivono molte creature.

Divenne tenebra: era un lupo fatto di cielo siderale, nero e con le stelle per occhi. Gettò la testa all’indietro e ululò, un suono terrificante.

Grazie a queste scelte di ambientazioni che alternano elementi di soprannaturale a qualcosa di più usuale, l’autrice crea questo magnifico connubio tra realtà e fantasia. Inserisce quel folklore ormai un po’ disperso del territorio. Milano, si sa, è sempre stata un fulcro persino nel passato, ha subito molte invasioni, come anche dai popoli celti, ed ognuna di esse ha lasciato qualcosa della propria tradizione. Una grande nota di merito va ai testi storici evocativi del passato della cultura magica, presenti all’inizio di ogni capitolo, che accompagnano l’immaginazione del lettore rievocando molte avventure o semplicemente eventi accaduti.

Non troverete una semplice storia dai tratti fantasy, ma un’avventura in piena regola! Non mancherà l’azione e il tutto sarà condito da quel pizzico di mistero e curiosità che aleggerà per tutto il libro. Alcune delle domande che vi porrete durante questo viaggio troveranno risposta nell’immediato, mentre altre, soltanto verso la fine. Lo stile di Marika è fluido, non è pretenzioso e guida il lettore attraverso la sua opera in modo magistrale. C’era una volta in Paolo Sarpi è un piccolo gioiellino, tutto italiano, da scoprire e conservare. Vi ritroverete immersi in un mondo completamente magico con forti richiami al fantasy classico sì, ma anche a quello video ludico, come Warcraft. Il sistema magico vi stupirà in positivo, nonostante sicuramente ci siano varie influenze da autori del passato e anche più recenti, l’opera è originale ed accattivante. Un romanzo che ameranno anche i più selettivi del genere.

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By Maria V.

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