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Chainsaw Man vol.1 – Recensione

chainsaw man

Non è il classico e tradizionale viaggio dall’eroe, questo è Chainsaw man di Tatsuki Fujimoto, un’avventura che vi terrà col fiato sospeso.

Planet Manga porta in Italia la hit di Shōnen Jump, Chainsaw Man. La serie è arrivata al primo posto nel prestigioso Kono Manga ga Sugoi e ha trionfato nella categoria Shōnen negli Shogakukan Manga Awards.

L’opera, conclusasi in patria a dicembre con 11 volumi, riceverà un adattamento anime realizzato dallo studio Mappa previsto per il 2021.

Senza una famiglia, senza un futuro, devil hunter per necessità. Denji ha un unico amico: il diavolo-motosega Pochita…

Bé, per noi quella normalità è un sogno.

Denji è un sedicenne che lavora come devil hunter per ripagare i debiti del padre alla Yakuza. Il mondo di Denji è spietato, non guarda in faccia nessuno, Denji vive in estrema povertà e senza cibo, ma almeno, accanto a lui c’è Pochita, un diavolo motosega che lo accompagna dal giorno della morte del padre. Ma ben presto qualcosa gli stravolgerà la vita…

Una notte viene chiamato d’urgenza per l’avvistamento di un diavolo e portato sul posto, ma si scopre essere una trappola. Infatti la Yakuza ha fatto un patto con un diavolo zombie in cui in cambio dovevano portargli i devil hunter per ucciderli. Denji e Pochita verranno così brutalmente ridotti in fin di vita e gettati in un cassonetto. Ormai la morte sembra giungere.

Io ti do il mio cuore, in cambio mostrami i miei sogni.

Un patto con un diavolo non si può spezzare, pena la morte. Solitamente il diavolo dà il suo potere in cambio di un sacrificio, in questo caso invece succede qualcosa fuori dall’ordinario. Una promessa fatta molto tempo prima cambierà il destino di Denji. Pochita offrirà il suo cuore per far sopravvivere Denji, curandolo e generando così un ibrido, né diavolo né umano.

Denji si risveglierà così trasformandosi in un uomo-motosega, sterminando il diavolo in una lotta sanguinolenta. E quando sembra ormai tutto finito compaiono i devil hunter della pubblica sicurezza che lo mettono di fronte a due scelte: morire da diavolo o lavorare per loro. Denji accetta, ma si potrà fidare?

Il tuo migliore amico è vivo dentro di te.”

In un mondo di diavoli e devil hunter, Denji è l’eccezione alla regola. Oltre ad essere un prodotto unico nel suo genere, è allo stesso tempo un protagonista fuori dagli schemi. Non è mosso da motivi nobili come i più classici shōnen, basti pensare che accetta la proposta solamente perché Makima gli promette un pasto caldo. Per questo Denji fa ancora più tenerezza, perché è come un cagnolino che è appena stato abbandonato, bisognoso di affetto.

In uno shōnen così crudo e spietato, ciò che colpisce è il rapporto tra Denji e Pochita, non un semplice rapporto tra cane e padrone ma molto di più. L’uno ha bisogno dell’altro. Denji pur di far mangiare Pochita gli cede quel poco che ha, e una delle scene che più colpisce è quando Denij protegge Pochita dal diavolo zombie, stringendolo a sé e facendogli da scudo con il proprio corpo. Un affetto che va oltre alle convenzioni, che percepirete continuando a leggere.

Se dovessimo riassumere i disegni di Tatsuki Fujimoto in una parola, quella sarebbe: splatter! I combattimenti sono cruenti e spietati, infatti vedrete tanto, tantissimo sangue. Se da una parte ritroviamo un tratto sporco, con l’alternanza di sfumature grigie e nere, l’assenza di linee di movimento e sfondi riempiti con schizzi di sangue, dall’altro invece sono presenti tavole più nitide, con sfondi bianchi e un grande utilizzo di texture specialmente nelle scene più comiche.

I volti dei personaggi sono molto espressivi. Il tratto, un pò grezzo, riesce a rendere in maniera estremamente verosimile le espressioni di dolore e rabbia. D’altro canto i visi più sereni sono disegnati in maniera più minimale e semplice.

I personaggi di Fujimoto sono ambigui, non si sa se ci si può fidare. Una su tutti è Makima tra i più affascinanti ed ambigui; a volte buona altre crudele, molto misteriosa e di cui molti si innamorano. Tra gli altri, per ora solo accennati che verranno poi approfonditi nei volumi successivi, troverete Aki e Power, lui introverso, lei impulsiva. I caratteri femminili sono forti, tenaci ma soprattutto non convenzionali. Non hanno bisogno di qualcuno che le salvi, sanno badare a loro stesse: sono forti e spietate.

In conclusione Chainsaw Man è un’opera fuori dagli schemi in cui colpi di scena e combattimenti si alternano in una comicità tutta dark. Una narrazione incalzante che coinvolge il lettore e fa anche dubitare dei personaggi. Non è il classico shōnen, bensì molto di più.

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