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Circe – Recensione

Circe è il secondo romanzo scritto da Madeline Miller, autrice divenuta famosa in seguito alla pubblicazione del suo primo libro “La Canzone di Achille”. Pubblicato nel 2018 in patria, un anno dopo arriva in Italia grazie alla casa editrice Marsilio. Già il titolo fa dedurre che la storia sia un retelling della celebre figura mitologica di Circe, la maga presentata da Omero come colei che ha trasformato i compagni di Ulisse in maiali.

Ci sembra di sapere tutto della storia di Circe, la maga raccontata da Omero, che ama Odisseo e trasforma i suoi compagni in maiali. Eppure esistono un prima e un dopo nella vita di questa figura, che ne fanno uno dei personaggi femminili più fascinosi e complessi della tradizione classica. Circe è figlia di Elios, dio del sole, e della ninfa Perseide, ma è tanto diversa dai genitori e dai fratelli divini: ha un aspetto fosco, un carattere difficile, un temperamento indipendente; è perfino sensibile al dolore del mondo e preferisce la compagnia dei mortali a quella degli dèi. Quando, a causa di queste sue eccentricità, finisce esiliata sull’isola di Eea, non si perde d’animo, studia le virtù delle piante, impara ad addomesticare le bestie selvatiche e affina le arti magiche. Quello che non sa però, è che la condanna all’esilio non sarà la fine della sua storia, né tantomeno delle sue avventure ma, al contrario, molti personaggi mitologici finiranno- volontariamente o meno- sulla sua isola, rovinando la pace iniziale che la maga si era creata.

“Il mondo era fatto di misteri, e io ero solo un enigma fra i tanti.”

Il libro inizia con Circe che racconta le sue origini. Figlia del dio Helios e della ninfa Perseide, ella purtroppo non ha nessun potere particolare ed è per questo ignorata da tutta la sua famiglia. Cresce sola, evitata dalle altre divinità, chiedendosi costantemente cosa potrebbe fare per integrarsi. Inizialmente, il personaggio di Circe, appare molto diverso dalla maga presentata da Omero. La figura omerica è una donna forte, determinata, affascinante e ammaliante. La Circe che Miller presenta è invece una donna che solo dopo aver vissuto una vita piena di sofferenze, delusioni e frustrazioni diverrà la maga descritta da Omero.

Non pensate di incontrare fin da subito la figura di Ulisse, perché non sarà cosi. Questo libro non è un retelling dell’Odissea, ma della storia di Circe. L’incontro con Ulisse non sarà altro che un pezzo (sicuramente importante, ma pur sempre soltanto un pezzo) della storia della semidea. Circe è diversa dalle altre divinità. Mentre queste godono nel veder soffrire gli uomini, senza esitare a punire chiunque osi sfidare la loro autorità, lei è benevola, generosa e gentile. Circe dona il suo amore senza chiedere nulla in cambio; questo è uno dei suoi tratti più belli, ma sarà proprio tale amore così sconfinato che la farà esiliare. Alla fine del libro vi ritroverete davanti una donna matura, indipendente e forte come la figura omerica. Allo stesso tempo però, guarderete a lei come una persona piena di ansie e timori, che non la abbandoneranno neanche alla fine del romanzo.

“Mi aveva mostrato le sue cicatrici, e in cambio mi aveva permesso di fingere che io non ne avessi alcuna.”

Oltre a Ulisse, Circe incontra anche altri personaggi della mitologia greca, come Dedalo, Ermes, Arianna, Medea, Prometeo e cosi via. Non temete, anche se non avete una conoscenza ben dettagliata della mitologia greca non avrete difficoltà a seguire queste digressioni, perché Miller vi spiegherà in modo breve ma chiaro le loro storie ed il loro collegamento con Circe. I passaggi nei quali avvengono questi incontri sono molto piacevoli e non sembrano affatto forzati o inseriti nella storia per allungare il numero delle pagine del libro.

Questi personaggi secondari però, non hanno un development né tantomeno una caratterizzazione, la loro unica funzione è contribuire alla crescita della maga. Circe trae un insegnamento da tutte le interazioni che ha con loro, modella la sua personalità e riflette non solo sul ruolo che hanno avuto nella sua vita, ma anche su quello che hanno fatto prima e dopo essere finiti sulla sua isola.

“Si dice che le donne siano creature delicate, come fiori, come uova, come qualsiasi cosa che possa essere schiacciato in un momento di negligenza. Se mai ci avevo creduto, non era più così.”

Siccome l’intera narrazione si basa sui ricordi di Circe, l’autrice scrive usando la prima persona. Scelta molto efficace in questo caso perché le permette di inserire riflessioni, digressioni e anticipazioni all’interno del racconto, rendendolo più dinamico. Questo aiuta a risvegliare l’attenzione del lettore che altrimenti potrebbe rischiare di annoiarsi leggendo una storia che ha un andamento cronologico troppo lineare e, a tratti, parecchio lento.

Lo stile è molto musicale e semplice. Ovviamente, l’autrice non usa il tono epico e solenne utilizzato da Omero; la storia sembra piuttosto una fiaba, almeno al primo sguardo. Andando avanti con il romanzo però, il lettore capisce che quella della maga è tutt’altro che una favola. È un racconto che tratta anche tematiche molto importanti e sensibili come lo stupro, la manipolazione o la dipendenza affettiva.

“Ho scoperto che il coraggio non è questione di età, ma di fedeltà dello spirito.”

Miller gestisce la parte femminista del racconto in modo maestrale. Circe infatti, non è la classica protagonista che disprezza gli uomini e vorrebbe ucciderli tutti; non è nemmeno la solita protagonista femminista che non ha un minimo di pensiero critico per la durata dell’intero romanzo e che soltanto alla fine scopre di avere un proprio cervello che può usare. Circe è una donna che vive in una società patriarcale nella quale persino le dee non vengono trattate come pari degli dei, tanto peggio le divinità minori o le umane.

La Circe giovane non ha consapevolezza di questo fatto e incolpa se stessa di non essere abbastanza; crede fermamente che un giorno riuscirà a rendere fiero suo padre. Purtroppo non si rende conto del fatto che non riuscirà mai in questo suo intento solo perché è femmina e per questo, automaticamente indegna dell’attenzione di Helios. La Circe matura decide di vendicarsi sugli uomini trasformandoli in maiali non perché pensa che le donne siano il sesso dominante, né perché considera gli uomini degli abomini. Compie questa scelta per difendersi dalle violenze compiute dai marinai che naufragavano sulla sua isola.

La figura che Miller ci presenta è sicuramente un personaggio complesso e a tratti contraddittorio: Circe ha un potere enorme, nonostante questo, non osa ribellarsi alla sua condizione da esiliata; è una persona intelligente ma incauta quando si tratta dei suoi sentimenti; compie atti atroci sulla base di principi giusti. Insomma, non è un personaggio femminile che si vede tutti i giorni e la rivisitazione dell’autrice è interessante proprio perché vi farà empatizzare con la maga, portandovi a rivalutare il suo personaggio.

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By Alexandra Szabo

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