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Creepshow – Recensione

Creepshow è un fumetto horror del 1982 e al suo interno troverete nomi che hanno fatto la storia. Partendo dal “mefistofelico” Stephen King che è l’autore dei cinque racconti che formano questo capolavoro, arrivando a Bernie Wrightson che ne ha creato le illustrazioni. Il fumetto, distribuito dalla Mondadori, è inoltre tratto dall’omonimo film di George A. Romero, in cui per altro recita lo stesso King in persona. Questo dovrebbe bastare a farvi capire quanto sia rilevante, sia nel mondo fumettistico che in quello cinematografico, quest’opera d’arte.

I Racconti dello Zio Creepy

Verrete introdotti alle cinque storie da quel mattacchione dello zio Creepy, uno scheletro putrescente con una vena ironica davvero raccapricciante. Vi accompagnerà per tutto l’arco narrativo presentandovi le storie ed intrattenendovi con intermezzi divertenti. Ma di divertente, a meno che non abbiate il gusto del macabro, non c’è poi molto.

Il Re vi mostrerà alcuni aspetti umani davvero crudeli. Ricordate sempre che state leggendo un fumetto horror, nonostante il buon vecchio zio Creepy voglia “strapparvi” un sorriso. Verrete a contatto con sentimenti forti e destabilizzanti come l’avarizia, la vendetta o l’egoismo. King vi ricorda inoltre che questi sentimenti non pagano, mai, e che alla fine ognuno è vittima delle proprie azioni.

Come già detto, troverete cinque storie in Creepshow, ognuna con protagonisti diversi. Una sofisticata e ricca famiglia che ha ereditato tutti gli averi di uno zio. Un avido campagnolo dallo scarso intelletto. Una coppia di amici con un problema da risolvere. Un uomo che ha scoperto il tradimento della moglie. Un magnate dell’industria rupofobico senza scrupoli.

Ognuna di queste persone deve affrontare terrore, rabbia, solitudine e sicuramente, magari solo alla fine, magari in minima parte, anche rimorso. A supporto di tutta questa malvagità e di tutti questi sentimenti negativi avremo sempre e comunque lo zio Creepy, che è la controparte perfetta dei nostri protagonisti. A differenza di questi, che sono persone con un’animo, con dei sentimenti, lui sembra la cosa più normale tra tutte, più naturale, più umana. Senza contare, ovviamente, il suo azzeccato e sempre presente black humor.

Un Horror Psicologico

Come sempre Stephen King non delude le aspettative. In creepshow utilizza la psicologia per incutere timore nel lettore. Non sono i mostri o gli scheletri a terrorizzarvi, ma quello che li evoca. Il motivo per cui questi orrori tormentano i nostri protagonisti è anche il motivo che ci tiene svegli la notte. Il passato che ritorna e che ci opprime, facendoci rimuginare sulle azioni giuste o sbagliate che abbiamo commesso.

Gli zombie e le creature dell’orrore potrebbero anche essere assenti in quest’opera che identifica in essi gli aspetti negativi del nostro inconscio. Aspetti negativi che tutti, chi più e chi meno, possiede. Questi vi spingono ad immedesimarvi nei protagonisti e a pensare a cosa voi avreste fatto al loro posto.

Cosa hanno sbagliato? Come potevano rimediare? Era destino che gli eventi andassero in questo modo? Come già detto, è questo che non ci fa dormire e che ci terrorizza, le ripercussioni che i nostri gesti più grandi hanno sul futuro. Il destino della zia Bedelia sarebbe ancora lo stesso se non avesse compiuto quell’estremo gesto?

Come sarebbe stato il rapporto tra Henry e Billie se quest’ultima non fosse stata una tremenda stro… ehm, strega? King risponde a queste domande nel miglior modo che conosce: con dei racconti horror.

Illustrazioni Orripilanti

No, non orripilanti nel senso dispregiativo del termine, ma nel vero senso etimologico. Se da una parte Stephen King ci racconta l’opera basandosi sulle nostre emozioni, Bernie Wrightson lo fa con i suoi disegni. I volti dei protagonisti sono espressivi e trasmettono al meglio le emozioni che provano. Le scene più splatter e terrificanti sono realistiche e ben definite. Inoltre la prima delle cinque storie, The Father’s Day, sembra uscita proprio da un film di Romero, tanto i disegni sono simili ai suoi film.

La copertina inoltre, a cura di Jack Kamen, ha alcune citazioni sia a King che a Romero. Per il primo artista abbiamo Carrie, che è la prima opera pubblicata di King, per il secondo abbiamo Dawn of the Dead, una delle opere più famose del regista. Infine il bambino raffigurato, che legge proprio Creepshow, non è nient’altro che il figlio di King stesso, protagonista, per altro, dell’omonimo film.

Creepshow non è solo un must have per gli amanti degli horror, di King o di Romero, ma per gli amanti della storia del fumetto in generale. L’opera, riportata in voga dalla Mondadori, è un omaggio alla vecchia casa editrici EC Comics che utilizzava questo stesso genere di racconti. Divertenti ma paurosi allo stesso tempo, un mix che può introdurre anche gli adolescenti ad un genere così macabro quale l’horror. Nelle storie narrate si sente molto sia l’impronta del Re sia quella di Romero. Insieme si sposano a meraviglia fornendo al lettore un’opera godibile e riflessiva, adatta non solo alla notte di Halloween ma a qualsiasi altra notte in cui la pioggia fuori è forte, la corrente elettrica è saltata e voi siete solo con l’unica compagnia data dal terrificante zio Creepy.

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