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DAYS OF HATE Secondo Atto – La recensione

Dopo lo sconvolgente primo volume di questa tragedia dispotica, edita in Italia da Eris Edizioni, veniamo nuovamente catapultati in una futura America, ma neanche troppo.
Ricapitolando, Days of hate, scritto da Ales Kot con i disegni di Danijel Zezelj, è ambientato nel 2022 dove al potere vi sono uomini fantoccio guidati da dei nuovi nazi-fascisti. La figura dell’uomo bianco è indiscussa a scapito dei deboli, delle minoranze e delle donne. Qui, chi non è utile, viene rinchiuso in campi di lavoro. Un futuro che ricorda il nostro passato ed il nostro presente.

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Da questo punto di vista, le opere del giovane autore ceco si fanno da portavoce dei diritti civili calpestati, di dittature utopistiche. Al centro si pone sempre un tema sociale e Days of hate non è da meno.

“Ma le rivoluzioni solitamente iniziano con il terrorismo”

Il racconto prende il via diverse settimane dopo la conclusione del precedente volume. Amanda e Nafisi sono ancora in fuga, aspettano il momento propizio per fare la loro mossa, in attesa di compiere qualcosa di giusto per la causa, in un movimento silente ma sempre più rumoroso.
La moglie di Amanda, Huian Xing, americana da due generazioni, ma cinese d’origine, si trova ancora sotto la custodia di Freeman, un uomo pericoloso, al servizio del governo i cui ideali si faranno sempre più evidenti nel corso della vicenda.

È da questi presupposti che continuano a tessersi le strade della tragedia che coinvolge una manciata di persone, con l’obiettivo di stravolgere la vita di milioni di inconsapevoli, ignoranti cittadini.

Il racconto funziona e molto bene. I personaggi in gioco sono limitati, ma fondamentali e caratterizzati. Non vediamo in faccia i potenti, il governo, ma seguiamo le vicende delle pedine di questa enorme scacchiera, che viene introdotta ed approfondita attraverso i dialoghi dei protagonisti.

Un’opera che ti soffoca

Non è una storia d’azione, ma più di dettagli, di sguardi e di silenzi.
Non è una storia d’azione, ma di ribellione, di vendetta, odio e d’amore.
Come nel primo atto, il secondo volume di Days of hate riconferma l’importanza delle parole, più taglienti di una lama. I personaggi sono fondamentali e ancora permane un’ombra di dubbio sui ruoli che vengono giocati. Ci si può fidare?
Ma quando non ci sono le parole, le tavole prendono prepotentemente il sopravvento. Quando i testi non sono essenziali sono i disegni ad esprimersi e a raccontare con una potenza emotiva che colpisce sullo stomaco il lettore.

I disegni Danijel Zezelj fanno sentire soggiogati, intrappolati, con una sensazione pressante di claustrofobia. Tratti spessi, soggetti oscuri, ma sempre estremamente dettagliati, soprattutto quando la visuale si allontana dai personaggi per mostrare al meglio l’ambientazione, con un perfetto incastro delle vignette.
L’unico momento in cui non ci si sente soffocare dalla pagina è quando si ama. Quando Freeman vede suo figlio giocare. Quando Amanda e Xing si amano. Allora lì puoi respirare, ma è una sensazione che dura poco.

In questo modo gli artisti vogliono farci presente ancora di più lo stato di sofferenza in cui i personaggi vivono. Quanto è sofferente vivere attraverso l’odio e la guerra. Come vuole sottolinearci l’autore, l’uomo è più bravo a fare la guerra che a costruire case, non ha mai conosciuto veramente la pace, la sogna, la pianifica, ma non la raggiunge e ci vogliamo solo convincere del contrario.

Days of hate ci racconta di un mondo non così diverso dal nostro. Il fumetto ci vuole far aprire gli occhi su fatti che oggigiorno stiamo già vivendo, in un certo senso. E come contorno ci viene sottolineata la forza dell’amore, la quale non va mai sottovalutata.

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