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Dien Bien Phu vol. 1 – Recensione

Dien Bien Phu, Daisuke Nishijima, Bao, manga

Un manga che cerca di raccontare una guerra delicata, con un stile minimalista, ma dal forte impatto emotivo. Questo e davvero molto altro, è Dien Bien Phu.

Bao Publishing porta in Italia una storia scritta e disegnata, da Daisuke Nishijima, conclusasi in Giappone con 12 numeri, nell’arco di ben dieci anni (2006 – 2016) di produzione.

Ma cosa rende questa storia così speciale? È presto detto.

Un mix vincente di generi, senza mai perdere sé stesso.

Dove siamo? All’inferno! Coglione!

Come da titolo, il manga parla del Dien bien Phu, città indipendente del Vietnam del nord. Già devastata dal conflitto di Indocina, la popolazione cerca un vacuo equilibrio nella povertà più assoluta. La Francia, nel 7 maggio 1954, dopo vani tentativi di conquista armata, si ritira definitivamente dai territori Vietnamiti. Finalmente il popolo vede lo spiraglio dell’indipendenza.

Così sarebbe dovuto essere, ma la conferenza per la pace di Ginevra, già sotto pressione per la guerra fredda, prende una decisione che sorprende tutto il Vietnam. La divisione in due territori distinti, dal paese Intero. Il comunismo dilaga nel nord, come governo di una nuova nazione l’America tema una possibile alleanza con l’URSS, decidendo di inviare delle truppe nel Vietnam sudista, con la motivazione di assistere la popolazione, affamata e disperata, dal conflitto recente con le truppe francesi, ma con il reale intento, di supervisionare il Nord da vicino.

“Chissà con che faccia, il fantasma di JFK, guardava dal basso la superficie terrestre che brillava per le esplosioni”

Da qui in avanti, prende piede la storia di questo manga. Il focus del suo autore, verte sulla mancata conoscenza collettiva della costante sofferenza del Vietnam, prima la Francia, poi gli USA. Un popolo senza pace che costringe bambine alla prostituzione, al furto e agli omicidi senza scrupoli, quelli che sono sempre mancati ai suoi conquistatori. Ma il protagonista, Hikaru Minami, una recluta dell’esercito americano, adibita alla fotografia, vive con una conoscenza superficiale della situazione e viene catapultato all’inferno.

Gli Americani, considerarti grandi portatori di giustizia nel mondo, in Vietnam, commisero atrocità che il manga non intende assolutamente ignorare. Così come i Viet, nella loro estenuante difesa, tesero trappole degne dei peggiori film dell’orrore, ed anche qui, nessuna censura.

Con un ritmo assolutamente frenetico, Dien Bien Phu, vi costringerà a guardare nel dettaglio le storture di questa guerra. Non esiste un attimo di pace, solo istanti in cui gli eserciti organizzano il prossimo assalto. Anche nei dialoghi le pagine scorrono agilmente, chi è disperato o ricolmo di rancore, non sempre ha voglia di parlare ed i protagonisti di questa storia, sono quasi tutti in preda ad entrambi i sentimenti.

Non vedevo il sangue, non vedevo la scia di cadaveri e piombo sotto ai miei piedi… l’unica cosa che ricordo, è il suo viso

Il camaleontico stile di questo manga, gli permette anche di instaurare la basi di una grande storia d’amore. Surreale come la guerra in atto, questo fortuito incontro con una spietata killer Vietnamita, sarà una nuova luce guida su cui aggrapparsi per Hikaru, tra un attentato e l’altro. Ma come potranno mai incontrarsi pacificamente, un fotografo affiliato all’esercito americano, e un donna mercenario della fazione opposta? Starà a voi scoprirlo. Così lentamente, la storia ci svelerà nuovi alleati, tutti con una grande storia di sofferenza alle spalle e con l’unico scopo di sopravvivere.

“Un disegno semplice ma efficace”

Come da copertina, avrete intuito la volontà di uno stile minimalista, creato per rievocare ogni situazione senza l’obbligo del realismo. La morte è onnipresente in quest’opera e la ricerca di uno snellimento, riesce a dare ancora più forza al messaggio delle tavole, lasciandoci la finta innocenza che si prova davanti alle storie di fantasia. Geniale.

In conclusione Dien Bien Phu è un’opera di guerra, tra il documentario e la fabula, comico e drammatico. Un ritmo serrato che tiene incollato il lettore, sorprendendolo ad ogni pagina, grazie alla sua capacità di essere una moltitudine di generi ben riuscita, impreziosita dal tratto minimalista del suo autore. L’edizione viene proposta con una copertina in cartone, forse troppo sottile e soggetta a deterioramento, se non correttamente conservata ed imbustata. Nonostante ciò, l’elegante logo in Kanji sul lato è pregevole, rend

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By Gioele Carraro

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