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Dietro le quinte di Alien – Recensione

40 anni dopo l’uscita del capolavoro horror sci-fi di Ridley Scott, Alien (1979), un film che ha dato vita ad un franchise immortale che ha accompagnato intere generazioni, giunge la possibilità di leggerne i segreti dietro la sua realizzazione, in un maestoso volume da collezione.
Qualsiasi appassionato di cinema, ma anche di cultura pop, o semplicemente un nerd, non può di certo lasciarsi sfuggire questa occasione.

Con il quarantesimo anniversario dall’uscita di una pietra miliare del genere cinematografico, dalla comparsa dell’alieno più famoso di sempre, il 10 dicembre SALDAPRESS ha pubblicato un maestoso cartonato di oltre 330 pagine al prezzo di 69€.
Vi garantiamo che sarà un’emozione averlo tra le mani, nel suo particolare formato, tutto da gustare, di 1,1:1. Un gioiello scritto da J.K. Rinzler, già autore del dietro le quinte di Star Wars, Indiana Jones, il Pianeta delle Scimmie e altri capisaldi della cinematografia.

Quando la Twentieth Century-Fox mi chiese se avessi voluto scrivere un ‘Dietro le quinte di Alien’ per il quarantesimo anniversario del film, risposi subito di sì. L’allora vicepresidente esecutivo di produzione Steve Asbell (all’epoca presidente della divisione cinematografica) mi disse che il leggendario regista di Alien, Ridley Scott, aveva un sacco di storie da raccontare e che qualcuno avrebbe dovuto annotarle e scriverci un libro. Ero pronto a mettermi all’opera“.

Il Dietro le quinte di Alien sarà soltanto il primo volume di una nuova colonna edita da Saldapress, Widescreen la quale andrà a raccontarci le opere immortali del cinema.
Vi anticipiamo già che il prossimo aprile sarà disponibile il secondo che ci catapulterà nella realizzazione di Aliens – Scontro finale. Il sequel del 1986 realizzato da James Cameron. Anch’esso da non perdere per poter entrare nella geniale ed inventiva mente del pioniere che è Cameron.

Prima di parlarvi del volume, vogliamo fermarvi solo un secondo per farvi presente un particolare fondamentale, spesso trascurato. Quando ci godiamo un film, raramente ci soffermiamo a pensare alla strada percorsa per far sì che il prodotto arrivi a noi. Non consideriamo le innumerevoli difficoltà dietro a quelle due ore di intrattenimento. Questo volume commemora anche il mondo del cinema e tutti coloro che ci lavorano. Fa davvero pensare, e a Hollywood ce ne sono di storie come questa.

Il dietro le quinte alla pellicola che consacrò la carriera di Ridley Scott

La realizzazione di Alien non è stata semplice. Diverse insidie si sono riscontrate da subito lungo il travagliato tragitto, ancora prima che l’idea prendesse forma. Sembrava destinato a non vedere la luce. La stessa sceneggiatura è stata continuamente rivisitata, a più mani, in corso d’opera.

Fortunatamente la determinazione, di O’Bannon prima e della troupe, “devotamente pronta a morire”, poi, ha fatto in modo di portare a compimento la visione horror fantascientifica dell’ancora giovane Ridley Scott.

Il dietro le quinte di Alien si compone di 14 capitoli, più un’introduzione ed un epilogo. Ogni capitolo espone un determinato momento della realizzazione. Si parte dal concepimento dell’idea, nel lontano 1969, per passare alla pre-produzione, arrivando alle fasi finali e all’uscita nelle sale. Il volume è così suddiviso nelle differenti fasi che hanno portato al progetto definitivo di Alien.

I titoli che aprono i rispettivi capitoli non sono scelti a caso, ma introducono, anche sotto forma di metafora, ciò che andremo poi a leggere.

Numerose sono le curiosità che ampliano i contenuti alla non sola produzione di Alien. Come il fatto che Scott agli inizi disprezzasse la fantascienza, definendola spazzatura. Tutto cambiò quando Kubrick realizzò 2001: Odissea nello spazio (1968). A Stanley non si poteva di certo dire di no e Scott cambiò il modo di vedere il mondo, rivalutando il genere.
Kubrick ha consacrato la settima arte anche indirettamente.
Scott, un genio nato grazie alla perfezione di un maestro.

Il regista che un tempo aveva snobbato quel genere adesso era conside­rato il maestro della fantascienza.

Ma il concepimento non ebbe inizio da Scott, che sarebbe arrivato in un secondo momento. Il seme dell’idea si era insediato e sviluppato nella mente di un universitario della University of Southern California.

Fuga dall’inferno

Cos’hanno a che fare i dolori addominali di O’Bannon ed il suo incontro con John Carpenter ed il vignettista Ron Cobb con la realizzazione di Alien? Kubrick aveva influenzato anche loro che, seguendo l’esempio di George Lucas, vollero provare a sviluppare una risposta a Odissea nello spazio. Nel 1968 Alien era ancora lontano, ma la mente di O’Bannon cominciava a partorire qualcosa.

Attraverso Fuga da Lucifero, nome dato da Rinzler al primo capitolo, ci viene spiegato come l’arte, la creazione, non è altro che una fuga da un inferno personale. Trasformare le proprie esperienze in un qualcosa che tutti possano vedere. Nel corso della lettura troverete innumerevoli curiosità di questo tipo, che sviluppandosi nella realtà hanno poi preso piede anche nella produzione.

Una sera Dan aveva mangiato al fast food e la notte si svegliò in preda a dolori così terribili che dovettero portarlo all’ospedale. Credeva di avere un mostro nello stomaco

La nascita di un’idea

Non rubo da nessuno in particolare ma un po’ da tutti

Così, quasi per gioco, un gruppo di studenti, tra cui John Carpenter e Dan O’Bannon, per rispondere alla pellicola di Kubrick, realizzarono Dark Star, progetto che fecce conoscere il loro nome oltreoceano.

Alien comincia appunto a germinare nella mente di O’Bannon a seguito del suo primo lavoro e nel corso degli anni cambierà più volte titolo. Titolo che provocherà anche delle querelle legali.

Rinzler ci accompagna nella descrizione dettagliata, vista attraverso gli occhi di coloro che l’hanno vissuta, del mondo del cinema. Le innumerevoli difficoltà, a cui non fanno che susseguirsene di nuove. L’emergersi, l’accreditarsi il favore di produttori, il dover rientrare all’interno del budget, mai sufficiente, i mesi dietro ad un contratto.

Passeremo per il pretenzioso Dune di Jodorowsky allo Star Wars di George Lucas, a cui lo stesso O’Bannon ha lavorato agli effetti speciali.

La nascita della storia, la creazione dell’alieno (chi l’avrebbe poi impersonato?), la caratterizzazione dei personaggi. Ogni capitolo contiene estrapolazioni di sceneggiature, storyboard, schizzi e bozze della scenografia, con gli inevitabili modellini, che faranno felice qualsiasi cinefilo. La realizzazione dei set e come questi dovettero cambiare a causa del budget.
Il tutto sempre ricreato il più verosimilmente possibile. A partire dalle navicelle spaziali. Una scienza vera. Il motivo di rendere il tutto sporco, incrostato, dare le giuste dimensioni agli oggetti di scena… tutto ha una spiegazione logica.

Holm sbatté persino la testa contro una trave troppo bassa. «I set scombussolarono gli attori. Non potevi entrare nella camera di ibernazione attraversando semplicemente il teatro. Dovevi percorrere l’intera astronave come se fosse stata vera. Quello spazio chiuso, dopo un po’, iniziò ad avere uno strano effetto sugli attori. Comin­ciarono quasi a credere di essere davvero intrappolati su quell’assurda astronave. Erano disorientati. Un giorno, Tom Skerritt mi disse che per lui era difficile girare per l’astro­nave senza spalancare in continuazione la bocca.

In fin dei conti dovevano abituarsi, vivere all’interno come fosse cosa naturale e abitudinaria.

Un’evoluzione dell’opera nelle sue fasi di sviluppo. Una corsa contro il tempo per rispettare le pressanti scadenze dei dirigenti Fox, sempre presenti con occhio vigile e critico.

Alien probabilmente non sarebbe come lo conosciamo se non fosse per Star Wars, Odissea nello spazio, ma anche per capisaldi dell’horror come Omen, L’esorcista e Lo squalo. Ogni opera ne ispira altre, tutti prendono, copiano, reinventano ciò che esiste, chi più chi meno, nel bene e nel male. E, a volte, come in questo caso, il successo di una pellicola decreta il destino di un’altra. Quello del cinema è un ambiente meraviglioso, oltre che pericoloso, in cui tutto è collegato e può accadere, anche particolati che potrebbero non avere nulla in comune. Tutto è fonte d’ispirazione.

Lo sviluppo

Risolto un problema ne sorgevano di nuovi. Prima ancora della scelta del cast – chi mai avrebbe voluto recitare in un film in cui un lucertolone spunta dal petto di qualcuno? – e del budget era la necessità di rappresentare la scenografia. Ci si rivolse ad un illustratore non apprezzato dai più.

Giger aveva sempre sostenuto che la forma di un oggetto dovesse essere subordinata alla sua funzione, quindi esaminò a fondo i bozzetti di O’Bannon. «Assomigliava a una specie di omelette volante, perciò diedi allo stadio iniziale dell’alieno una coda che avrebbe usato come molla per saltare…»

Inoltre, chiunque voleva mettere mano alla produzione e alle sceneggiatura. O’Bannon stava passando sempre più in secondo piano. Per certi versi è stato meglio così, ma ciò causò non pochi problemi.

Inizia poi l’incredibile caccia al regista, a cui seguiranno nomi da pelle d’oca. Ma non vi diciamo oltre. Questo viaggio va assaporato, saprà regalare una moltitudine di sorprese, che siate appassionati o meno.

Fa seguito il cast, e la stessa Sigourney Weaver, l’eroina inaspettata, che si raccontano. Il loro personale punto di vista al progetto prima di prenderne parte e la differenza d’opinione alla conclusione.
Ci verranno rese note le rivalità all’interno della troupe. Le difficoltà con gli attori più improbabili; dover gestire la presenza di gatti non fu di certo semplice.

A pensarci bene, l’intera vicenda fu incredibile. Ridley Scott aveva diretto un unico film in vita sua. Più che altro, si era fatto un nome per gli spot pubblicitari. Ron Cobb non aveva mai lavorato a un film ad alto budget. Giger non aveva mai lavorato a un film. Dan aveva sceneggiato e diretto un unico lungometraggio, e io nemmeno uno. Eppure eravamo lì, intenti a realizzare un film che molte persone sostene­vano sarebbe stato più grandioso di Star Wars! Avevamo tutti circa trent’anni e non ave­vamo alcuna esperienza alle spalle. Era una sensazione pazzesca…

Per la realizzazione di un film vige un rigido programma. Quindi non può mancare la cronologia di lavoro con le scene da girare giorno per giorno. Le informazioni sull’attrezzatura impiegata, il diaframma e la messa a fuoco.
Lo stress delle riprese a cui non mancano mai gli imprevisti; a volte la stessa vita.
I trucchi per far sembrare i set più grandi di quel che realmente erano. I tempi di attesa degli attori per un’unica scena, catturare l’attimo perfetto, l’essenza. Comportava anche intere ore in posizione tutt’altro che comode e rimedi che a pensarci ora non possono non far sorridere.

Sul set, Ridley era conosciuto come “l’uomo della macchina del fumo”. Continuava ad aggiungere fumo su fumo… Forse voleva affumicarci. I produttori erano allibiti, credevano che fosse uscito di testa.

Vogliamo stuzzicarvi. I più attenti avranno notato un piccolo errore nel film, che riguarda Ash. Qui leggerete la risposta ed è davvero interessante la motivazione.

La consolidazione di un capolavoro

L’entusiasmo durante i lavori era un continuo crescente, ma ci dovettero essere innumerevoli rinunce per problemi di tempo e budget. Scene mai realizzare, ma che sarebbero state epiche. Infine si arriva la post-produzione e quel che riguarda il montaggio. Condensare centinaia di ore di riprese in un prodotto di due ore. Coniugare a queste il sonoro. Tagliare ed incastrare il tutto.

Arrivando infine all’anteprima, che spaventò a morte il pubblico, e alle prime recensioni dei critici, dalle acclamazioni a chi riteneva il contenuto vuoto e piatto. Giudizi negativi lasciavano spazio a risultati positivi al botteghino.

Ciò che i critici non hanno colto è l’ambientazione in cui si svolge il film, ambientazione che è stata curata in ogni dettaglio dopo un’attenta pianificazione. Da un certo punto di vista, era l’ambientazione stessa a essere un messaggio.

Ma i problemi non finirono con la sua uscita nelle sale. Le dispute legali sono sempre dietro alla porta.

Da qui, grazie al suo clamoroso successo, doveva nascere un sequel, o un prequel. Ancora non si sapeva come gestire, ma si dovevano approfondire alcuni elementi. Il progetto toccò così le mani di Cameron… il resto è, ancora una volta, storia.

Nel finale si parla di diversi prodotti nati dal franchise, come una serie fumettistica della Dark Horse Comics.

Il tutto fino ai giorni nostri, dai primi due film prequel della nuova trilogia di Ridley Scott alla acquisizione della Fox da parte della Disney. Vedremo mai il terzo film, Alien: Awakening, ora che è in mano Disney?

Considerazioni al volume

Durante la lettura ti senti avvolto dall’atmosfera che si poteva respirare in quella situazione, tra gli Studios, percepisci la stessa ansia e le medesimi tensioni. Ripercorrere le diverse fasi di realizzazione, andando indietro a quando Alien era solo un’idea arrivando al momento della sua consolidazione, è un viaggio che non può non appassionarti.

Un volume ricco di contenuti extra ed approfondimenti estremamente curati che vi apriranno letteralmente un mondo a cui ne vorreste sempre più. Una lettura non complessa nella forma e nel linguaggio, ma che risulta semplice, nelle spiegazioni, per qualsiasi lettore che voglia aprirsi a questo mondo di curiosità. Anche la grafica scelta per rappresentare i contenuti risulta essere curata, che riesce molto bene a catturare l’attenzione.

Insomma, si tratta a tutti gli effetti di un volume da avere nella propria collezione cinematografica.

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