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Dolomites – Cuore di Rovi – Recensione

La giovane scrittrice italiana Sara Simoni si è resa fautrice di un’opera suggestiva e sicuramente molto originale. Il fantasy compone questo libro dalle tinte noir trovando un inaspettato legame con il genere storico. Mostra così la sua particolarità, con una storia ambientata in quella che è l’Italia immediatamente successiva alla caduta dell’Impero Romano, dove le strutture linguistiche latine nelle bocche dei popolani sono ancora dure a morire. Dolomites – Cuore di Rovi, pubblicato quest’anno grazie alla casa editrice Acheron Books, propone il lavoro di un’autrice il cui stile narrativo non ha niente da invidiare ai generi letterari fantasy europei e d’oltreoceano e la cui trama avvincente e misteriosa ha il sapore di casa.

La trama

Nel 515 d.C. i Goti hanno ormai quasi totalmente annesso sotto il proprio dominio l’Italia. L’Impero Romano è ormai solo un lontano ricordo, nonostante i latini mal sopportino la presenza degli stranieri capitanati da Teodorico. Eppure quello dei latini non è l’unico popolo originario ancora stanziato nella penisola: sopravvive il regno di Vaèl, una terra misteriosa nella quale vivono creature non umane ancora esenti dalla conquista da parte dei Goti, denominate salvanes. Essi resistono alla presenza devastante degli invasori fino al giorno in cui l’esercito nemico comandato da Amala, figlia di Teodorico, riesce ad entrare nel regno nascosto, portando morte e distruzione.

Tra i salvanes che sono riusciti a sfuggire allo sterminio o alla prigionia ci sono Dola, un umano cresciuto nel Regno di Vaèl sin da piccolo, e la giovane principessa Ilde, la vera causa che ha portato all’attacco a sorpresa dei Goti a discapito del popolo salvanes. Ilde e Dola, nonostante il profondo astio reciproco che li lega da anni, capiscono di essere gli unici in grado di recuperare un potente oggetto, un’arma, in grado di far rinascere il Regno distrutto e salvare la propria gente ormai schiavizzata. Entrambi sanno che non si tratterà di un’impresa facile. A costo di rinunce e ulteriori sacrifici, saranno pronti a tutto pur di conquistare l’obiettivo finale.

“Non risolveremo la tensione creandone altra. Io voglio davvero la pace, Herduic. Voglio un’Italia grande e unita sotto il controllo di mio padre e … di chiunque verrà dopo di lui.” “A volte ci sono sogni destinati a rimanere tali, principessa”

L’Impero Romano è caduto e l’Italia è stata presa d’assalto da eserciti e popoli barbarici provenienti da tutto il resto d’Europa. Ogni cosa è cambiata rispetto ai secoli passati, ma la lingua latina continua a imperversare nel popolo italico che non riesce ad accettare la presenza dei goti di Teodorico, nonostante il loro sforzo di adattarsi ed imparare a vivere allo stesso fianco dei latini. Ciò viene dimostrato dalla principessa Amala, decisa ad abbandonare le divinità pagane ed abbracciare il cristianesimo.

La donna è brava a combattere ed è un ottimo stratega militare anche se in realtà vorrebbe abbandonare la sua attività e sposarsi con l’uomo di cui è innamorata, nonostante suo padre Teodorico le imponga di mettere da parte qualsiasi piano relativo ad un matrimonio e pensare solo alla guerra. Ciò dimostra una grande differenza rispetto alle situazioni a cui si è ormai abituati: il personaggio femminile che vuole combattere e abbattere la differenza di genere che le impone unicamente di sposarsi e mettere al mondo figli.

Ilde è una ragazza capricciosa ed egoista, cresciuta tra gli agi. Non possiede un carattere forte e non sa cosa sia l’umiltà. Il suo senso di impotenza sarà il motivo che la porterà a commettere l’atto cruciale che causerà la caduta del Regno di Vaèl. Da qui Ilde dovrà dar prova di coraggio e sacrificio per rimediare al male che ha inflitto al suo popolo e alla sua famiglia. Infine c’è Dola, umano di nascita ma cresciuto come un salvanes, ancora fortemente immaturo e dal carattere piuttosto acerbo. Un giovane che dovrà presto imparare a prendere decisioni capaci di garantire sicurezza a chi gli sta intorno, proteggendo tutto ciò che gli è più caro.

Folkrore italico

L’elemento folkroristico aggiunto all’interno della trama fornisce un punto di forza, capace di garantire al lettore una chiave di lettura piuttosto diversa da un normale libro di genere storico. Fisicamente i salvanes sono piuttosto diversi dagli esseri umani. Nelle vene di queste creature non scorre sangue ma linfa dorata, al posto dei capelli hanno fiori o foglie e un paio di corna sulla sommità del capo. Non è quindi così difficile riconoscere un salvanes quando se ne vede uno, ecco perché sono così ricercati al mercato degli schiavi.

Il loro legame con il Nesso è il sacro legame che permette loro di manipolare la vegetazione e gli animali oltre che a comunicare e sentire le emozioni di chi sta attorno. Appare dunque chiaro che sarebbe assai pericoloso trovarsi un salvanes lungo il cammino e cercare di contrastarlo. Parte del motivo che ha spinto infatti i Goti ad attaccare e sconfiggere i salvanes era aumentare la fiducia ed il rispetto da parte dei latini, come una prova di fedeltà. I latini, tuttavia, non hanno mai visto gli appartenenti al popolo del Regno di Vaèl al pari di nemici, convivendo con essi in Italia senza problemi, ormai da secoli.

In conclusione

Scrivendo Dolomites – Cuore di Rovi, Sara Simoni ha presentato un’epoca avvenuta in Italia della quale molte persone non possiedono una conoscenza approfondita. Un arco temporale che solitamente si studia nelle scuole, ma al quale non viene data la grande importanza che meriterebbe, dal momento che sottolinea il passaggio dalla caduta dell’Impero romano agli albori del Medioevo italico. L’autrice, con quest’opera, si è cimentata in una ricostruzione storica unendola all’utilizzo di elementi fantasy legati al folkrore, sfruttando uno stile semplice ma ricercato, ricco di dettagli che portano a comprendere meglio l’ambiente circostante.

All’interno di questo romanzo non c’è un singolo personaggio principale ma sono presenti ben tre voci narranti, attraverso le quali si viene trascinati nell’avvincente narrazione. Dola, Ilde e Amala sono i veri protagonisti di questa storia. Non sono uguali, non hanno le medesime motivazioni che li portano a compiere gesti quasi folli, subissati da paure e dubbi esistenziali. Questo perché in Dolomites – Cuore di rovi non esistono buoni o cattivi, ognuno è portato a lottare e combattere fino all’esasperazione per motivazioni personali volte giustificare le proprie azioni, negative o positive che siano.

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By Claudia Onorati

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