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Dono – Recensione

Dono

Se qualcuno domandasse qual è “la prima cosa a cui pensi se ti dico fantascienza?” probabilmente la mente andrebbe a pescare la risposta nell’inventario della letteratura del secolo scorso. Isaac Asimov, Ray Bradbury e Philip K. Dick sono facili esempi di nomi intramontabili e noti anche a chiunque non mastichi il genere. Urania, che dal 1952 pubblica periodicamente libri di fantascienza, è conosciuta da tutti coloro che abbiano sostato almeno una volta nella vita davanti ad un’edicola. Ma cosa offre la fantascienza di oggi? Ce lo dice Zona 42, una casa editrice indipendente che dal 2014 ci fa dono di un catalogo dedicato alla fantascienza in tutte le sue forme, proponendo autori italiani e stranieri, esordienti o già acclamati dagli amanti del genere. Dono di Alessandro Baoli è uno degli ultimi libri pubblicati dalla casa editrice ed è l’esordio dell’autore nel mondo editoriale.

In un mondo in fase avanzata di desertificazione, con una biodiversità drasticamente impoverita, un pugno di uomini lotta per sopravvivere. Guidati da un santone strafatto di acidi, una trans manesca e un condottiero spavaldo, affronteranno l’ultimo viaggio, in fuga dalle Bestie e col miraggio di un’impossibile salvezza, che arrivi dallo Spazio o dalla Dea che venerano. Dono è un romanzo post-apocalittico nerissimo e incandescente scritto con una voce personale e inconfondibile. Un viaggio nichilista alla fine del mondo in compagnia di una manciata di personaggi in bilico tra rassegnazione, follia e un’assurda resistenza.

Da tempo immemore nessuno si domanda come siamo finiti qui sotto, noi che eravamo figli della luce, di quello che oggi è l’Inferno superiore. Nessuno si chiede come è successo.

Lo scenario presentato da Alessandro Baoli è quello di una terra arsa dal sole, dove cibo e acqua scarseggiano e gli esseri umani superstiti sono costretti a (soprav)vivere sotto terra, al buio e al riparo dalle Bestie. Vivono come topi in trappola in attesa di diventare cibo per gatti, una fine inevitabile che ciascuno di loro sogna tramite orrende visioni notturne. Una vita di paura e rassegnazione che ha reso i protagonisti esseri cenciosi e grotteschi, violenti e in continuo contrasto l’uno con l’altro. Là fuori, in quello che ormai viene definito l’Inferno superiore, si aggirano i gruppi di bestie capitanate dai loro Dominatori: Nero, l’enorme scimpazé a capo del gruppo di scimmie; Tic Toc, capitano dei coccodrilli; Tulu, il Re dei Dominatori, il re di tutti i serpenti. Schierati in prossimità delle uscite dei cunicoli sotterranei, attendono il loro lauto pasto.

Per quanto la condizione dei protagonisti sembri disperata, un piccolo barlume di speranza rimane acceso. L’uomo non si rassegna facilmente alla propria fine se può credere in qualcosa. Che sia nell’aiuto della Dea venerata o nell’arrivo di altri uomini proveniente da Marte, è sufficiente per mettere la comitiva in viaggio. Un vero e proprio esodo verso la salvezza, consci del pericolo che dovranno affrontare uscendo dai loro luoghi sicuri. Una sfida al destino che potrebbe ribaltare le loro sorti o semplicemente posticipare la loro fine inevitabile.

“Dicono che striscio come un serpente. Che m’insinuo come un cane. Che spio come un insetto dall’angolo della stanza. Mi detestano per questo. Ma io so che il motivo è un altro: Io li vedo.”

Il narratore di questa storia così cupa è Dono, l’ultimo schiavo rimasto, alle dipendenze di Fosko, l’unica persona del clan di superstiti che Dono reputa meritevole di vivere. Per tutti gli altri personaggi ha un’opinione dispregiativa e non perde occasione per sottolineare il degrado a cui sono ridotti. Attraverso le parole di Dono, il lettore non fatica a visualizzare quanto lui descrive. È voce e occhi della storia. La descrizione che fa di se stesso non lascia dubbi su come appare agli altri: un essere viscido e mellifluo, obbligato a non parlare e a camminare a quattro zampe. Potrebbe ricordare un Gollum muto, il cui tesoro è il suo padrone.

Alessandro Baoli è stato molto abile nel creare uno scenario totalmente negativo. I suoi personaggi sono caduti così in basso che risulta difficile empatizzare con loro. Il ritmo è piuttosto lento, a volte quasi un’agonia, con qualche picco di tensione durante gli scontri con i nemici e nella fase finale della storia. Durante la lettura si prova un costante senso di disagio e angoscia che soddisfa le aspettative promesse dalla trama. Gli eventi narrati mantengono una buona linearità per quasi tutto il libro, anche se sono introdotti alcuni capitoli più onirici e altri che sembrano inseriti un po’ forzatamente, risultando quasi superflui. Questa linearità inizia a venire meno sul finale, dove la narrazione diventa più confusionaria e sembra perdersi leggermente l’obiettivo ultimo del romanzo. Dono è un libro d’esordio con qualche più che giustificabile imperfezione, ma sicuramente un ottimo biglietto da visita per l’autore. Il suo potenziale non solo si vede, ma soprattutto non lascia dubbi che riserverà grandi sorprese in futuro.

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By Agnese Lancella

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