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Dragon Head – Recensione

copertina del primo volume di ”Dragon Head” edito da Planet Manga, pubblicato nel 2014

“Apprensione, sgomento e paura sono tutte strane sensazioni, componenti di una malattia incurabile che rapisce l’animo. Come una sorta di mostro dell’abisso che ci tiene al varco, che si annida nelle brecce del nostro spirito.”

Dragon Head di Minetaro Mochizuki è una serie manga di dieci volumi edita in Italia da Planet Manga, ispirato ai più grandi disaster movie e fumetti catastrofici. Molti lo paragonano ad Aula alla Deriva di Kazuo Umezu per l’ambientazione disastrata, noi aggiungeremmo anche un pizzico di Silent Hill per quanto riguarda la tipica “pioggia” dell’omonima città. Per tutta l’opera l’animo dei protagonisti sarà pervaso da un sentimento costante: la paura.

Il protagonista è Teru, un ragazzo che sta tornando a casa dopo una gita scolastica. Subito dopo essere entrato in una galleria un fortissimo terremoto fa deragliare il treno, le macerie e i detriti bloccano i lati d’uscita del tunnel facendo rimanere i passeggeri intrappolati. Dopo aver ripreso coscienza Teru si accorge che tutti gli insegnanti e i suoi compagni di classe sono morti nello schianto. Vagando tra le carrozze distrutte incontra Nobuo e Ako, unici superstiti. Cosa succederà d’ora in poi?

Questo è l’incipit della storia. Cosa fareste se, tutto ad un tratto, il mondo intorno a noi non dovesse esistere più? Quale sarebbe il vostro primo pensiero? Cosa provereste?

“Nessuna percezione del tempo, nessuna percezione del luogo. E quasi nemmeno della propria stessa esistenza.”

Tutto è destinato a cambiare per sempre, i ragazzi desiderano ritornare a casa dalle proprie famiglie e dovranno farlo contando solo sulle loro forze. In una situazione del genere è molto facile perdere il lume della ragione, c’è chi, infatti, si lascerà conquistare dalla pazzia e dallo sconforto e chi compirà anche gesti impensabili. La paura, lo sgomento, l’insicurezza e la fatica si faranno sentire prepotenti nel corso del viaggio dei protagonisti. All’interno dell’opera ci si interroga su cosa è veramente importante nella vita, in questo caso cosa è importante per la propria sopravvivenza e su quale sarà il destino dell’umanità. Una catastrofe di proporzioni bibliche come non se ne erano mai viste nella storia dell’uomo.

Si pensa sempre che alla fine del tunnel ci sia uno spiraglio di luce ma in questa storia non è così. Le tavole di questo manga sono qualcosa di meravigliosamente claustrofobico, anche il più piccolo dettaglio rende lo scenario ancora più disastrato e spaventoso, soprattutto quando si arriverà al nocciolo della storia, una parte molto importante e significativa.

Il vuoto.

Il nulla.

L’abisso e le tenebre più profonde.

Immaginate di ritrovarvi al buio più totale in un posto sconosciuto. I battiti del cuore accelerano, le mani sono sudate e trepidanti, l’unico suono udibile è il vostro respiro sempre più affannato. I pensieri vorticano senza sosta e la paura t’immobilizza completamente.

“Nonostante quell’oscurità totale, riuscivo a percepire la mia vita… Non era nulla più di una piccola fiammella insignificante.”

Come potrebbe diventare la nostra vita se d’un tratto si presentasse una catastrofe? Nulla acquista veramente senso e l’unica cosa che conta è sopravvivere. La paura si diffonde nelle vene mista al sangue e i brividi si percepiscono ovunque per l’impotenza derivata dal fatto di non riuscire a cambiare il proprio destino.

Minetaro Mochizuki è stato un vero maestro nel rappresentare le paure più profonde e le incertezze dell’essere umano, che diventa infinitamente piccolo ed insignificante di fronte alla prepotenza della natura. Se The Phantom Stalking Woman vi aveva pervaso dall’ansia in Dragon Head l’effetto sarà dieci volte più forte. È una lettura che consigliamo caldamente a chi piace immergersi nella distruzione, nel mistero e nella psiche umana.

Di chi ci si può fidare? Ci si può davvero aggrappare a quella che viene chiamata speranza?

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By Nika

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