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Dragonero: Il ribelle 7 – Recensione

Dragonero: Il ribelle, è la serie creata da Luca Enoch e Stefano Vietti per la Sergio Bonelli Editore.

La serie de “Il ribelle” è iniziata da pochi mesi con lo scopo di raccontare le avventure che Ian vivrà, ma non più sotto l’Impero ma contro di esso e al fianco della ribellione.

Questo settimo numero, è sceneggiato da Stefano Vietti, mentre i disegni sono lasciati a Alex Masacci, Fabrizio Galliccia e Vincenzo Riccardi. La copertina è realizzata da Gianluca Pagliarini .

La Bonelli, ci presenta cosi questo settimo volume della serie intitolato “Il destino di Keyra“:

L’espansione dell’Impero fa paura a tutti e gli Orchi si vogliono preparare, uniti, a un possibile, futuro conflitto. Ian, Gmor e Aura si ritrovano coinvolti dalla loro amica Keyra in un viaggio sull’Isola per far luce su un mistero che riguarda proprio la scelta di un comune leader… un mistero che arriva dal passato e che coinvolge Keyra, minacciando la vita di tutti coloro che la accompagnano…

Prima di cominciare con la recensione, se non lo avete ancora fatto potete recuperare le recensioni precedenti cliccando QUI.

Dopo la parentesi di Frondescura, questo albo apre con un incontro romantico di Gmor e Keyra. Qui verranno attaccati, ma non perchè ci fosse Gmor, ma perché c’era Keyra. Continuando a leggere la storia vederemo come Ian, Gmor, Keyra e Aura, partano verso l’Isola degli Orchi per capire cosa stia succedendo. Qui si troveranno davanti a villaggi di coloni umani sterminati. Tutto questo perché? Sembra che sia iniziato uno scontro di potere che vedrà riunire tutti i clan degli orchi sotto un’unica bandiera. Per questo scontro è stata scelta proprio Keyra che dovrà scontrarsi con Hunak. Non vogliamo dirvi come finirà e vi lasciamo alla lettura dell’albo.

In questo settimo numero troviamo di nuovo Vietti in solitaria a creare una bella storia. Una storia che ci sposta da una foresta di elfi ad un’isola di Orchi, tutto per uno scontro di potere, che farà riflettere Ian. I ritmi della narrazione e lo stile sono sempre molto alti, dando al lettore una totale immersione nell’opera. Non manca la lotta, il sangue e le decapitazioni.

Dal lato artistico ci troviamo davanti ad un trio di disegnatori, che riescono ancora una volta a lavorare benissimo sulla sceneggiatura di Vietti. Tratti ben definiti, ma non sempre i personaggi sono caratterizzati al massimo. Utilizzo eccellente del bianco e nero, caratteristico di Bonelli. Bella anche la fluidità che si vuole imporre nelle scene di movimento e di lotta.

Complessivamente, abbiamo un ulteriore bel lavoro, che amplia l’orizzonte di questa serie. Noi di PlayGamesItalia non vediamo l’ora di leggerla per portarvi le nostre recensioni.

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