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Epiphania – Recensione

Epiphania

La fantascienza e la storia sociale si mescolano in Epiphania, fumetto dell’artista visuale Ludovic Debeurme edito Coconino Press. 128 pagine a colori che parlano di David, musicista alle prese con una relazione sull’orlo del collasso e con un figlio non convenzionale, nato in qualche misterioso modo da una pioggia meteoritica e un conseguente tsunami. 

Dopo un gigantesco tsunami e una pioggia di meteoriti, in tutto il mondo sono spuntate dalle profondità della Terra nuove, misteriose creature dalle sembianze in parte umane e in parte animali. Chi sono gli Epifaniani? All’inizio appaiono come piccoli esseri indifesi, ma cosa diventeranno? La società degli uomini li ha ribattezzati “mixbody”, corpi misti, e li accoglie con diffidenza, ostilità, discriminazioni. David, un giovane musicista che ha da poco rotto la relazione con la sua compagna, decide invece di adottare Koji, un piccolo Epifaniano “nato” dal terreno nel giardino di casa sua. L’esperienza della paternità entusiasma e insieme spaventa David. Koji cresce, mentre gli umani diventano sempre più intolleranti verso la sua specie…

La narrazione

Con una narrazione lineare ma coinvolgente, quest’opera è capace di rendere il lettore partecipe degli eventi. Non si trovano interruzioni – filler, all’interno di Epiphania, e la resa del coinvolgimento permane durante tutta la storia. Abbiamo un incipit tranquillo, familiare, con azioni (forse) non convenzionali, ma che non preannunciano in nessun modo il seguito. Debeurme eccelle nel disperdere le attenzioni del lettore sui vari personaggi, che non siano solo il principale: c’è, infatti, una serie di comparse che viene trattata quasi al pari di David. Non si nota la differenza nella rilevanza del protagonista a livello di episodio, ma diventa evidente proseguendo nella storia. Molti personaggi secondari, poi, non sono dati alla piattezza che di solito queste figure mantengono: si rivelano importanti o concause degli eventi.

I temi sociali e il punto di vista

In questo periodo di sommosse a livello mondiale, questo volume è capace di far aprire gli occhi sulle necessità e sulle malattie del mondo. La vita non è mai data per scontata, in Epiphania. Citando, in alcuni casi sorge spontaneo il parallelismo con la (ormai) celebre frase, ridondante in Avengers: Endgame, un’anima per un’anima”. E’ complesso il modo in cui Debeurme sia capace di far affiorare le crisi di una società senza staccarsi da essa, ma inserendovi tratti fiabeschi o fantascientifici. Le rivolte per la rivendicazione dei diritti degli Epifaniani non sono mai lontane da quelle reali. Inoltre, non è velata la considerazione data alla componente dell’odio razziale, mascherata dal cambio di specie. Il punto di vista della narrazione è, a grandi linee, definibile come verista. Per tutto il volume, si nota una scomparsa del punto di vista dell’autore ed è costante l’affiorare delle parole dei personaggi, siano essi parte integrante della storia o marginali rispetto ad essa. 

L’analisi realistica dei rapporti umani

Grande punto di forza e chiave di questo volume è il rapporto con la genitorialità, che David affronta in solitudine, cristallizzato dopo le esperienze che ha vissuto. Si crea l’immagine di un genitore che cerca di difendere il proprio figlio dal mondo. Un padre, da solo, chiede protezione per se stesso e per la prole. Non è mai lasciato al caso l’approccio verso lo sviluppo di un figlio, comprensivo anche di preoccupazioni, discussioni, parole d’affetto a volte celate. Non è semplice rendere una storia simile toccante senza cadere nel patetico o nel dozzinale. Qui ci si trova sempre appesi a un filo sottile, che separa realtà e finzione, ma i dialoghi di Epiphania sembrano presi direttamente dai pensieri di una persona reale, pragmatica e rispettano il principio di verosimiglianza. Gli errori, la paura, l’ansia, la preoccupazione e i traumi di un essere umano sono specchiati in quest’opera in maniera fedele al vissuto. Il lato personale, così come quello sociale e quello dei rapporti umani, sono trattati in maniera naturale ma profonda. 

Dal punto di vista visuale

Importanti protagonisti estetici del volume sono i colori, le lineart e, soprattutto, il lettering dei titoli dei capitoli. Il tutto è poi serrato da griglie regolari e continue. La resa del colore è prevalentemente piatta, con ombreggiature a tratteggio. Gioca un ruolo importante l’accostamento delle lineart con quello del riempimento, che rende l’effetto finale singolare e armonioso. I titoli dei capitoli sono curati con precisione certosina e danno l’effetto che potrebbe offrire un manoscritto barocco o un libro di fiabe che tratta di fate. Lascia una piacevole sensazione di non appartenenza il contrasto tra il lettering e il mondo rappresentato, che riflette sia la condizione dei Mixbody (o Epifaniani) che il modo in cui vengono considerati dagli umani.

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