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Eredità di carne – Recensione

Ereditò di carne

La paura fa 90? no! La Paura fa Eredità di Carne, di Luigi Musolino edito da Acheron Books! Certo che creare una ricetta di puro e sano horror potrebbe sembrare, sulla carta, facile. Ma a conti fatti bisogna prestare non poca attenzione. Prendete Luigi Musolino che mette assieme un’antica leggenda, una strega (cannibale) e un vecchio istituto ospedaliero. Il gioco è fatto, direbbe qualcuno. Ma non è così semplice. Immergiamoci dunque in questo terrificante e angosciante racconto da brivido.

Nella profondità dei boschi Piemontesi, un’antica leggenda è in agguato…E ASPETTA TE!

La vita di Michele Ciot sta cadendo a pezzi. Ha perso il lavoro, l’amore, e combatte da mesi contro una brutta forma di bronchite cronica. Vive in un paesino isolato tra le montagne del Piemonte, dove si ammazza di alcool e solitudine. Il ritorno di un vecchio amico gli offre una possibilità di riscatto. Un lavoretto illegale, un furto nell’ex sanatorio Pracatinat, intorno al quale circola la sinistra leggenda di Famenera, la strega cannibale. Ciot, da ragazzo, ha visto qualcosa di strano in quel posto; e adesso deve riaffrontare una volta per tutte le ombre del passato…

Come detto poco sopra, non è per niente semplice mettere assieme elementi inquietanti pensando al risultato orrorifico scontato. Ma l’autore, con Eredità di Carne, crea un piatto prelibato. Gli elementi tipici dell’horror caratteristico vengono dunque “spezzati” e trattati come nuovi. Questo grazie alla splendida capacità di Musolino di saper scegliere parole a doc e farle intercorrere sensatamente in uno schema narrativo che non smentisce le premessa fatte sin dalla sinossi.

Prendiamo la caratterizzazione del protagonista per esempio; Michele Ciot, un quarantaduenne che ha quasi perso tutto nella vita, sia dal punto di vista professionale che sentimentale. Ha una dipendenza dall’alcool e soffre di una brutta forma di bronchite. Tutto questo porta inevitabilmente il personaggio a rasentare il fondo in quanto – letteralmente – non ha più nulla da perdere. E lo sappiamo tutti che la disperazione è capace di farci fare cose incredibili e soprattutto fuori dall’ordinario. Per questo, lo stesso Michele, accetta un lavoretto proposto da un altro personaggio di nome Oliviero Cardon, un delinquente con la passione per la cocaina.

Qualcuno lo chiama La Malombra.

Infatti, la disperazione che vive il nostro personaggio principale lo porterà a confrontarsi con il rapporto con il suo io oscuro interiore. Dunque la domanda sorge spontanea: esiste la possibilità di tale rapporto? Scoprirlo vi sarà semplice, vi basterà leggere Eredità di Carne. La scia di imprevisti che l’autore mette in atto aumenta il ritmo e la tensione presente nell’opera. Questo, inevitabilmente, porterà al limite l’esperienza di turbamento del lettore verso una conclusione che vi lascerà senza fiato.

Parlavamo di una Strega cannabile e di deliziosi piatti, dunque la parola chiave – nonché uno degli aspetti più importanti della storia – sarà proprio la sensazione opprimente di voracità. L’appetito di vivere una vita normale, il languorino di vendetta, di rivalsa e d’amore. Interessante anche quello che l’autore fa con un “riciclo” continuo tra passato e presente passando il testimone di generazione in generazione. Questi sono solo alcuni degli aspetti che Eredità di Carne potrà offrirvi attraverso un percorso fatto da un destino scritto col sangue.

In conclusione, l’autore ha la grande capacità di giocare intensamente con le paure più profonde di ognuno di noi. Lo fa in maniera chiara, diretta, senza creare “rumore”, conscio del fatto che sa quello che sta facendo, ovvero istillare nei lettori il terrore e l’angoscia facendoli immergere totalmente nella storia. Questo grazie anche alle suggestive e ben realizzate descrizioni che risultano essere evocative. C’è una cosa che in pochi sanno fare e Musolino ci riesce bene: ovvero scrivere. Il piatto adesso è pronto, buona e terrificante cena.

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By Paolo Monticciolo

Tutto tutto, va bene… vi racconto tutto. Quando ero in terza ho copiato all'esame di storia. Quando ero in quarta ho rubato il parrucchino di mio zio Max e me lo sono messo sul mento per fare Mosè alla recita della scuola. Quando ero in quinta ho buttato per le scale mia sorella Heidi e poi ho dato la colpa al cane… Allora mia madre mi mandò a un campeggio estivo per bambini grassi e poi una volta non ho resistito, ho mangiato due chili di panna e mi hanno cacciato” (I Goonies, 1985)

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