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Finché il caffè è caldo – Recensione

“Coffee ga samenai uchini” conosciuto in Italia come “Finchè il caffè è caldo”, romanzo d’esordio del regista e sceneggiatore Toshikazu Kawagughi. Con la traduzione di Claudia Marseguerra, la casa editrice Garzanti consegna al pubblico italiano l’opera che ha conquistato il cuore del mondo, diventando un vero e proprio fenomeno editoriale.

Tutti hanno qualcosa in sospeso nella caffetteria del periodo Meiji in funzione da più di cento anni. Lì, in un piccolo paese del Giappone, l’aroma inconfondibile del caffè aleggia e si insinua nei sensi del lettore che si lascia ammaliare e catturare dalle storie dei suoi protagonisti. Fumiko, Kōtake, Hirai, Kei, Fusagi, avranno perso una parte di loro stessi o l’avranno ritrovata? Quella che per noi è la realtà per loro non esiste. La scompongono e la ricreano. Esiste davvero quel caffè?

“Se tornassi indietro nel tempo forse potrei mettere a posto le cose”

Ci sono delle regole da accettare prima di lasciarsi trasportare dalla corrente di questa storia incredibile. Prima di tutto, attendi che il caffè ti venga servito in un solo tavolino, non uno qualsiasi, e pensa intensamente a quel momento importante che turba ancora il tuo cuore. Mentre sorseggi il tuo caffè puoi tornare indietro nel tempo ma qualunque cosa farai il presente non cambierà; nel passato si possono incontrare solo le persone che sono entrate nel caffè; ultima regola e forse la più importante: non lasciare che il caffè si raffreddi.

Questa innocua bevanda scura permette di tornare indietro nel tempo, in un posto attraversato da miseri raggi del sole, in un minuscolo seminterrato, senza orologi a scandire il tempo che passa. I personaggi, estremamente vicini alle nostre esperienze, nascondono gli imprevisti della vita e le sorprese del destino. Il passato? È terminato. Un viaggio che scuote le loro vite e svela l’importanza del presente e delle azioni future. Nulla è perduto. Il caffè è solo un mezzo speciale per il loro cambiamento.

Kawaguchi intreccia sogni e solitudini, intreccia rimpianti e vite non ancora vissute. Una storia che ti avvolge dolcemente come il sapore del caffè: all’inizio in modo casuale e sorprendente e poi arriva amaro come le scelte imposte e le decisioni dalle quali non si può tornare indietro.

“Come invasa da una sensazione di vertigine e tremore, Kōtake posò la tazza sul piattino. Mentre la sua mano si ritraeva, parve dissolversi nel vapore. Non restava che tornare nel presente”

La volontà dei personaggi di andare a scavare nei ricordi, di andare a recuperare milioni di parole perdute e occasioni quasi sfiorate e mai raggiunte, lascia comunque qualcosa di inesplicabile, eterno e tenero.  Non è possibile cambiare il passato, come afferma Kazu ma è concesso un solo cambiamento, quello del cuore. La seconda occasione è quella data dai sorsi di un caffè. Esiste. Ed è qui, tra le pagine di questo misterioso romanzo. Il periodo migliore per leggerlo è il nostro tempo sospeso, in standby, reso incredibilmente solitario dal distanziamento fisico. La storia ci ricorda quanto siano fondamentali le relazioni e i sentimenti. Kawaguchi ci invita ad esprimere tutto ciò che proviamo prima che sia troppo tardi.

L’importanza di quest’opera sta proprio nel suo carattere originale. Oltre al valore letterario e di alcuni riferimenti fantascientifici, l’opera analizza soprattutto aspetti sociali. Quattro vicende. Quattro vite uniche unite da un filo sottile che passa per l’intero romanzo. Sposi, genitori, figli, sorelle, con la loro natura complessa, posti di fronte all’estrema nostalgia di quello che è stato.  

Fumiko, protagonista del primo racconto, deve fare i conti con la fine della sua relazione con Gorō. Tristemente annebbiata dall’accaduto, attraverso l’esperienza inspiegabile alla caffetteria, raggiunge il suo ex amato e non per riaverlo nella sua vita ma per avere il coraggio di lasciarlo andare. 

Finché il caffè è caldo ha come protagonisti uomini e donne comuni. Non hanno nulla di speciale ma ciò che gli dà forza è la condivisione delle loro esperienze e le sentiamo subito nostre. Ognuno ha il suo finale che permette loro di allontanarsi lentamente, senza mai scappare ma affrontando a viso aperto le paure. Che sia per un amore finito o per un profondo rimorso, ogni personaggio abbatte dei muri per poi scavalcarli in nome di ciò di cui ha più bisogno nel presente.

Il caffè, diviene quasi un personaggio reale. Osserva le persone che lo circondano, le consola e sussurra le soluzioni ai problemi del cuore. Si aggira tra i tavoli del locale e riporta alla luce i sogni e i desideri incastrati nei ricordi. Indica la via da percorrere, il modo per affrontare meglio il viaggio.

L’autore trasforma le parole in immagini, chiare e limpide. Proprio come in un film di animazione giapponese, le vicende ricordano le suggestive atmosfere dei film di Miyazaki. In questo romanzo c’è tutto l’amore di Kawaguchi per il grande cinema. 

Finché il caffè è caldo non è l’ennesimo libro ambientato in Giappone ma un’attenta analisi dell’animo umano, un dialogo a cuore aperto con il lettore sulla nostalgia e il rimpianto malinconico. Quanto è fondamentale nelle nostre vite? Quanto tutto questo, pesa sulle nostre scelte? Un romanzo che risponde in modo accurato a queste domande. Un romanzo che viaggia tra realtà e immaginazione ed è anche una geniale allegoria: spettri del passato che continuano a farci visita e influenzano le nostre vite, rendendoci aridi e incapaci di cambiare. Ma i timori del passato possono essere sostituiti dai sogni e dalle speranze del futuro.

Esiste un luogo magico, si trova in Giappone, e in quel misterioso luogo è possibile viaggiare nel tempo.

Uno sguardo veloce indietro, un sorso di caffè, un salto avanti al presente. Approfittate, finchè il caffè è caldo.

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