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Giulio Macaione – Intervista

Ciao Giulio, grazie per aver accettato la nostra intervista. È un piacere avere l’opportunità di fare una chiacchierata con un fumettista del tuo calibro. Per chi non dovesse conoscerti ma, anche per chi segue e ama il tuo lavoro e vorrebbe saperne di più: chi è Giulio Macaione?

Ciao e grazie a voi! Sono un fumettista siciliano bolognese d’adozione, ho debuttato nel 2005 con un corto intitolato “Mortén” pubblicato su Mondo Naïf, la storica rivista edita da Kappa Edizioni. Ho pubblicato diversi romanzi a fumetti in Italia, Francia e Stati Uniti con editori come Bao Publishing, BOOM! Studios, Panini e Ankama (per citare i più importanti). Inoltre, ho realizzato alcuni fumetti auto-prodotti.

Partiamo un poco dal principio. Come ti sei avvicinato al mondo dell’arte e del fumetto? Qual è stato il momento preciso della vita in cui ti sei detto, “Voglio diventare un fumettista?”

Ho sempre disegnato sin da bambino e il più delle volte disegnavo sequenze per raccontare delle storie, per cui è stato naturale approcciarmi al fumetto. Da bambino leggevo per lo più fumetti Disney e Warner Bros, ma soprattutto guardavo un sacco di cartoni animati giapponesi, per cui quando arrivarono i manga in Italia ne ho letti tantissimi. Ma la vera folgorazione è arrivata – devo ammetterlo – col primo episodio di Sailor Moon in TV: avevo 11 anni e quel giorno decisi che nella vita avrei fatto il fumettista.

Lavorare nel mondo dell’arte non è mai semplice e, in particolare, non si può dare nulla per scontato. Per questo motivo ci chiediamo, maturata la scelta di voler intraprendere questa carriera, qual è stata la reazione de tuoi cari? Hai potuto contare sul supporto della famiglia?

I miei genitori hanno provato a farmi intraprendere studi classici con scarsi risultati. Quando hanno capito che mi stavo impegnando seriamente per seguire il mio sogno si sono a poco a poco rassegnati e hanno iniziato ad appoggiarmi (pur restando abbastanza severi).

Immaginiamo che da artista tu sia anche un fruitore d’arte come tutti, per ciò, la domanda è spontanea: quale opere legge Giulio Macaione?

Leggo davvero di tutto, dai romanzi a fumetti americani e europei ai manga e, più raramente, anche qualche fumetto supereroistico.

Hai un autore preferito? O una sorta di guru da cui trai ispirazione?

Sono cresciuto copiando gli anime e i cartoni Disney, poi Vanna Vinci, Andrea Accardi, Ai Yazawa e un po’ più avanti ho scoperto Enki Bilal e Hugo Pratt… Oggi non saprei dire quali autori mi influenzano di più, se dovessi fare dei nomi potrei dire Frederik Peeters, Craig Thompson, Becky Cloonan, Karl Kerschl…

Il genere che ami e perché?

Non ho un genere narrativo preferito, dipende tutto dall’approccio narrativo. Ho amato opere di fantascienza, biografie, romanzi di pura fiction o addirittura libri per bambini.

Tornando più sul personale, hai mai ispirato qualche tuo personaggio a una persona reale? Se sì, di chi si tratta?

Dal punto di vista grafico sì, è successo, ma raramente. Nel nuovo graphic novel al quale sto lavorando per Bao Publishing, per esempio, c’è un personaggio che somiglia molto a un amico che trovo molto bello.

Quanto di personale, in termini di esperienze e vita vissuta, si può trovare nei tuoi lavori?

Nelle mie storie c’è tanto di personale, ma – finora – mai di autobiografico. Al momento non mi interessa raccontare della mia vita (credo sia difficilissimo farlo in maniera equilibrata), preferisco dire di me attraverso i personaggi. Dissemino nei miei fumetti piccoli aneddoti, luoghi che ho vissuto o eventi ispirati a persone che conosco, ma di solito si tratta di semplici spunti narrativi.

Nell’ultima tua opera F***ing Sakura, ci hai presentato un Giappone inedito grazie al duplice punto di vista narrativo dei protagonisti della graphic novel. Sarebbe stato facile pensare, in un’opera dove lo scenario è Tokyo, a una glorificazione di tutto ciò che è nipponico. Ciò vuol dire che Giulio Macaione è, in realtà, un uomo equilibrato che sa dosare più aspetti, oppure, sei molto meno nerd di quanto ci si aspetterebbe?

Probabilmente sono molto meno nerd di quanto pensiate 😀 Sono stato in Giappone due volte e ho potuto osservarne aspetti diversi: la cultura pop in Giappone è sicuramente fortissima, quasi onnipresente e assolutamente radicata nella società contemporanea ma, forse perché conoscevo già questo aspetto  avendo letto tanti manga, ciò che mi ha colpito di più sono altri aspetti: per esempio la spiritualità, la deliziosa cucina, le complicate dinamiche sociali o la meravigliosa natura che contrasta fortemente con luoghi iper-urbanizzati e sovrappopolati.

La cultura giapponese è talmente tanto diversa da quella occidentale che credo sia impossibile per noi comprenderla del tutto, ci basiamo su valori e modi di pensare diversi. In F***ing Sakura volevo mostrare vari aspetti del Giappone e l’ho fatto tramite due personaggi molto diversi tra di loro che si separano e vivono esperienze individuali.

In un tuo post facebook hai affermato di aver cambiato il finale pensato per F***ing Sakura, in seguito ai commenti e al “sentiment” del tuo pubblico. Posto che il finale ormai ha preso una piega differente, come avrebbe dovuto finire F***ing Sakura per il suo autore?

In realtà, più che cambiare il finale ho voluto raccontare qualcosina in più rispetto a quello che avevo previsto. Per cui il finale pensato originariamente c’è, ma non è l’unico… Non posso dire molto perché sarebbe spoiler 😛

Josè e Cloe sono ispirati a persone reali, oppure è tutto frutto della tua fantasia?

I protagonisti di F***ing Sakura sono totalmente inventati ma entrambi hanno qualcosa di me. Cloe forse è la più diversa e, proprio per questo, mi sono divertito molto a farla muovere e crescere durante il viaggio. José, che parte da appassionato di cultura manga quale sono (ero, in realtà) io, è stato più difficile da sviluppare, per questo a lui ho affidato maggiormente la parte “diario di viaggio” della storia.

Le colorazioni della tua opera sono davvero fantastiche (un plauso a Laura Guglielmo) Quando hai visto per la prima volta la versione definitiva delle pagine di F***ing Sakura, cosa hai provato?

Avevo dato a Laura indicazioni precise su quello che volevo, passandole le primissime pagine del fumetto già colorate da me come linea guida. Nonostante questo, lei è riuscita ad aggiungere sfumature e gamme cromatiche che io non avrei mai pensato e, soprattutto per il secondo volume, quando ho ricevuto alcune tavole colorate mi sono emozionato.

Tra non molto uscirà il volume conclusivo di F***ing Sakura, per finire, cosa hanno insegnato Josè e Cloe al suo autore?

Bella domanda! Di sicuro ho studiato molto la recitazione e la gestualità dei personaggi. Da disegnatore,  Cloe e José sono stati una bella scuola: volevo rappresentare il Giappone nella maniera più veritiera possibile e quindi per coerenza anche i personaggi sono diventati un po’ più realistici rispetto ai miei disegni precedenti. Questo mi ha portato a fare una ricerca sul loro modo di muoversi e credo che sia visibile la netta differenza dei loro atteggiamenti fisici.

Ringraziandoti ancora per la tua disponibilità e attendendo di conoscere il finale del tuo lavoro, un’ultima domanda prima di salutarci:

Hai qualche altro progetto in corso d’opera? E, per finire, riflettendo sul tuo percorso umano, artistico, professionale: che cosa ti rende più fiero?

Sto già lavorando a due nuovi progetti: il nuovo graphic novel per Bao Publishing, che si intitola “Scirocco” e uscirà in primavera, e “Simulacri”, una miniserie per Bonelli in team con Marco B. Bucci, Jacopo Camagni, Eleonora Caruso e Flavia Biondi. Ho anche tante altre idee per future storie, ma è ancora troppo presto per parlarne…

Ciao Giulio.

Ciao!

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