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Godzilla 1: Giganti e Gangster – Recensione

Godzilla 1: Giganti e Gangster

Alla SaldaPress piacciono i mostri, e ce lo dimostra portando in patria anche colui che è il Re dei mostri: Godzilla. Dopo Alien e Predator ora tocca al gigante nucleare, tornato in auge negli ultimi anni anche grazie al Monster Universe televisivo, avere uno spazio mensile in formato spillato. Godzilla 1 apre la mini saga Giganti e Gangster, scritta da John Layman, disegnata da Alberto Ponticelli e coi colori di Jay Foot, che vedrà la completezza in tre numeri.

Layman sceglie di concentrare la storia del Re dei mostri sulle vicende umane, lasciando così un po’ “in disparte” Godzilla. Scelta audace questa che castiga un po’ la star della storia. In questo primo numero seguiamo le avventure del detective Makoto Sato, che a quanto pare ha pestato i piedi al signore del crimine sbagliato. Questi lo condanna a morte ma per qualche fortuito intervento “divino” sopravvive finendo sull’Isola dei Mostri.

La narrazione non è lineare, presenta qualche piccolo flashback utilizzato dall’autore per far immedesimare meglio nella storia il lettore. Le scelte che il detective Sato attua per ottenere i suoi risultati possono non essere condivise da tutti, anzi… ma siamo solo all’inizio di questo cammino, bisognerà attendere per conoscerne i risvolti.

Attualmente l’equilibrio dell’intreccio tra uomo e mostro non è ben bilanciato ma, nonostante questo, la trama fa trasparire e presagire grandi cose per i prossimi due volumi. Sicuramente l’autore alzerà l’asticella dell’opera regalando grandi plot-twist e sorprese.

Gli escamotage dei flashback sono sicuramente utili, come detto poc’anzi, ma purtroppo rendono l’andatura della narrazione un po’ lenta. Effettivamente, però, risultano efficaci soprattutto all’inizio dove Layman decide di buttare nel vivo dell’azione i lettori.

L’autore rende molto l’idea di quanto l’essere umano fondamentalmente sia egoista. Seppure a volte si pensa di agire per un bene superiore e per il bene comune, spesso si inciampa su scopi egoistici. Per quanto le intenzioni possano essere onorevoli spesso i mezzi che si adoperano per ottenere i propri risultati fanno del male ad altri. Non ci si sofferma a pensare alle conseguenze, si agisce e basta. Guardando fisso il focus dell’obiettivo senza nessuna remora. Come si suol dire: “il sacrificio di uno per il bene di molti”. Il detective Sato, in questo volume iniziale, si comporta esattamente in questo modo.

L’arte è sicuramente un punto a favore di questo volume. Ponticelli con il suo tratto ruvido e scostante rende bene l’idea di dove l’occhio del pubblico deve concentrarsi. Evoca atmosfere crude, brutali e violente dando così ancora più forza alla ferocia degli eventi e dei protagonisti, siano essi umani o “animali”. Basti pensare alla presentazione di Godzilla: un quadro ricco di dettagli dal design perfetto.

Le colorazioni si amalgamano bene a quello che è lo stile di disegno, niente di troppo forte o acceso. Foot varia la palette per differenziare e riflettere l’azione e l’umore delle scene. I riquadri in cui compare Sato hanno una tendenza di colori che va dal marrone al grigio e ovviamente al verde. Invece, dove presenzia il Kaiju i colori divampano esplodendo, rafforzando così la storia e il suo effettivo protagonista.

In conclusione possiamo dire che Godzilla 1: Giganti e Gangster edito in Italia da Saldapress racconta una storia con interessanti parallelismi tra i mostri – “Godzilla” e “Mothra” – che vivono, appunto, sull’isola dei mostri e quelli nella vita quotidiana dei personaggi umani protagonisti. Ovvero, il detective Makoto Sato che deve trovare un modo per fermare il signore del crimine Takahashi prima che lui lo faccia fuori, come appunto Godzilla potrebbe fare (schiacciando un umano come fosse una formica). Layman attraverso questa metafora rende godibile ed interessante la narrazione, nonostante possa avere dei momenti più lenti rispetto ad altri.

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