Crea sito

Graveyard Kids vol. 1 – Recensione

Davide Minciaroni è la mente e la mano dietro a Graveyard Kids vol. 1, edito da Edizioni BD. Un lavoro, un’opera molto particolare e intensa dove faremo la conoscenza di Rob, ragazzo appena trasferito e iscrittosi alla nuova scuola media. Lì stringerà amicizie e… spranghe di ferro!

Il nuovo arrivato a scuola scatena un feroce domino di lotte senza quartiere tra le gang rivali all’interno dell’istituto: Rob può sembrare un ragazzino indifeso ma, per proteggere suo fratello minore, è pronto a tutto. Bill e i suoi sgherri trovano in lui un inedito antagonista e diventeranno i suoi acerrimi nemici, in un crescendo di violentissime sfide.

Ed effettivamente Rob, il nuovo arrivato conoscerà subito Chico, altro ragazzo con cui condivide la passione dei Pokémon, ma qualcosa si nasconde in agguato “nell’angolo” più buio del cortile della scuola. E’ Bill, il bullo della scuola, con la sua temibile banda.

Davide Minciaroni, sin dalle prime pagine, si gioca una delle carte vincenti su questo primo volume di Graveyard Kids (3 in totale, forse 4): ovvero la caratterizzazione dei personaggi! A Rob infatti non piacciono i bulli e non lo nasconde affatto, anzi… sembra quasi non vedere l’ora di potersi confrontare con uno di essi. Dall’altra parte, Bill, difende in qualche modo la sua posizione da teppista utilizzando l’unico (apparentemente) metodo che conosce: sevizie, botte e minacce. Quando di mezzo ci finisce Fratellino, nome del fratello di Rob, la miccia è accesa ed è pronta ad esplodere una dura e violentissima battaglia tra gang.

Ma l’autore non si ferma soltanto a dare un profilo ricco e delle peculiarità precise ai personaggi. Inserisce quello che socialmente viene definito come il fenomeno delle prepotenze tra pari in un contesto di gruppo nel complesso scolastico e nella modernità urbana. Un occhio per occhio selvaggio e crudo, citando la legge del taglione. Una difesa di territorio e di status che porta Manciaroni a creare un racconto che potremmo suddividere in 3 parti: il bullo, la vittima, il gruppo.

Durante la piacevolissima chiacchierata, durante la nostra intervista con l’autore (che uscirà prossimamente), abbiamo scoperto che Davide prende ispirazione da parecchi stereotipi anche televisivi. Ovviamente questi non vengono riprodotti, ma sconvolti e sparati in un vero trip allucinogeno. Questo lo potrete notare benissimo in alcuni personaggi presenti in Graveyard Kids. Per esempio, sappiamo tutti che il bullismo non è un fenomeno di nuova generazione, ma è innegabile che presenti oggi dei caratteri di novità come per esempio il cyberbullismo. Minciaroni però decide di aggiungere un processo di bullying più old school fatto di botte e scene veramente violente da “sassate in faccia”.

Amore e dolori

Ma se da un lato in Graveyard Kids abbiamo quasi uno shonen pizze e pugni, che prende – non solo dal lato artistico – l’influenza della nona arte nipponica, dall’altro troviamo anche uno storico personale di uno (per il momento… chissà più avanti) dei personaggi di punta.

Di mezzo c’è anche l’amore e si sa, quando i battiti del cuore coprono i rumori di fondo del tram tram quotidiano, tutto cambia prospettiva, si diventa irrazionali e pronti a cambiare. Anche qui, l’autore, inserisce un’avvenimento scatenante che a sua volta introduce – come una girandola delirante – una dinamica che come un ingranaggio di troppo, farà saltare il disco.

Come abbiamo appena detto, i riferimenti al di là dello stile artistico di cui parleremo a breve, sono di carattere manga, ma sempre strippati al massimo. Riferimenti a gatti in versione JoJo, per dirne una, sono una dei tanti omaggi che troverete dentro quest’opera.

Dal ritmo piacevole e deciso, Graveyard Kids si legge che è un piacere. La gestioni della sceneggiatura in un contesto urbano, lo scambio di battute e il crescere d’intensità, regalano indubbiamente un’esperienza di lettura unica nel suo stile.

I disegni, sempre di Minciaroni, sono un tripudio assoluto di mix di chiara base nipponica. La stessa si mischia ad altri sottogeneri come il new age molto street. Sempre durante la nostra chiacchierata con l’autore, ci siamo soffermati sul punto di vista stilistico e dell’impatto agli occhi del lettore, accostando la sua arte anche a quella franco-belga. Ovviamente svestendoli dal loro essere conformi e sempre proiettati, stiratissimi e stroboscopici all’inverosimile. Basti pensare a Tintin, Gaston Lagaffe o Titeuf per capire quello che intendiamo.

L’edizione fisica di Edizioni BD è insolita seppur bella e soprattutto comoda. Ricorda senza ombra di dubbio quella dei manga, tankōbon più grandi ovviamente. La sovra coperta protegge una sub copertina in stile “classici” scarabocchi da quaderno a quadri durante l’ora di religione. Qualità sempre il top.

In conclusione, Graveyard Kids di Davide Minciaroni, edito come detto da Edizioni BD, è un’opera di libero sfogo di un giovanissimo autore e artista che riesce a rendere efficace una serie di mix di chiare influenze nipponiche (e non solo). Quest’opera è qualcosa che va oltre qualsiasi aspettativa iniziale. Una serie di stereotipi decostruiti e rimessi su come un quadro strippatissimo di Picasso. Tematiche attuali trattate con leggerezza, adrenalina e violenza, fanno capolino ad una serie di “filtri” che l’autore gestisce davvero bene, tra sensibilità e slang di strada.

Continuate a seguire le nostre news, sulle pagine Social Facebook Instagram e Telegram per non perdervi mai nulla! Playhero