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Heart Gear – Recensione

Heart Gear

Heart Gear – Recensione

Una cosa che mi piace di un autore di manga è la sua capacità di rinnovarsi, e sebbene il mercato ci propone sempre cose nuove da leggere, ma spesso simili fra di loro, un buon autore lo si riconosce dall’opera prima anche se questo si ispira a stereotipi già sfruttati.

È stato il caso di Tsuyoshi Takaki, l’autore di Black Torch (qui la nostra recensione). Aveva tutte le carte in regola per fare un ottimo lavoro e la sua prima opera parlava chiaro e infatti nonostante un inizio un po’ “tiepido” ha raddrizzato il tiro e ha proposto Heart Gear – inedito ancora in Italia – con un nuovo stile e una nuova energia. Ma di cosa parla Heart Gear?

Dopo la terza guerra mondiale la popolazione umana è stata praticamente decimata, per il mondo si aggirano droidi senzienti addetti alle più disparate mansioni.

Qui facciamo la conoscenza di Zett e Roue, un droide ricercatore ed una bambina in cerca di un posto tranquillo. Durante un suo giro di perlustrazione, Roue, trova il misterioso droide Chrome addormentato in una vecchia fabbrica e, dopo averlo risvegliato, fanno amicizia. Chrome, Rout e Zett vivono giorni spensierati fino a quando un tragico evento li costringe a partire per un viaggio alla ricerca di un ingegnere.

Ben diverso da Black Torch, Takaki si cimenta in un genere diverso e poco sfruttato ma probabilmente più affine alle sue corde. Il tema post apocalittico gli permette infatti di sfruttare a pieno tutte le potenzialità (difetti compresi) del suo tratto, regalando al lettore un world building molto più credibile e interessante. Il soggetto della trama è, come già detto, qualcosa di poco visto e sfruttato dal mercato giapponese degli ultimi anni. Il tema principale, il viaggio e come arrivare alla “meta”, gli permette una maggiore introspezione dei personaggi.

Non credo sia infatti un caso che la protagonista di questa storia sia una bambina decisa a salvare il suo migliore amico e mentore. Anziché il classico ragazzo/a adolescente che deve salvare il mondo. Ma che sia una precisa scelta autoriale, dettata anche dalle possibilità che un personaggio del genere offre. In questo caso infatti l’autore è più attento allo sviluppo dei protagonisti, restituendo al lettore il senso di ingenuità di un età di continui cambiamenti ed incertezze.

Rispetto al suo precedente lavoro, il disegno ne ha giovato trovando una nuova stabilità. I tratti somatici dei personaggi sono più riconoscibili e riducendo l’uso dei neri grattati solo dove serve. Questo riesce a restituire all’estetica degli oggetti, un più credibile design. Mentre, grazie a una maggiore sapienza nell’uso dei grigi, i corpi assumono un aspetto più “solido”.

I combattimenti sono in puro stile Takaki. Nei primi numeri sono veloci, spettacolari e molto più leggibili di prima, mentre i momenti di calma sono enfatizzati anche dall’abbondante uso di campi lunghi. Questo a sottolineare anche il silenzio di un mondo ormai collassato e quasi desertico.

Come c’era da aspettarsi Takaki non delude. Anzi, fa un nuovo passo avanti verso una nuova consapevolezza dei suoi mezzi e una ricercatezza, nel contesto trama/storia, che attualmente è difficile trovare nel mercato giapponese. La lettura scorre veloce e piacevole, e il ritmo della narrazione non è mai serrata in maniera forzosa ma dona una maggiore drammaticità all’insieme.

In conclusione, Heart Gear è l’evoluzione naturale. Un nuovo traguardo per il maestro Takaki. Un genere che, diversamente dal mainstream nipponico, viene poco sfruttato. Questa scelta non dev’essere vista necessariamente come una cosa negativa, anzi… In questo caso è proprio la marcia in più che lo differenza dalla massa.

Il paragone con la sua precedente opera è inevitabile, ma questo lavoro ha un tono più maturo. Può essere goduto anche da chi i manga li mastica da anni.
Con queste premesse, potrete star sicuri che Heart Gear è una storia che non vi annoierà facilmente. Anzi, sul lungo periodo potrebbe sorprendervi di numero in numero!

VOTO
  • Heart Gear

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