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I racconti dei vicoletti – Recensione

I racconti dei vicoletti

Di che colore sarebbero i vostri sogni, se costituissero il luogo sicuro dove rifugiarsi quando la realtà che vi circonda si rivela troppo scomoda? Probabilmente sarebbero fatti in acquerello a tinte pastello, esattamente come la Pechino disegnata da Nie Jun nel volume I racconti dei vicoletti, portato in Italia da Bao Publishing. All’ombra delle fronde degli alberi, imparerete a conoscere la piccola Yu’er e suo nonno, legati da un affetto incredibile e capace di aggirare ogni difficoltà, che percorrono le vie della città destreggiandosi come funamboli, compiendo un passo dopo l’altro sulla linea sottile che divide il mondo reale dalla finzione.

Il sogno di Yu’er

Facciamo conoscenza con i due protagonisti in modo quasi brutale: Yu’er non è stata accettata in una piscina, discriminata a causa del suo handicap. Ma la bambina ha un sogno: vorrebbe diventare campionessa nelle gare di nuoto dei giochi paralimpici. Suo nonno, sempre pronto a proteggerla dalla cattiveria altrui, la invita a credere che non avrà difficoltà alcuna a superare il bando per partecipare ai giochi. Tutto ciò di cui ha bisogno sua nipote è una piscina, e lui ha tutta l’intenzione di crearne una nel proprio giardino. La piccola non riesce a crederci: si tratterà sicuramente di uno scherzo! E invece eccola lì, che nuota felice in un giorno assolato, sospesa in aria come per magia – una magia fatta di corda, di legno, di fiducia nelle sue capacità.

Il paradiso degli insetti

In un giorno d’estate, Yu’er riceve una visita inaspettata: una farfalla colorata compare nel loro cortile, volando via prima che la bambina possa fare amicizia con lei. Yu’er decide dunque di seguirla nei vicoletti, ma presto si trova faccia a faccia con dei ragazzini che non esitano a prendersela prima con la farfalla, poi con lei. In loro difesa si palesa un ragazzino rotondetto che sostiene di conoscere un posto dove l’insetto possa guarire. Non lontano da lì, in un piccolo giardino pieno di fiori, si nasconde un luogo speciale dove gli insetti possono vivere e cantare in armonia. Un vero e proprio paradiso, pronto ad accogliere Yu’er e la sua piccola amica.

La lettera

Scopriamo che, quando era giovane, il nonno faceva il postino. Adorava il suo lavoro, con la buca delle lettere nuova di zecca e tutti quei francobolli colorati. Quei piccoli rettangoli costituiscono ancora oggi il suo tesoro, ognuno di loro porta con sé una storia. La più bella di tutte è senza dubbio quella di due francobolli su cui sono ritratti due bambini, così carini che sembra che vogliano stare insieme. Dopo aver ascoltato il suo racconto, Yu’er, da sempre convinta che le e-mail siano infinitamente più comode rispetto alla posta ordinaria, non vede l’ora di scrivere una lettera, riversando tutti i suoi segreti sulla carta, proprio come si faceva un tempo.

Vecchi bambini

Le parole possono essere la miglior medicina. Lo sa bene il nonno, che con la sua parlantina guarisce tutti i malanni dell’animo degli abitanti del suo vicoletto. Molto diverso da lui è un vecchio pittore che si aggira nelle strade, ruvido nei modi ma traboccante di talento. I due sapranno armonizzare i loro atteggiamenti così contrastanti, legandosi in un progetto comune che darà un aiuto concreto a tutto il quartiere. Ciascuno di noi ha un posto all’interno della sua comunità, deve solo trovarlo.

“Tutti abbiamo bisogno di sognare, non credi?”

Già dalle prime pagine di I racconti dei vicoletti, il lettore può individuare senza difficoltà il filo rosso che lega tra di loro le varie parti. In un mondo dalle tinte morbide e dai colori non sempre realistici, è invitato a sospendere il giudizio su ciò che vedrà, in un alternarsi di realtà e fantasia. Il ritmo del racconto è lento, l’autore non necessita di colpi di scena improvvisi, andando a colmare con sfumature oniriche tutto ciò che sembra stonare nella realtà complicata della giovane Yu’er. Nonno Doubao, il cui aspetto buffo ricorda un po’ quello del raviolo a cui deve il suo nome, rivela subito a sua nipote il segreto della felicità: bisogna sempre credere nei propri sogni.

E sono proprio questi a popolare le pagine del volume, non intesi come vie di fuga individuale ma estesi talvolta a tutto il quartiere. Quando Yu’er comprende di essere in grado di nuotare come tutti gli altri, volteggia nel cielo di Pechino sotto lo sguardo ammirato dei passanti. Nessuno sembra chiedersi come sia possibile ciò che si para davanti ai loro occhi, perché in fondo non è necessario trovare una spiegazione per le cose belle della vita. Anche il pittore che abita le pagine dell’ultimo racconto ripete senza sosta al nipote l’importanza dei sogni: se non ne hai da bambino, da grande non potrai far altro che pentirtene.

Un libro di favole a tinte pastello

Nie Jun, già autore di Diu Diu e My street, popola i vicoletti di Pechino di personaggi dall’aspetto divertente, utilizzando linee semplici e armoniose. L’aspetto di ciascuno suggerisce al lettore un lato del suo carattere, anticipandone le mosse. Il nonno è un pacioccone affettuoso, sua nipote è piccola e delicata. Il bambino che le mostra il Paradiso degli insetti è goffo e solare, il vecchio brontolone dell’ultima storia è diffidente e arcigno. La cura dedicata agli sfondi permette al lettore di immergersi completamente in un’atmosfera piena di pace e di armonia, carica di colori che impediscono di distogliere lo sguardo da quelle pagine. I racconti dei vicoletti è una raccolta di racconti delicati e profondi nella loro semplicità che saprà conquistare anche il più concreto degli spettatori.

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By Simona Gaza

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