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Il Lupo di Arkham – Recensione

Il Lupo di Arkham

A volte sognare è ciò che ci tiene in vita… ma cosa fare se la fantasia prende il sopravvento sulla realtà? Ma soprattutto… è ancora possibile trovare della magia nel reale?

A chi non è mai capitato almeno una volta nella vita di essersi sentito sbagliato, diverso… un pesce fuor d’acqua? La Shockdom pubblica ad Aprile un titolo alquanto intrigante: “Il lupo di Arkham”, sceneggiato da Francesco Vicentini Orgnani e realizzato graficamente da Virginia Salucci, che alcuni di voi ricorderanno già in quanto rispettivi autori di “Ruggine” e “Guida galattica per dogsitter”.

Come suggerisce il titolo, questa storia è ambientata ad Arkham, una cittadina apparentemente come tante, dove la vita segue il consono corso degli eventi. In questo panorama così tranquillo, tuttavia, s’insinua ben presto una turpe minaccia: un omicidio sconvolge i cittadini di Arkham… e non solo. Qualcuno riesce a turbarli ancor più: un ragazzino di nome Misha, infatti, afferma con veemenza di aver assistito al tragico evento e di conoscere l’identità dell’assassino. Una versione piuttosto attendibile, si potrebbe pensare. Eppure nessuno gli crede, poiché l’imputato dell’omicidio è per Misha il famigerato Fenrir, il terribile lupo, figlio di Loki. Riuscirà Misha-Odino a venirne a capo risolvendo il caso e mostrando il suo valore ai diffidenti cittadini di Arkham? Per scoprirlo… non vi resta che acquistare il volume!

“Fenrir voleva prendere anche il sole, ma Odino lo raggiunse prima. Gli fece sputare la luna e salvò i Nove Regni.”

Misha non si separa mai dal prezioso libro sull’antica mitologia scandinava, regalatogli da Kurt, suo amico e tutor. Chiuso nella sua cameretta, Misha trascorre gran parte delle proprie giornate a leggere e disegnare personaggi fantasy, con l’insostituibile compagnia della cagnolina Lizzy. Dita puntate, derisioni e occhiatacce: ecco ciò che Misha ottiene nel tentativo di gridare disperatamente la verità. Una lotta persa in partenza, che solo eguaglia quella di Don Chisciotte contro i mulini a vento. Ancor prima del misterioso assassinio, Misha veniva additato come lo zimbello di Arkham, con lo spiacevole nomignolo di “occhio buio” per via della sua cecità ad uno dei due occhi e delle sue conseguenti stramberie.

“Misha è fantastico. Basta ascoltarlo per pochi minuti. O guardare i suoi disegni. È intelligente e creativo. Impossibile non volergli bene! […] presto faticherete a tenerlo in casa.”

Il ragazzo possiede infatti un dono particolare: riesce a vedere al di là delle cose così come le vedono tutti gli altri… giganti, creature mitologiche, eroi di altri universi… Un manto di fantasia calato sulla cruda realtà. Un dono o una maledizione, verrebbe da chiedersi nel corso della lettura… fino all’inaspettato epilogo.

Una corsa contro il tempo, in cerca di accettazione…

La caratterizzazione del personaggio di Misha è coerente con la narrazione e le tematiche trattate: chi proverebbe stupore vedendo un ragazzino perennemente col naso sui libri, circondato da disegni e rapito dal suo mondo di fantasia? Peculiarità tipiche della sua giovane età. Varie tematiche si susseguono nel volume: la tipica ribellione adolescenziale, il divario, la distanza e l’apparente mancanza di comprensione tra genitori e figli, il bullismo, la xenofobia.

“Kurt ci ha raccontato della tua “ossessione”. Parlaci, vogliamo capire… vogliamo aiutarti.”
“Non è vero! Non ci provate nemmeno!”

Le scene che mostrano in maniera piuttosto realistica il conflitto genitori-figli raggiungono in alcune vignette picchi di significativa criticità, per poi stabilizzarsi nuovamente e ripristinare nei personaggi una quiete che ben poco sa di pace… Ne è indice la sensazione di turbamento che si prova immedesimandosi in Misha, a riprova dell’abilità degli autori nel plasmare atmosfere a tratti cupe e drammatiche. I genitori di Misha sono preoccupati per le sorti del figlio, costantemente escluso dalla vita sociale dai suoi coetanei e forse l’omicidio sarà per loro un modo per riavvicinarsi…

Qualcosa che stupisce, oltre allo stile realistico e peculiare della Salucci, è l’utilizzo magistrale dei colori ad opera di Francesco Antonelli che riesce a dar vita e valorizzare la line art, con un risultato di estrema piacevolezza per gli occhi: dalle atmosfere magiche create ad hoc per il mondo di Misha, alle scene domestiche e conflittuali dalle tonalità prevalentemente calde. Alla fine del volume, inoltre, troverete una sezione extra dedicata allo studio dei personaggi mostrati in varie pose.

Arkham: una città ideale eppure totalmente concreta.

È particolarmente apprezzabile di questo volume che riesca a non cedere al tranello di un finale scontato o dell’astrazione inverosimile degli avvenimenti. Il lupo di Arkham è invece, a scapito delle apparenze, una graphic novel estremamente, sorprendentemente concreta; i suoi personaggi appaiono tanto credibili da essere considerati alla stregua di persone reali. E degna di nota è anche la problematizzazione latente del concetto di “eroe”: in fin dei conti, non è eroe chi, investito da un’ondata di sfavillanti poteri, salva gloriosamente la donzella in difficoltà di turno. No.

Eroe è chi nella vita di tutti i giorni riesce a mantenere la propria integrità e pur conscio delle proprie debolezze, si batte in nome di ciò che ritiene giusto. Anche se questo significa essere oggetto di biasimo e derisione. Ed eroe, è colui che fa del proprio esser fuori dal comune, semplicemente un punto di forza. Come diceva il giornalista e scrittore Aldo De Martino:

“Ho sempre considerato leggendari non tanto gli eroi di imprese fuori dal comune, ma le persone che, senza clamore e nel silenzio, hanno operato, professionalmente o da dilettanti, con amore e passione autentica e non per ambizione o egoismo fini a se stessi.”

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By Romina

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