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Il mistero della pittrice ribelle – Recensione

Basandosi su eventi storici dell’Italia rinascimentale, l’autrice Chiara Montani con Il mistero della pittrice ribelle ha prodotto un romanzo ambientato nella ricca e prospera Firenze di Cosimo de Medici. L’opera è giunta da poco tra gli scaffali delle nostre librerie grazie a Garzanti ed è stata tradotta e pubblicata anche all’estero ottenendo un notevole successo.

E’ il 1458. Piero della Francesca, artista il cui grande talento è riconosciuto da tutte le più importanti città italiane, si trova a Roma a lavorare ad un’opera che gli è stata commissionata. Al contempo, gestita nelle mani della potente e ricca famiglia dei Medici, è la città di Firenze nella quale vivono la giovane Lavinia e suo zio, il pittore Domenico Veneziano. Lavinia ricopia di nascosto le rappresentazioni sulle tele presenti nella bottega di Domenico. Ella, infatti, è fortemente attratta dalle meraviglie prodotte dai pennelli degli abili artisti fiorentini. Trattasi di un’adorazione segreta perché, se qualcuno dovesse venirne a conoscenza, sarebbe costretta a rinunciare al suo unico diletto. Le donne non devono cimentarsi nel disegno e nella pittura, neanche cercare di comprendere l’utilizzo dei materiali.

Piero della Francesca lascia velocemente Roma, in seguito all’arrivo di uno strano messaggio, per presentarsi nella casa di Domenico, suo vecchio amico e maestro. Lavinia ha modo di poter osservare Piero dipingere l’opera di cui si sta occupando, La flagellazione di Cristo, restandone ammaliata. La situazione inizia a mutare in seguito all’omicidio del banchiere Peruzzi della cui morte viene accusato Domenico che viene arrestato insieme al suo giovane assistente Francesco.

Lavinia, fermamente convinta dell’innocenza dello zio, inizia ad indagare per le vie di Firenze con l’aiuto di Piero, seguendo una serie di piste che li conducono da Palazzo Medici fino alle botteghe delle varie corporazioni. Tuttavia un dubbio inizia ad instillarsi nella mente della giovane. E’ certa che Piero e Domenico nascondono un segreto, forse così terribile da non poterne parlare liberamente. L’omicidio è legato al motivo per cui il pittore ha lasciato Roma per dirigersi a Firenze? E cosa indica il simbolo ritrovato sul luogo in cui giaceva il cadavere di Peruzzi?

“L’opera di cui vado più orgoglioso è averti insegnato a dipingere”

Lavinia disegna di nascosto, lontano dagli occhi dello zio e di Francesco. Nonostante gli impacciati tentativi di non far trapelare il segreto, il primo ad accorgersi dell’interesse della ragazza nei confronti dell’arte è Piero della Francesca. L’uomo, sorpreso da così tanta tenacia, non la sminuisce né le vieta di continuare. Francesco, venuto anch’egli a conoscenza della sua passione artistica, si offre di mostrarle il corretto metodo di lavorazione dei colori, nozione fondamentale per un pittore. Così spronata nel poter continuare a fare ciò che le piace, Lavinia inizia a dipingere non senza commettere errori da principiante. Piero le offre così il suo prezioso aiuto, incrementando l’ammirazione che la ragazza ha nei suoi confronti.

Ben presto Lavinia si accorge degli effetti calmanti che le offre la pittura. In seguito all’arresto di Domenico, infatti, le uniche attività che le permettono di tenere la mente occupata sono la macinazione dei pigmenti e la loro stesura sulla tela.

“Avevo già intuito le infinite possibilità di quel linguaggio e mi ero lasciata catturare dall’esaltante potere della creazione. Una sensazione tanto più spiazzante in quanto sapevo bene che si trattava di un piacere proibito, qualcosa che per una donna era considerato sconveniente, inappropriato. Anzi, del tutto inconcepibile”

Ne Il mistero della pittrice ribelle sono evidenziate tematiche legate all’universo femminile. Nell’Italia del Rinascimento una donna che desidera approcciarsi all’arte deve necessariamente abbracciare la vita monastica. Lavinia non può farlo perché è promessa in moglie al figlio di un fiorentino che possiede una carica politica molto influente. Prendere i voti inoltre comporterebbe la privazione della libertà in quanto tale: sarebbe relegata per sempre entro le mura del monastero. La ragazza è dunque decisa a non prendere quella direzione, consapevole che una volta sposata sarà però costretta ad abbandonare l’arte per sempre. Tutte le sue ambizioni saranno soffocate.

“Provavo sempre un grande senso di frustrazione di fronte all’enormità di cose che non conoscevo, e la consapevolezza che la mia condizione mi avrebbe sempre precluso ogni forma di sapere era una ferita perennemente aperta”

Lavinia nel corso della storia trasgredisce regole sociali volte a soffocarla data la sua condizione di essere donna. Acquisisce un coraggio che le permette di affrontare a viso aperto i pericoli ed il suo cambiamento inizia a formarsi proprio grazie al suo approccio nei confronti del sapere artistico.

La storia della giovane fiorentina va inoltre ad intrecciarsi con quella di Piero, mostrando così anche la presenza del tema legato all’amore. La sintonia tra i due inizia ad intensificarsi nel corso delle indagini ma quest’armonia appena sbocciata non può essere coltivata. Il matrimonio combinato di Lavinia, la differenza d’età e il criptico carattere del pittore dimostrano un deciso impedimento a qualsiasi desiderio da parte della ragazza. Una volta sposata dovrà rinunciare a ciò che ambisce veramente, non solo l’arte ma anche la presenza di Piero che inoltre non si tratterrà a lungo a Firenze.

«Chiara Montani non scrive, dipinge! Le sue parole sono pennellate, le sue pagine affreschi dai colori smaglianti. Leggerla è come perdersi in un dipinto.»

Da queste parole pronunciate dallo scrittore Marcello Simoni, si evince il carattere e lo stile dell’autrice che, nella realizzazione del suo romanzo, ha utilizzato il linguaggio che le è più caro: quello dell’arte. Chiara Montani si focalizza nel presentare diverse opere rinascimentali, partendo con la ricostruzione storica della città di Firenze ed instillando maggior interesse nei confronti del lettore attraverso le descrizioni delle botteghe pittoriche, le abitudini dei civili ed i loro lavori quotidiani.

L’autrice fa sapientemente ricordo di avvenimenti storici realmente accaduti come la caduta della Chiesa d’Oriente per mano dei turchi a cui ha conseguito il trasferimento in occidente dei saggi orientali. Questi ultimi, con la diffusione del loro credo che cozzava con quello occidentale, erano accusati di corruzione dei tradizionali valori cristiani. L’immoralità ed il ricatto predominano in questa società apparentemente perfetta, dove l’ideale di giustizia è solo a parole ma di fatto non esiste. Ciò riflette la Firenze dell’epoca, in cui aleggia una situazione politica molto tesa e pericolosa.

Il mistero della pittrice ribelle è il secondo romanzo di Chiara Montani che, attraverso un intreccio di omicidi e tematiche religiose che quasi ricordano le atmosfere de Il nome della rosa di Umberto Eco, ha creato un giallo storico a tinte noir con minuziose descrizioni artistiche. Un complesso puzzle si estende per tutti i capitoli e sta ai due protagonisti, Lavinia e Piero, trovarne i pezzi ed incastrarli alla volta di venire a capo della spinosa situazione nella quale sono coinvolti.

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