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Il profumo segreto della lavanda – Recensione

Pubblicato da Newton Compton EditoriIl profumo segreto della lavanda è il nuovo romanzo della scrittrice britannica Dinah Jefferies, conosciuta dal pubblico internazionale per aver realizzato opere divenute in poco tempo dei bestesellers come Il profumo delle foglie di tè, l’ebook più venduto nel 2016, e La figlia del mercante di seta.

Siamo nel 1944 e la Dordogna, un dipartimento della Francia meridionale, è stata occupata dal dominio nazista. Poco distante dal paese Sainte-Cécile, tre sorelle di origine inglese vivono in un’accogliente cottage. Si tratta della residenza estiva di famiglia nella quale si trasferirono dopo aver lasciato l’Inghilterra diversi anni prima. Hélène Baudìn è la maggiore, ha ereditato i lineamenti marcati di suo padre ma possiede un animo affabile che la fa essere la più apprensiva della famiglia ed un prezioso punto di riferimento per le sue sorelle. Élise è la mediana che tende a mostrare spesso il suo carattere permaloso ed un forte entusiasmo nell’aiutare di nascosto il MaquisMovimento di Resistenza Francese. Infine Florence, la “piccola streghetta” dal pollice verde e un carattere dolce come il miele.

L’annessione della Repubblica di Vichy sotto il controllo della Germania costituì per loro un ostacolo, dal momento che non avrebbero avuto modo di ricongiungersi con la madre, la vedova Claudette, rimasta sola in Inghilterra. I tedeschi hanno ormai occupato Sainte-Cécile e i paesi limitrofi causando così la formazione di giovani ribelli francesi all’interno del Maquis, il cui fine è quello di cercare di porre un freno alle rappresaglie naziste.

La situazione già precaria nella quale convivono le sorelle Baudìn peggiora il giorno in cui Florence nasconde in soffitta Tomas, un soldato tedesco disertore in fuga dall’esercito. Il cottage funge da rifugio provvisorio anche per Jack, un membro dell’organizzazione britannica SOE, paracadutato in Francia dietro l’ordine di preparare i membri della Resistenza nei loro tentativi di contrastare la dittatura nazista. La scomoda circostanza nella quale si trovano invischiate Hélène, Élise e Florence sembra non avere vie di fuga. Con il costante timore di essere scoperte dalle autorità nemiche, le tre donne dovranno capire da sole quali siano le azioni più giuste da prendere, anche a costo di porre a rischio la loro stessa vita.

“Stavano combattendo per tornare in possesso del loro Paese occupato dagli invasori, da un esercito che si era impadronito di ciò che non gli apparteneva. Uomini che avevano rubato preziosi ricordi, torturato e sterminato intere famiglie, calpestato sogni e distrutto aspirazioni, lasciandosi dietro una scia di vite spezzate. I suoi compaesani stavano tirando avanti per miracolo e Hélène temeva che, persino a guerra finita, gli strascichi di quanto vissuto non si sarebbero semplicemente dissolti nel nulla”

Il Maquis nasce dalla necessità di reprimere qualunque intesa o accordo da parte dei cittadini francesi verso i tedeschi ed instillare la paura tra quest’ultimi. Attraverso l’utilizzo di esplosivi per la disintegrazione di strade, ponti e linee ferroviarie, l’intento dei ribelli è quello di bloccare tutte le comunicazioni nemiche con i centri vicini e sospendere rifornimenti di armi e cibo. Sabotare quindi ogni possibile missione tedesca. Élise è una convinta sostenitrice della Resistenza, mostrando di possedere un fervente spirito patriottico. Annullando lo stereotipo della debolezza femminile, al pari della giovane Baudìn, altre donne presentano segni di interesse nell’offrire anche il minimo aiuto e supporto al Maquis riguardo le attività di spionaggio.

In risposta alla violenza del regime dittatoriale organizzato da Hitler in Francia, il Maquis diventa presto una temibile minaccia tanto da costringere i militari tedeschi ad assoldare mercenari organizzati all’interno della cosiddetta Brigata Nord Africana, comunemente conosciuta attraverso l’acronimo BNA. Provenienti dalle periferie della capitale francese e dal Marocco, gli uomini della BNA diventano presto famosi per la loro crudeltà e spietatezza. Senza fare alcuna distinzione tra cittadini comuni e ribelli, provano divertimento nel compiere atti di massacro e stupro. La loro presenza è volta a scoraggiare qualsiasi tentativo di difesa da parte del Maquis e terrorizzare gli abitanti della Dordogna.

In un clima così terrificante, nella primavera del 1944 inizia a circolare flebilmente la parola “Liberazione”, un pensiero apparentemente utopico che dona comunque speranza nell’animo dei francesi intimoriti dalle ripetute minacce di fucilazioni di massa e deportazioni in destinazioni sconosciute. E’ possibile un ritorno alla normalità anche dopo un’esperienza così drammatica? Niente sarà più lo stesso se la Francia dovesse essere liberata dagli eserciti Alleati e l’odio verso i tedeschi e la Germania potrebbe essere incommensurabile.

“Forse non avrebbe dovuto preoccuparsi per la vita di un tedesco, soprattutto non di un nazista, ma in quel momento era soltanto un’infermiera che si stava prendendo cura di un paziente”

Lavorando come infermiera nella clinica di Saint-Cécile ad Hélène capita più volte di avere a che fare con soldati tedeschi bisognosi di cure più o meno gravi, a volte causate da un attacco a sorpresa della Resistenza. Trattasi di comandanti e soldati semplici generalmente conosciuti per la loro violenza e che hanno imposto una dittatura a discapito dei comuni cittadini, rastrellando le città e i paesi da ebrei e oppositori del regime. Anche la Francia non fu purtroppo esente dalle leggi razziali e dalla deportazione nei campi di concentramento e di sterminio, portando alla morte uomini e donne che avessero nel proprio albero genealogico anche un solo parente di origine ebraica.

Hélène tuttavia ha modo di accorgersi di una realtà inaspettata, riuscendo a scorgere segni di un’umanità trattenuta trasparire dallo sguardo dei militari. E’ errato pensare che tutti siano accomunati dai medesimi ideali e la donna domanda a sé stessa se sia veramente così giusto odiare incondizionatamente i tedeschi. Molti di loro infatti sono costretti dalla propria patria a combattere per una fede nella quale non credono realmente e provando una soffocante nostalgia di casa. Florence non esita un solo istante prima di mettere al sicuro il giovane nazista disertore, incurante del pericolo che avrebbe potuto condurre a sé stessa e al resto della famiglia. Chiunque abbia bisogno di aiuto deve riceverlo senza tener conto della nazionalità di appartenenza e la Germania non è sinonimo di malvagità, nonostante i francesi siano portati a ritenerlo con l’avvento del Ratissage: l’ultimo disperato tentativo dei nazisti nell’eliminare qualsiasi forma di Resistenza.

In conclusione

Attraverso il suo stile limpido e piuttosto semplice, ne Il profumo segreto della lavanda Dinah Jefferies si focalizza nel porre l’accento riguardo l’eterno scontro tra odio e perdono. La narrazione si svolge durante l’arco temporale della Seconda Guerra Mondiale, analizzando i diversi momenti che nel corso del 1944 hanno poi portato allo Sbarco in Normandia degli Alleati fino al terribile Retissage compiuto dai tedeschi in Francia. Quella che a primo impatto avrebbe potuto essere identificata come una lettura essenzialmente romantica svela però la sua reale intenzione di sottolineare le difficoltà e le paure vissute dai cittadini francesi, gli stupri e le fucilazioni di massa decretate come misure di repressione. L’amore acquisisce comunque una sua rilevanza tra le pagine di questo romanzo storico. La passione nata in un periodo difficile, i cui eventi potrebbero non garantire le basi adatte per il suo mantenimento.

Ringraziamo la casa editrice Newton Compoton che ci ha permesso di partecipare al review party di questo appassionante romanzo.

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By Claudia Onorati

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