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Il Regno capovolto- Recensione

Il regno capovolto

Il tempo è labile variabile. È una gara invisibile contro un aleatorio avversario, un bilancio, un confine immaginario che simboleggia la fine di un cerchio. Il tempo è un lusso determinato dalle scelte compiute, dalle circostanze. Ognuno, infatti, è figlio del suo tempo. Il Regno Capovolto, edito da Mondadori, è un romanzo che sintetizza in modo palese il costante conflitto tra tempi (ingessati dalla rigidità di un pro-forma asfissiante) e desideri. Una dualità che, secondo una logica falsata, pretende di segnare uno spartiacque tra il lecito e ciò che sta al suo opposto. Attraverso le pagine di questo romanzo, connotate da un impianto fantasy che ben si presta a essere immaginato, vividamente, durante la lettura, la giovane protagonista vorrebbe sfidare tempi e convenzioni.

Personaggio principale della narrazione è Maria Anna Mozart, chiamata affettuosamente Nannerl e sorella del ben più famoso compositore. La ragazzina, a proposito di tempi, vive un’epoca piuttosto amara. Il diciottesimo secolo non è, infatti, il momento storico più adatto in cui una donna potesse decidere di emanciparsi. Il desiderio di Nannerl, però, è arrivare all’immortalità attraverso la musica. Come conciliare il ruolo che per convenzione le spetta e quello che, segretamente, anela per sé? Come far aderire il modello, alle proprie ambizioni? Marie Lu, autrice del libro, promette di far riflettere, appassionare e non disattende le intenzioni. Senza indugi concentriamo l’attenzione sulla trama.

Nata con uno straordinario dono musicale, la piccola Nannerl Mozart ha un solo desiderio: essere ricordata per sempre. Anche se incanta le platee con le sue straordinarie interpretazioni, ha poche speranze di diventare una celebre compositrice. È una ragazza dell’Europa del diciottesimo secolo e ciò significa che comporre per lei è proibito. Suonerà fino a quando avrà raggiunto l’età da marito, su questo il tirannico padre è stato ben chiaro. Ogni anno che passa le speranze di Nannerl si fanno sempre più sottili, mentre il talento del suo amato fratellino Wolfgang diventa sempre più brillante e finisce per oscurarla. Un giorno, però, giunge un misterioso straniero da una terra magica, con un’offerta irresistibile: può trasformare il suo sogno in realtà. Il prezzo da pagare, però, potrebbe essere altissimo.

Considerando il gran numero di spunti riflessivi (unito al fatto che il ruolo della maggiore dei fratelli Mozart, sia rompere gli schemi) è un romanzo che, tendenzialmente, sembra perdere un po’ in incisività. Ciò accade, sovente, quando la narrazione cede alla parte puramente fantasy del racconto ma, senza inficiarne la totalità. Il risultato finale è tutto, mirabilmente, “a fuoco”. L’elemento fantastico attira, indubbiamente, un pubblico preciso.

La sensazione diffusa è, però, che per le indiscusse qualità artistiche di Marie Lu, tal elemento avrebbe potuto imporre questa storia su un gradino superiore rispetto a molti “competitor” (più blasonati e pubblicizzati), se solo fosse stata fatta conciliare in modo più fluido parte reale e fantastica della vicenda. Un piccolo neo se posto a confronto con il resto, tra cui spicca, generalmente, una trama godibile. La storia regge bene l’impatto sulla carta e vi regalerà ben più di un sogno a occhi aperti, questo è certo.

La forza di Nannerl

Tra i valori aggiunti de Il Regno Capovolto, sicuramente, si trova la scelta della materia. Le vicende prendono spunto da un personaggio reale, lo abbiamo già detto. La vera Maria Anna Mozart mantiene con la sua omonima letteraria un filo conduttore, che poggia saldamente su un criterio fondante: la conformità a un’ipotetica veridicità dei fatti narrati. I turbamenti di Nannerl, di cui Marie Lu scrive, potrebbero essere stati realmente vissuti dalla donna in carne e ossa. C’è un’aderenza speculare tra la realtà di una vita trascorsa, un pò sullo sfondo, e la ragazzina descritta sulla carta. Sebbene si percorra il fragile terreno delle ipotesi, il semplice fatto che un libro induca a formulare supposizioni lo impreziosisce. Il pensiero corre libero e tra il mondo immaginato (Il Regno capovolto) e quello vissuto, si aggiunge il piano dell’interiorità della protagonista.

Sentire, vedere, credere, stimare, soppesare, supporre: Nannerl fa questo dal principio. Stupisce la maturità di questa ragazzina, la cui resa perfetta è data dall’inchino composto, profuso a Herr Schachtner, prima di iniziare a suonare il suo adorato clavicembalo. Vi troverete appena alla seconda pagina del libro e, da subito, comprenderete quanto la musica definisca Nannerl. La musica è centro del suo mondo, poiché essa stessa è il marcatore che determina tutta la famiglia Mozart. Nel momento dell’inchino si concentra, così, il pathos. In questo frangente, Marie Lu cristallizza e sovrappone la donna reale, alla ragazzina. La lotta della piccola contro le convenzioni, così radicate a un sistema sociale costumato e appropriato, ben si definisce con la sua opposizione al padre Leopold.

Padre e Figlia

Leopold Mozart incarna l’idea di padre-padrone. La sua figura ben lungi da essere autorevole. Essa è, piuttosto, intrisa di un autoritarismo che non lascia spazio al dialogo. Egli rappresenta la ragione della forza che s’impone senza capire e valutare, poiché riconosce solo le proprie motivazioni. È ben lontano da una figura educativa assertiva che dovrebbe fare, invece, dell’ascolto il suo fulcro. Il genitore è l’emblema degli equilibri di potere che determina la società dell’Europa del diciottesimo secolo, rappresentando, di fatto, il reale antagonista di Nannerl. È sottile il rapporto tra i due. È una relazione, quella tra padre e figlia, divisa. Da una parte si trovano un tronfio orgoglio e disagio per lui; dall’altra, amore e odio per lei. La giovane comprende le motivazioni del padre nel tenerla sempre un passo indietro rispetto al minore dei Mozart, il celebre Wolfgang. Pur capendo il perché, Nannerl lo rifiuta.

Si tratta però, di un diniego poco convinto. È come se fosse conscia, in fondo, di aver perso già in partenza. La consapevolezza della ragazzina è la catena che la trattiene dallo sfidare apertamente il padre, ciò che egli rappresenta. Sotto l’ottica narrativa è un peccato: un moto di ribellione più forte avrebbe potuto regalare un ritmo più serrato alla storia. Di fatto, invece, è da riconoscere che si è rivelata una scelta apprezzabile. E’ una decisione in linea con il personaggio ma, in particolare, in linea con la donna che Nannerl sarà. Per quanto riguarda Wolfgang, è un comprimario credibile. Il rapporto tra i due fratelli, alla luce dell’evidente disparità di trattamento, potrebbe facilmente scadere nella gelosia.

In realtà non ce n’è alcuna traccia, ci sono solo collaborazione e reciproco aiuto. L’amore tra Nannerl e Wolfgang è evidente. Esso è chiaro nelle cure che lei gli riserva e nel punto di riferimento che la figura della stessa, occupa agli occhi del piccolo Mozart. La visione che Nannerl ha di suo fratello la dice lunga sulla bontà del rapporto, non ponendo nemmeno un dubbio quando, inevitabilmente, tra i due s’insidieranno piccole incomprensioni. La musica unisce i fratelli Mozart, interiormente. In particolare, i loro legame va poi a sostanziarsi nelle circostanze, quando i due comporranno insieme.

Un occhio speculare della realtà

Un altro “personaggio” fondamentale, per lo meno, a giusto titolo, sarebbe corretto definirlo tale, è il Regno capovolto. La sua silenziosa ma netta presenza, sarà una costante. Avrete la precisa sensazione di varcare la soglia dell’impossibile, per scoprire che “impossibile” è solo una parola usata per designare l’ignoto. Del Regno capovolto si fatica a definire i contorni. È un sogno a occhi aperti? Oppure, è un luogo non meno reale del mondo vissuto? Nannerl ve lo mostrerà per mezzo della sua musica. Proprio attraverso di essa, sembra inquadrarlo con maggiore chiarezza. La magia del clavicembalo, suonato dalla piccola compositrice, si unisce alla sua fantasia, mescolandosi ai sogni. Il talento dei Mozart si legherà, a doppio filo, alle sorti di questo mondo: un luogo che costituisce un doppio binario con il nostro, sempre vivo in un sempiterno presente.

Che cosa, però, il Regno Capovolto sia esattamente, ve lo lasceremo scoprire attraverso la lettura di questo meraviglioso romanzo. Siamo sicuri, altresì, di non guastarvi la sorpresa, nel dire che i concetti cardine che lo definiscono poggiano sulle antitesi di un mondo che si determina nel suo riflesso. Il bello è brutto, ma anche diverso e singolare. La luce non brilla così forte come dovrebbe, anzi confonde. Infine diventare adulti vuol dire scoprire che, in fondo, certe cose non possono essere cambiate. Almeno, non ancora.

Una narrazione che ama la chiarezza

A livello paratestuale il libro può contare su una struttura semplice in cui l’autrice, dopo la dedica di rito, introduce la narrazione. È ben individuato il periodo storico, siamo nel 1759. La scrittrice fornisce al lettore tutte le informazioni necessarie, in modo chiaro e senza fraintendimenti. L’assetto del romanzo in sé è lineare, quasi intuitivo. Il font utilizzato in stampa vi accompagnerà agevolmente, lo scorrere delle pagine fluirà armonioso. La divisione in capitoli, così come proposta, serve a inquadrare meglio ciò che accade. Ogni capitolo si apre con un titolo che lascia presagire e, insieme, incuriosisce. Nei ringraziamenti finali Marie Lu scopre le carte. Questo, per la scrittrice americana, vuol dire mostrarsi a cuore aperto nei confronti del pubblico che l’ha scelta.

Il Regno capovolto nasce quando di anni ne aveva ventitré ed è stato portato alle stampe solo lo scorso anno. Segno che l’opera originale è stata oggetto di un accurato controllo, che si è protratto nel tempo. Lo stile è lineare, le descrizioni sono giuste. Nel senso che esse si trovano esattamente nel mezzo tra la descrizione puntuale e la consapevolezza di non abbandonarsi in un’esposizione inutilmente prolissa. Altro valore aggiunto del romanzo, infine, è l’autrice stessa. Con una scrittura fluida e un periodo per lo più paratattico, lei, è capace di mantenere sempre costante l’interesse di chi la legge. Un pregio da non sottovalutare che, unito all’uso attento della punteggiatura, fa de Il Regno capovolto un romanzo che arriva subito al cuore di chi gli si avvicina.

Individualità e famiglia

Si tratta, in sostanza, di un romanzo dell’interiorità. Rappresenta l’indagine su un rapporto di percezione di sé. Porta avanti l’idea che una ragazza possa sognare qualunque cosa e realizzarlo, se lo desidera davvero. Il messaggio non stona con la realtà dei fatti. A dispetto dell’apparente “fallimento” di Nannerl (la biografia della stessa è uno spoiler immenso) si evince per bene che, la nostra protagonista, sceglie, a conti fatti, di non perdere ciò che è davvero importante per sé: la coscienza. A modo suo ha vinto la sfida, poiché non esiste conquista più importante del non perdere se stessi.

Il Regno capovolto è, però, anche il racconto di una famiglia, che non è lasciata in secondo piano, se si considera che il fulcro della vicenda risieda altrove. Seppur si debbano considerare tutte le libertà narrative del caso (non è una biografia), il tema familiare spicca con prepotenza tra le pagine. Si analizzano rapporti, si mettono in luce le incongruenze tipiche e meno tipiche che la caratterizzano. Si parla di attese. Quelle di Leopold Mozart, nei confronti dei suoi figli sono estenuanti. Si parla di quanta fatica si faccia a essere all’altezza di un genitore così impegnativo. Si parla, poi, di amore ma anche di sconfitta. Perché leggere Il Regno Capovolto? È chiaro. Marie Lu concepisce un romanzo onesto, dove sinceri sono i personaggi che lo animano e che, siamo sicuri, vi faranno emozionare come pochi sapranno fare.

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By Ilaria Inglese

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