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Il Treno di Dalì – Recensione

Il Treno di Dalì, di Salvatore Vivenzio e Fabio Iamartino, edito da Shockdom, può essere interpretato come un viaggio all’interno dell’inconscio umano, dove ogni cosa può apparire surreale e fantastica. È un viaggio nelle stanze della nostra mente dove albergano una serie di immagini sconnesse e psichedeliche in una realtà distorta ed immaginaria.

Onirico, surreale, futuristico e spesso grottesco, questi sono gli aggettivi che vengono solitamente accostati all’arte del celeberrimo artista spagnolo Salvador Dalì, e così allo stesso modo Il Treno di Dalì rimane fedele a queste peculiarità anche in questa versione in graphic novel.

Il Treno di Dalì, un inno all’arte surrealista

Possiamo dire con molta probabilità che se Salvador Dalì avesse fatto il fumettista nel 2021, avrebbe disegnato i suoi quadri esattamente come i due autori italiani ce li hanno proposti, avvalendosi della casa editrice Shockdom in quanto avanguardista nell’innovazione tecnologica nella digitalizzazione delle immagini. L’opera autoconclusiva, conta 96 pagine ed è finemente realizzata in un formato A5 fotografico.
Quest’opera italiana, sbarca sul mercato il 25 marzo 2021, battezzando ufficialmente l’esordio di Fabio Iamartino che, al fianco di Salvatore Vivenzio (già noto alla casa editrice in quanto autore de La Rabbia), riescono a creare un’affascinante commistione di ingredienti; il primo per la qualità dei suoi disegni fedelissimi al sentimento del massimo esponente spagnolo, il secondo, invece, per il merito di saper gestire i dialoghi in maniera perfetta.

Il Futurismo di Vivenzio e Iamartino

Ed ecco infatti che dinanzi ai nostri occhi compaiono i tutti i tratti tipici di Dalì, a partire dai famosi orologi molli utilizzati per rappresentare gli occhi dei personaggi che ci riportano al celebre quadro La Persistenza della Memoria, o ancora gli animali dalle lunghissime zampe come ne La tentazione di Sant’Antonio. Città futuristiche, gente che spara raggi laser, animali storpiati, tigri e uomini polpo, qui ci sembra di essere parte integrante del “Sogno causato dal volo di un’ape intorno a una melagrana un attimo prima del risveglio” e molto probabilmente i due autori ci stanno facendo vivere questo sogno come se fossimo stati punti da un’ape e ci trovassimo seduti di fianco a Dalì, un investigatore privato dallo scarso talento che si sta recando a Città Nuova perché gli è stato affidato un caso da risolvere. In viaggio sul treno l’uomo inizierà una conversazione con la compagna di scompartimento Desirè alla quale si presenterà proprio come Dalì. Il dialogo che ne seguirà sarà caratterizzato da un continuo susseguirsi di flash forward nei quali vedremo apparire dal finestrino del treno immagini di un futuro in cui l’investigatore è alle prese con il suo caso.

Vivenzio racconta: «[…] Era anche il periodo in cui mi ero appassionato al surrealismo, soprattutto cinematografico, da Bunuel a Resnais, oltre alla pittura. Ho unito il momento particolare che stavo passando alle influenze del momento ed è uscita fuori una storia sognante, sghemba, con un protagonista senza speranza. Era come mi sentivo in quel momento.»

Le tematiche, per coerenza, rimangono pesanti da un punto di vista visivo, non mancheranno infatti immagini di danze orgiastiche, animali dalle zampe allungate e dai colli mozzi, uomini dilaniati da operazioni chirurgiche folli, scene di guerra, templi e palazzi futuristici, braccia umane meccaniche ed impossibili esperimenti. D’altronde l’ho accennato all’inizio: questo è un viaggio nell’inconscio umano, nella fattispecie quello del Dalì pittore che si incontrerà splendidamente con quello del Dalì investigatore; tutto ciò possiamo intuirlo in questa novella grafica attraverso un susseguirsi di immagini talvolta senza parole, dove, come esattamente accade in un flusso di coscienza, abbiamo un continuo evolversi di pensieri ed immagini astratte, e, l’attimo dopo, veniamo come risvegliati da un’ipnosi e riportati su quel treno dove Dalì torna a parlare.

Alla ricerca del tempo perduto di Dalì

Il tempo trascorso inabissato tra i suoi pensieri e quello di coscienza della realtà sarà sempre interrotto da rappresentazioni visive di ciò che la frase pronunciata in quel momento scaturirà in Dalì, ed ecco di nuovo stagliarsi di fronte a noi immagini alla rinfusa, senza alcun segno di logica o razionalità, come se fossimo in un sogno. Il tempo come avrete capito è un tema chiave della graphic novel, difatti ci troviamo in una storia che non sembri avere un vero e proprio senso temporale, non c’è una consecutio, piuttosto una costante ricerca del tempo perduto di Dalì investigatore come unica via di salvezza e riflessioni molto interessanti sulla transitorietà del presenti e le crisi che ne conseguiranno.

“Se pur volessimo andare all’inverso, il tempo è sempre in movimento. Divora ogni cosa. Per quanto noi proviamo a rincorrerlo non riusciamo mai a raggiungerlo.”

Tra conversazioni sconnesse, eventi assurdi ed oggetti fluttuanti, arriverà poi un momento di stasi, dove l’investigatore vivrà un momento particolare proprio quando un parodistico inventore di nome Gulliver entrerà in gioco proponendo a Dalì un viaggio nel tempo. L’idea di tornare indietro ripercorrendo le scelte sbagliate stuzzica chiunque, anche noi, figuriamoci un personaggio tormentato come quello dell’investigatore.

“Ci pensi mai a cosa vuoi davvero? O ti limiti a prefiggerti degli obiettivi da raggiungere? Dei compiti da portare a termine? Come un automa?”

Iamartino aggiunge: «Il mio intento, quando ho realizzato la storia che mi ha proposto Salvatore, era vedere ciò che io stavo capendo di quella storia, anche volutamente proiettando del mio sul suo racconto: simbologie, piccoli vuoti esistenziali, dubbi e confusioni che volevo vedere e che avevo deciso di attribuire al racconto di Salvatore e forse a quel periodo della sua vita.

Essendo il background visivo del racconto ben esplicitato fin dal nome del protagonista, Dalì, il mio lavoro è potuto scaturire solo da una rielaborazione di tantissimi spunti e reference (molti partiti dallo stesso Salvatore) sui quali ci siamo confrontati e di cui mi sono circondato fin da subito: dalle influenze surreali più classiche di Dalì, De Chirico, Magritte alle sperimentazioni contemporanee di Cornellà, Robbie Trevino, Brecht Vandenbroucke, Eric Lambé.»

Questo viaggio con il suo flusso di immagini darà al protagonista molte più risposte di quelle che avrebbe mai potuto ottenere in questo fantomatico caso che alla fine non risolverà mai. Al contrario farà molta più chiarezza interiormente riequilibrando su uno stesso piano l’aspetto cosciente con quello non cosciente assumendo consapevolezza “nessuno si bagna due volte nello stesso fiume”.Il Treno di Dalì è un viaggio noir, dai tratti surrealistici e metafisici, che vi trascinerà ed in un arcobaleno di colori e che vi farà sentire turbati dall’inizio alla fine.

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By Maria Carlotta Sotgia

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