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Il viaggio di Tito – Recensione

Il viaggio di Tito, Graphic Novel targata Double Shot, ispirata al romanzo storico omonimo, scritto da Emiliano Angelucci, edito Nuove Tendenze, associazione culturale aperta alla scoperta di nuovi talenti, narra le vicende di due personaggi vissuti a Gerusalemme nei primi anni dell’era cristiana, durante il I secolo d.C.

Terenzio, ufficiale dell’esercito romano, appassionato di letteratura, compie con coscienza e sollecitudine il proprio dovere, per lui Roma è Legge, è un concetto d’ordine, potere e civiltà. Allo stesso tempo è un militare atipico perché contrario ai conflitti che porta la guerra, tormentato dai dubbi a causa della politica e della dominazione romana in Giudea.

Tito, il ladrone crocifisso alla destra di Gesù di Nazareth, ombra silenziosa e abile sicario. Un uomo impulsivo, mosso soltanto dalle sue passioni. La sua è un’infanzia abbandonata e sfruttata, il passato da zelota, difensore dell’ortodossia e dell’integralismo ebraico e addirittura da legionario romano, portano Tito a compiere un grande viaggio. Il viaggio della rinascita e conoscenza di Dio.  

Provenienti da due mondi diversi ma dotati della stessa umanità, Terenzio e Tito si confrontano amichevolmente sulla loro vita. Il primo ha un dovere nei confronti di Roma e questo gli impedisce inizialmente di andare alla ricerca della parola di Dio e di aver pietà della vita di Tito, amico, poi, rimpianto. Quest’ultimo compie azioni malvagie, trascinato dalla povertà e circondato da un mondo criminale. L’odio è un’esperienza che precede l’amore e il bene. Rifiuta il potere, vuole essere libero e proteggere solo sé stesso e la sua famiglia. Non tollera la sconfitta e riesce a farsi strada uccidendo. La sua è una vita di pulsioni, finché Gesù non gli rivela la pace e la beatitudine. Lo stesso Tito riesce a tirare fuori Terenzio dalla sua cella dorata, dalla sua devozione nei confronti dell’esercito, mostrandogli un percorso incredibile, quello della sua esperienza: un concentrato di avventure, amicizie, un’appassionata storia d’amore e, soprattutto, il riscatto personale, il percorso spirituale e la crescita interiore. L’ufficiale romano diventa portavoce della vita del ladrone, un uomo che tocca il fondo, risorgendo, proprio come Gesù.

“Tutti conoscono Tito, il Buon Ladrone, per la sua fine, ma nessuno si è mai posto delle domande su quali fossero le sue origini. Terenzio lo ha fatto e, passo dopo passo, si è ritrovato a camminare per una strada completamente nuova per la sua epoca”

La vera stima e amicizia possono nascere anche attraverso le sbarre di una prigione e la violenza più feroce abbatte pregiudizi e costruisce fiducia e fraternità. Ecco come i due uomini diventano due spinte contrarie, eppure indissolubili, che convivono in ciascuno di noi e la storia diviene uno strumento per denunciare ingiustizie, per scuotere coscienze, per chiamare al riscatto, per insegnare il Bene.

“Io so solo che uccidere un uomo buono è un male in senso assoluto, e fare del male porta altro male”

Un significato dietro ogni protagonista, dal conflitto tra il bene e il male rappresentato da Gesù e Ponzio Pilato, all’importanza della scrittura che si cela dietro Terenzio e poi la libertà di Tito. Una varietà di personaggi che si intrecciano su due storie parallele. Ciò che rende il racconto unico è che si presta a un’infinità di interpretazioni. Da non trascurare il tema del viaggio, che muta l’opera in un romanzo epico che descrive le gesta di un uomo che da fuggitivo e ricercato, diventa un contraddittorio “Ulisse”, in viaggio attraverso terre lontane incontra la filosofia, la religione e il mito. Il viaggio di Tito è l’esplorazione del proprio IO, un percorso verso le domande più recondite del nostro cuore, i misteri della fede e la potenza dell’amore.

Lo stile è piacevole ed ispirato, a volte trasgressivo e brutale. La trama è coinvolgente, piuttosto credibile, ed emergono molti dei sentimenti che, da sempre, agitano l’animo umano. La narrazione unisce realtà ed invenzione, mischiando personaggi inventati ad altri realmente esistiti, dei quali viene tratteggiato un minuzioso e coerente profilo psicologico. Puntigliosa la ricostruzione storica e quella dei vangeli canonici. Numerosi i colpi di scena, presenti un certo numero di tavole d’azione e di combattimento. 128 pagine a colori, sceneggiate e illustrate da Filippo Rossi e Giorgio Carta, che restituiscono in immagini una storia appassionante.

Il viaggio di Tito, una Graphic Novel dalla trama storica che denuncia la vita di quel tempo divisa ancora tra i lussi dei nobili e le infime condizioni di vita degli svantaggiati, costretti alla delinquenza, perché il passato non è solo uno spazio temporale che non appartiene, è anche la terra dentro la quale affondano le nostre radici, basi solide per il nostro futuro.

Non so davvero se sia fondamentale rispettare i dieci comandamenti, o se sia possibile sottrarsene, come ha fatto Tito, che si è limitato a cercare Dio quando gli ha fatto più comodo. Non ho mai capito Tito e la sua condotta ambigua, mentre, evidentemente, Dio è riuscito a conoscere tutto di lui, infatti lo ha graziato. A questo punto mi domando se Tito, nonostante tutto, non sia stato un uomo migliore di me”.

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