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IO E MR. FAHRENHEIT – Recensione

IO E MR. FAHRENHEIT, SHE LIKES HOMO, NOT ME

Io e Mr. Fahrenheit – She likes homo, not me è un manga concluso in tre volumi disegnato da Akira Hirahara e tratto dall’omonima light novel scritta da Naoto Asahara. Entrambe le opere sono state pubblicate in Italia da Planet Manga, rispettivamente nel 2019 e nel 2020, dopo aver debuttato in patria l’anno precedente.

Ultimamente mi capita spesso di partecipare a diversi sondaggi e ogni volta rimango stupita di come nella maggior parte dei casi alla domanda “sei?” le uniche due risposte possibili continuino a essere solamente “uomo” e “donna”. All’alba del 2021, dopo anni di accese discussioni sull’argomento, manifestazioni e lotte per i diritti LGBTQ+, si continua a sottovalutare, per non dire ignorare, il fatto che suddividere la popolazione mondiale in “uomini” e “donne” sia decisamente limitante.

Perché questo continua ad accadere? Perché semplificare le persone in poche e banali categorie è sempre più facile che imparare a conoscerle più nel profondo e questo ci rende più sicuri nel rapportarci con quello che ci è ignoto. Al di là dell’identità di genere, a quante persone non abbiamo rivolto la parola perché ritenute troppo “nerd”, “fighett*”, “secchion*” o “bigott*”? Se ci pensiamo bene, tutti almeno una volta nella vita abbiamo messo in atto e subito una determinata discriminazione e come lo facciamo con le persone, figuriamoci per tutto il resto che ci circonda.

Prendiamo ad esempio il mondo manga: quante volte cercando qualcosa di nuovo che ci possa piacere ci siamo focalizzati su parole come “seinen”, “shojo” o “Shonen”? Quante volte evitiamo un manga proprio perché ci salta all’occhio “boys love”, “hentai” o “bara”? Chissà quante belle letture ci siamo persi perché le abbiamo snobbate a prescindere!

Se vi state chiedendo perché ho iniziato con questa predica è perché dopo aver letto Io e Mr. Fahrenheit non potrete più fare a meno di pensare all’uso che fate delle etichette nel vostro linguaggio quotidiano, in quanto questa è la storia di un “gay” e di una “fujoshi” che fanno di tutto per nascondere quello che sono, a costo di dover recitare una parte per tutta la vita.

Jun Ando è un ragazzo del liceo che nasconde il proprio orientamento sessuale a tutti i suoi conoscenti, preferendo confidarsi unicamente con il suo amico virtuale “Mr. Fahrenheit”, conosciuto su un sito di incontri e con il quale intrattiene una corrispondenza giornaliera. Le uniche cose che Jun conosce di questo personaggio misterioso è che è positivo all’HIV e che ha sempre la frase giusta al momento giusto. L’unica altra persona che condivide il segreto di Jun è il suo amante Makoto, uomo di mezza età che da sempre nasconde la sua vera natura dietro la facciata del buon padre di famiglia.

Un giorno Jun incontra per caso la compagna di classe Miura, intenta nell’acquisto di un Boy’s Love. La reazione imbarazzata della ragazza fa capire subito quanto non sia felice che il suo segreto sia stato scoperto, specialmente da un ragazzo con il quale non ha la minima confidenza. Tuttavia, Jun non sembra interessato a prenderla in giro per essere una fujoshi, anzi si interessa al motivo per cui le piacciano tanto gli omosessuali portando la ragazza a fidarsi di lui; Jun, d’altro canto, pensa di aver trovato in Miura una persona che possa aiutarlo a vivere la propria vita normalmente come amici e famigliari si aspettano da lui.

Da questo incontro, tra i due ragazzi nascerà un legame molto particolare che porterà entrambi ad affrontare aspetti di se stessi nascosti da tempo nella profondità della propria anima e a iniziare un percorso di accettazione e consapevolezza di cosa voglia dire vivere la propria vita integrati in una società che non sembra mai pronta ad accettare la diversità.

“non voglio semplificare il mondo. Non voglio ridurre l’attrito a zero e ignorare la resistenza dell’aria”

I disegni di quest’opera sono molto dettagliati e complessi e ritengo che il punto forza sia l’espressività che la mangaka riesce a dare ai suoi personaggi, specialmente nella sofferenza. Negli occhi di Jun e Miura si può percepire tutto il dolore che provano e quando questo emerge con tutta la sua forza, il nostro cuore di lettore non può fare a meno di essere stritolato in una morsa. Se siete persone particolarmente emotive difficilmente riuscirete a trattenere qualche lacrima ma non temete…. Il secondo punto forza di questa storia è il forte messaggio di speranza che si vuole trasmettere e che vi farà sospirare facendo tornare il sorriso.

Un altro aspetto che ho apprezzato molto dal punto di vista stilistico, è la rappresentazione del personaggio di Makoto che dimostra la sua vera età senza sembrare forzatamente più giovane, come accade nella maggior parte dei Boy’s Love quando si cerca di ridurre visivamente il gap di età tra due amanti.

Durante la lettura, inoltre, verrete travolti dalle note dei Queen che fanno da colonna sonora alla storia: “I want it all” e “show must go on” sono sicuramente le due canzoni più rappresentative.

“Tu hai dato inizio a uno show quindi da adesso in poi non ti è permesso terminare tutto e scendere dal palco solo perché non ti va più di partecipare”

Per concludere, ritengo che questo sia un manga di cui si sentiva l’esigenza in quanto in Italia abbiamo ancora troppi pochi titoli che affrontano certe tematiche in maniera così veritiera e con una sensibilità che non può lasciare indifferenti. La mia speranza un giorno è che giovani fujoshi come Miura possano entrare in fumetteria senza vergognarsi come ladre ogni volta che acquistano un Boy’s Love, mentre ragazzi come Jun possano trovare delle opere che li facciano sentire rappresentati e meno soli; allo stesso tempo ragazzi abituati a sentirsi “normali” e accettati possano avere i giusti mezzi per interagire al meglio con chiunque li circondi.

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