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Jundo, distruggiamo le barriere del fumetto – Recensione

Uno dei modi più semplici per esplorare il mondo è attraverso la lettura. Questa, può farvi scoprire terre lontane ed inesplorate, pianeti meravigliosi e storie incredibile. Vi fa immedesimare nella vita di altre persone e vi permette di accrescere voi stessi come nessun altro modo vi concede. Jundo è tutto questo. Un sito, un app, una piattaforma che mette a disposizione degli utenti un catalogo di fumetti variopinto. L’obiettivo di Jundo? Distruggere le barriere del fumetto e creare una nuova generazione di artisti, mostrando al mondo nuove realtà, nuove idee e nuovi orizzonti.

Piccola premessa, al termine di questa recensione troverete l’intervista a cura di Paolo Monticciolo, ad un membro del team Jundo, ovvero l’editor Gabriele Mareri. 

La Nuova Era del Fumetto

In un’era buia in cui il fumetto è ormai quasi, se non del tutto, un bene di lusso, Jundo è un faro di speranza per tutti gli appassionati della lettura. Una luce, seppur ancora fioca, in questa oscurità che permette ai vecchi entusiasti del fumetto e alle nuove leve, di avvicinarsi a questo straordinario mondo con estrema semplicità. Nata alla fine del 2020 da un team di giovani under 30, grazie alla vittoria del bando “Fondo per le startup Culturali e Creative” di Lazio Innova, ha davanti a sé un futuro brillante e glorioso. Un futuro che si spera possa aprire le porte alla nuova era del fumetto, riportando quest’ultimo ad essere un bene usufruibile da tutti gli appassionati, portando storie, passione e cultura a chiunque.

Iscriversi ed Abbonarsi a Jundo

Attualmente, iscriversi sulla piattaforma di Jundo è totalmente gratuito, nonché semplice. Basterà infatti una mail ed il gioco è fatto. Vi verrà data la possibilità di scegliere lo stile di disegno ed il genere di storie che preferite. Avrete la possibilità, quindi, di inserire le vostre preferenze, grazie alla quale la sezione “Scelto per te” vi suggerirà i contenuti a voi più consoni.

Nonostante sia possibile accedere a tutto il catalogo di Jundo sin da subito, avrete l’occasione di leggere soltanto i capitoli iniziali delle opere proposte. Per accedere ai contenuti successivi dovrete sottoscrivere un abbonamento. Non scoraggiatevi adesso, come già detto, l’obiettivo di Jundo è portare aria nuova al mondo del fumetto. La cifra sarà infatti esigua in quanto, mensilmente, il costo sarà di soli 1.99€. Inoltre, non appena sarà aggiunta ed abilitata la sezione relativa all’acquisto delle opere cartacee, gli abbonati non dovranno preoccuparsi dei costi di spedizione.

Le Opere di Jundo

Al momento la piattaforma non dispone di un elevato numero di fumetti. Visti i pochi mesi di distanza dall’uscita, il roster di Jundo non è ancora ben corposo, ma questo viene periodicamente rimpolpato sia con nuovi contenuti, sia portando avanti le già presenti opere. Quantità però non è sempre sinonimo di qualità. Le opere che troverete su Jundo sono difatti molto originali, sono sempre emozionati e, oltre ad essere per buona parte nostrane, sono soprattutto, come già detto, varie sia nel genere che nello stile. Questo permette ad ogni singolo usufruttuario di avere a disposizione l’opera che fa al caso suo.

Gli amanti delle storie passionali possono godere di opere emozionanti come Belle Epoque. Chi apprezza le storie horror potrà godere di racconti inquietanti come Fiabe Nere o Syzigy. Mentre gli appassionati del genere avventura avranno a disposizione opere dinamiche come Kamikaze, Carnival Chaos o Harakiri. Di quest’ultimo, inoltre, potrete anche trovare la recensione sul nostro sito.

Infine, per chi ama gli approfondimenti, prima di leggere ogni singola opera si avrà l’opportunità di ricevere alcune informazioni inerenti alla stessa e all’autore. Tramite la sezione Informazioni potrete leggere diversi dati: dai vari genere che comprendono l’opera, al riassunto, al cast che si è occupato di sceneggiatura, disegni e colori. Vi è anche una sezione dedicata interamente agli autori, artisti grazie al quale si può godere di opere uniche.

L’App di Jundo

Se arrivati a questo punto vi starete chiedendo dove poter leggere le opere di Jundo; sappiate che avete diverse alternative. Smartphone, Tablet e Pc sono ottime opzioni. L’applicazione è scaricabile sia dall’App Store che dal Play Store. Ottimizzata perfettamente per i dispositivi smartphone, solo in questa versione sarà possibile cambiare le preferenze di Genere e Stile delle opere. Nella versione Web, invece, l’opzione non sarà presente. In entrambi i casi comunque l’esperienza di lettura sarà fantastica, con contenuti scorrevoli e qualità eccellenti. L’unico problema potrebbe essere riscontrato qualora vogliate accedere alla piattaforma da smartphone senza usufruire dell’app scaricabile. Infatti, in questo caso, non sarà possibile scorrere le varie liste di opere.

Cosa ci offre il Futuro?

Jundo è soltanto all’inizio della propria storia. Una piattaforma utile, intelligente e di cui si sentiva il bisogno ma non priva di piccoli pecche. L’assenza di un’opzione che permetta di scegliere il genere di fumetto che si voglia leggere è la più immediata. Se aveste voglia di leggere un’opera fantasy, momentaneamente, dovreste soltanto cercarla tra le altre opere. Questa è comunque una piccolezza paragonata a ciò che l’app ha offrire. Gettando un occhio al futuro e a cosa Jundo può diventare, tra migliorie user friendly, sempre più opere disponibili per i lettori, la possibilità di acquistare le copie cartacee delle opere e creando una community unita e acculturata, Jundo sarà l’ariete che permetterà di sfondare le barriere di un mondo che si sta discostando troppo da ciò per cui era nato.

C’è un’ultima informazione relativa al futuro di Jundo. Quest’ultimo, infatti, mette a disposizione la propria piattaforma per gli artisti emergenti, con una sezione dedicata agli autori in cerca di un luogo in cui pubblicare le proprie opere. Con questo dimostra di essere interessata non solo ai lettori sempre in cerca di nuovi stimoli, ma anche a chi, quegli stessi stimoli, vuole farli vivere agli altri.

Riassunto

Jundo è una piattaforma che punta a riportare in auge il mondo del fumetto. Che vi accediate da pc, tablet o smartphone, avrete un’esperienza di lettura fluida. Le opere proposte, nonostante siano ancora in numero limitato, sono uniche, prediligendo spesso quelle nostrane. Troverete tutti i tipi di generi, dai fantasy agli horror, ai sentimentali agli storici e diversi stili di disegno come quelli realistici o cartooneschi. L’iscrizione è gratuita e permette di accedere a tutte le opere presenti nel catalogo. L’abbonamento, dalla cifra quasi irrisoria, permette di visualizzare i capitoli successivi ai primi, offrendo quindi un quadro completo dell’opera. Nonostante qualche piccola pecca, che verrà sicuramente risolta in futuro, Jundo offre un’alternativa più unica che rara al mercato attuale, dimostrando che esistono altre vie accessibili a tutti.

Intervista a Gabriele Mareri

Ciao Gabriele, 

Per spezzare il ghiaccio inizierei subito con una domanda: come nasce la tua passione per il fumetto? 

Quando ero molto piccolo e non sapevo ancora parlare bene, se c’era qualcosa di complicato che volevo dire, la disegnavo! Ho continuato a sviluppare quest’amore per le immagini, che però sentivo fine a sé stesso. Finché i miei non hanno comprato il mio primo Topolino. A sei anni, già sapevo cosa avrei voluto fare da grande.

C’è qualche artista a cui ti sei ispirato negli anni o che comunque “invidi” (lasciaci passare il termine non corretto) particolarmente? 

Tantissimi. Il mio rapporto con gli autori che ammiro è stato spesso di “invidia”, anche in termine scorretto: mera imitazione. Fasi del processo creativo, certo, ma ci sono stato male per un po’. Finché non ho scoperto che alcuni autori mi sono rimasti attaccati addosso, senza che mi sforzassi. Cavazzano, Hewlett. Altri li amo e li studio tutt’ora, come Rebelka o Fernandez. Poi non posso non citare il Giove del mio Olimpo personale: su Ashley Wood ho fatto la mia tesi di laurea!

Esiste uno o più personaggi dei fumetti che ami disegnare? 

A periodi. Da piccolo erano i paperi, avendo cominciato a disegnare partendo da Topolino. Con l’età e i miei amici del liceo, quando ho davvero ampliato i miei orizzonti, i personaggi più belli da disegnare sono diventati i miei. Comunque ho un amore svergognato per i personaggi di “Lupin III”.

Domanda bastardella: Kirby o Lee? No beh, la risposta è ovvia, ovviamente era solo un’osservazione per portarci alla domanda vera: Secondo te, una volta, era più semplice lavorare nell’universo fumettistico rispetto all’ormai saturo universo? 

Io non credo che il mercato del fumetto sia saturo, in Italia. Credo sia stagnante. Le cose da dire sono tantissime, ma non si riesce a trovare spazio per nuove idee. Il fumetto è nato come medium popolare e contenitore di storie assurde, talvolta stupide. Ma gli autori hanno un po’ paura di produrre cose nuove, e quindi di rischiare. Credo che oggi sia più complicato emergere come autore di fama “rockstar”, che è l’unico modo di fare fumetti se vuoi camparci.

Comunque Kirby, quando è impazzito alla Dc e ha fatto “Omac”!

Cosa secondo te è cambiato nell’universo fumettistico sia in termini di approccio come lettore che in termini editoriali, di produzione etc? Vale anche qui un “si stava meglio quando si stava peggio”, oppure si tratta di un crescendo verso “il meglio” negli anni? 

Il lettore puro, oggi, è una merce rarissima: quelli che lo diventano sono autori a loro volta o leggono manga. Gli stessi studenti di scuole specializzate sfogliano pochi fumetti. Secondo me la nascita di Netflix e simili ha fatto perdere al fumetto il ruolo di “arte popolare”, riservandolo ad una nicchia affezionata. Non tanto perché piattaforme di streaming “sottraggono  pubblico”, ma perché propongono lavori a rotta di collo (non per forza di qualità) senza impegno: per trovare un buon fumetto devi scavare, chiedere a un amico. Il che è romantico, ma poco pratico. Che poi “nicchia” fino a un certo punto, ovviamente: i lettori sono tantissimi, rispetto a tanto tempo fa. Insomma, non credo sia cambiata in “meglio” o in “peggio”: la situazione attuale pone l’accento su bisogni che il fumetto, per com’è attualmente, è limitato e non riesce a soddisfare. Si deve evolvere mantenendo la sua natura, come tutte le cose.

Questione Jundo, la battaglia per il nuovo mondo del fumetto è iniziata! Anche tu fai parte di questa “battaglia”? 

In prima linea! Quando Lorenzo Carucci e Matteo Vesprini, i due boss, hanno contattato il mio collettivo di fumettisti Ars Nona per una collaborazione artistica, ero al settimo cielo. E mentre i miei amici Acros e Andrea Milana pubblicano già in Jundo, io studio per la mia opera. Ma il progetto mi è talmente tanto piaciuto che ho chiesto comunque di dare un contributo immediato. Così sono diventato prima illustratore e papà delle mascotte Jundo (come Lt. Hammer e Dj Blaster), e poi editor.

Per i giovani artisti delle accademie di fumetto in Italia è sempre più difficile seguire il sogno una volta finito lo studio. Pensi che Jundo possa essere il “cerotto” per questa “ferita”? 

Direi più che altro che Jundo possa aprire la ferita e sostituire la gamba con una meccanica a razzi. Penso che Jundo possa aiutare tutti gli autori (anche i giovanissimi) a realizzare un’opera che esuli da stilemi già fatti. Opere come “Kamikaze” di Fabio Maplelo, “Forelsket” di Matteo Filippi e Lorenzo Ridolfi o “L’Universo in cui abiti” di Giuseppe Batteria difficilmente l’avremmo vista in Italia, e credo sia una bella opera. Quindi, sì, Jundo aiuterà i giovani autori. Se meritevoli, ovviamente.

Una delle peculiarità di Jundo è quella di rendere l’artista al 100% proprietario dell’opera. Cosa ne pensi? 

Che sia il nostro punto di forza maggiore. Tra distribuzione e spese varie, nel mercato delle Major arriva una percentuale irrisoria all’autore. L’indagine condotta dal Mefu è illuminante, in tal senso: invito a recuperarla a chi non sa di cosa parlo. Io credo che il 100% di introiti escluse le spese di stampa sia un ottimo incentivo ai giovani autori (di cui parlavamo prima) per cominciare.

Ci sono almeno due scuole di pensiero: chi segue il trend di avere un catalogo abnorme a discapito della selezione qualitativa e chi preferisce una selezione più rigida. Sappiamo che Jundo, su questo, è molto selettivo e preferisce una qualità data anche dalla particolarità più che la quantità. Tu a che scuola di pensiero appartieni? 

Una via di mezzo. Sono contento che Jundo ponga il suo messaggio al primo posto, ma per farlo arrivare, dobbiamo avere un catalogo ampio. A questo proposito stiamo cominciando ad acquisire opere estere in concomitanza con la nostra linea editoriale, che proponendosi come un catalogo più da piattaforma che non da casa editrice, è più variegato possibile.

Senza girarci tanto attorno, sei anche l’editor di casa Jundo, come hai vissuto e vivi questa esperienza? 

È la mia prima volta. Come accennavo prima, mi sono proposto per supportare il progetto in più modi possibili. È più dura di quanto mi aspettassi! I progetti sono tanti e gli autori hanno esigenze e richieste specifiche; è tosta gestire il tutto. Fortunatamente non sono l’unico editor: LVCE1807 e Matteo Filippi sono dei colleghi fantastici, e ci supportiamo con i nostri quirk. È un’esperienza faticosa, ma molto stimolante. Per non parlare degli autori! Sono contentissimo di aver conosciuto molti di loro. Se ne menzionassi uno, vorrei farlo con tutti, ma questa unicità è rinvigorente.

A chi ci sta leggendo, quale esperienza può regalare Jundo ai lettori? 

Prima sono stato ingiusto e provocatorio: nel mercato del fumetto di oggi, ovviamente, esistono opere che hanno davvero qualcosa da dire, ma non sono conosciute. Netflix e similari hanno sentenziato un cambio nell’intrattenimento più che per la grande quantità di lavori, per la facilità con cui un utente può assaggiare un’opera; “proviamo. Non mi piace? Passo al prossimo”. Il fumetto non è così: per comprare un volume (che non costa un polmone, ma nemmeno una Goleador) serve un impegno e un’immersione nel mondo delle arti sequenziali che un utente medio non ha. Non è necessario arrivare a tutti, chiaramente, ma anche per gli appassionati è difficile capire se un’opera è meritevole giudicando solo dalla copertina. Non è un caso che il disegno, e solo quello, sia diventato così importante: non si ha molto altro per decidere se acquistare un volume senza leggerlo. Jundo spezzerebbe totalmente questo schema.

Concludiamo l’intervista e prima di ringraziarti ti facciamo un’ultima domanda: quale citazione, frase, aforismo fumettistico preferisci? 

Una non interna a un fumetto ce l’ho: «Il fumetto non è arte, è artigianato», di Sergio Toppi. Mi è rimasta particolarmente nel cuore, talmente tanto sono in disaccordo! Il fumetto, come dichiarato da Chiaravalle nella prefazione della mostra degli anni ’70 “Nero a Strisce”, ottiene la sua nobilitazione come arte popolare. Secondo me, Jundo può essere quel punto di contatto per adattare questo vecchio concetto al nuovo popolo.

Grazie. 

Grazie a voi!