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Kappa at work – Recensione


Oggi parliamo di Kappa at work, ultima opera del maestro Imiri Sakabashira, edita in Italia da Star Comics. Insieme a The box man, Kappa at work è il secondo titolo di Imiri Sakabashira pubblicato nel nostro paese. Gli amanti del maestro ritroveranno il suo stile surreale, mentre i più curiosi si confronteranno con un artwork dalle tavole dettagliate e a tratti irrazionali.

Anne è in cerca di un impiego che le permetta di mantenere se stessa e suo padre, impossibilitato a lavorare a causa di una strana malattia. Mentre si reca ad un colloquio, viene casualmente catturata da un sottomarino che si dedica alla pesca di polpi, il Takobune. L’equipaggio della nave è composto da Kappa, creature del folklore giapponese che offrono ad Anne un nuovo lavoro: diventare la cuoca del sottomarino. Grazie all’inatteso impiego, Anne avrà la possibilità di visitare luoghi sconosciuti, confrontarsi con le creature più disparate e affrontare le situazioni più surreali.

Kappa at work è un’opera che mescola all’interno della tradizione giapponese spiccate influenze occidentali. Accanto agli yokai e ai kaiju (creature tipiche del folklore nipponico), fanno la loro comparsa robot, macchine e ambientazioni caratteristiche della cultura occidentale. Il lavoro è un perfetto connubio di tutti gli elementi da sempre presenti nello stile di Sakabashira, fra i più importanti ed acclamati autori del genere gekiga. Oriente ed occidente fusi insieme atmosfere a volte sognanti, a volte illogiche.

“I frutti prodotti qui sono davvero speciali… perché contengono estratto di Kappa!”

Tutta la bellezza di Kappa at work, pubblicato in Italia per iniziativa di Star Comics, sta in tutte le sue particolarità: fusione di stili, irrazionalità, illogicità, ma nello stesso tempo sogno, evanescenza, incredulità. Un lettore occidentale non abituato al genere può inizialmente rimanere perplesso, sentirsi confuso, spaesato di fronte ad uno stile comunicativo così differente da ciò che la cultura europea ed americana da sempre offre. Tuttavia, basta immergersi nelle ricche tavole del maestro Sakabashira per perdersi nei meandri della tradizione giapponese più giapponese che ci sia, per poi riuscire a ritrovarsi, infine, in alcuni elementi che hanno sapore di casa.

Lo stile artistico del maestro Sakabashira è tanto semplice quanto articolato: i tratti puliti e netti dei disegni dei personaggi sono complessificati dagli sfondi dettagliati e preponderanti, che rendono le tavole sorprendentemente ricche. Intere pagine sono dedicate esclusivamente ai disegni: questi diventano i veri protagonisti dell’opera. Nessuna descrizione, nessun ballon intervengono a minare la compostezza delle tavole, che si trasformano, così, quasi in tele – specialmente quelle a colori. Kappa at work si tramuta così in un’opera multiforme: da quadro passa a graphic novel e viceversa.

Lasciarsi trasportare dalle ambientazioni oniriche quanto istintive risulta essere il modo migliore per godere di Kappa at work, abbandonando la propria “comfort zone”. Apprezzare l’opera diviene tutta una questione di emozioni: emozioni provate nel leggere l’opera.

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