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King of Eden – Recensione

King of Eden mostra un’altra faccia della nona arte nipponica. L’archeologia salverà il mondo? Avete capito bene, qualcosa di nuovo all’orizzonte! Dalla Thailandia di passaggio per la Scozia fino ad arrivare in Spagna (e ancora moltissime altre tappe nel mondo) contornate da oscuri scoperte storiche… lo scenario è sempre lo stesso: i cadaveri carbonizzati degli abitanti portano tracce di morsi. Gli stessi hanno subito deformazioni tali da far presupporre che non siano più essere più umani.

Uno sperduto villaggio spagnolo è stato teatro di una strage terrificante alla quale non è sopravvissuto nemmeno un abitante. Sulla scena del crimine viene ritrovato un personaggio misterioso che si sta occupando di bruciare i cadaveri delle vittime. È lui il responsabile di quell’efferato episodio di violenza? E come si spiegano le deformazioni subite dai corpi delle vittime?

Un giovane archeologo coreano, Teze Yoo, sembra essere collegato a queste tragedie. Ma per i servizi di intelligence internazionali, è soprattutto il sospetto numero uno nella diffusione di un virus ambito da gruppi terroristici in tutto il mondo! La dott.ssa Itsuki, anch’essa archeologa ed ex compagna di classe di Teze, viene reclutata dai servizi segreti coreani per rintracciarlo. Dall’Inghilterra alla Cina attraverso la Romania, viene lanciata una vera e propria caccia all’uomo!

Ma se in realtà, in King of Eden si parlasse del virus leggendario che cercava Dario I della dinastia Achemenide, il conquistatore persiano e quindi il primo virus della storia dell’umanità?

UN NUOVO VIRUS STA PER INVADERE IL MONDO!

Capisco che sembra uno scherzo parlare di virus in questo periodo visto gli ultimi mesi rinchiusi a casa per l’emergenza sanitaria covid-19, ma sappiate che non lo è. King of Eden non è la classica storia di lupi mannari e licantropi. No! Qui ci troviamo difronte ad un opera totalmente diversa. Una persona si è misteriosamente trasformata in una specie di lupo. Quest’ultimo contamina e trasforma anche tutti gli altri.

Quest’esseri, una volta esseri umani sembrano investiti da una sorta di rabbia e violenza che si uccidono tra di loro (ed ovviamente tutti coloro che si trovano sfortunatamente al loro cospetto) come per stabilire chi, tra gli stessi, possa essere il più forte. Nonostante “ne resterà solo uno” (semi citazione) quest’ultimo può sopravvivere per un massimo di 8 giorni. Ma stranamente, un uomo, è sempre presente sulla scena ogni massacro.

La storia di Takashi Nagasaki è davvero straordinaria. Viene enfatizzata da tanti generi come per esempio thriller psicologico. Ma non solo: è uno storico, è un mistery, è uno splatter, un horror… insomma Nagasaki Maestro assoluti nel mixare perfettamente svariati genere e sottogeneri e sfornare così King of Eden edito in Italia dalla Star Comics.

Non vi nego che l’opera va letta molto attentamente in quanto si tratta di un seinen con un orientamento verso molteplici generi, tra cui la parte più storica/tecnica. Per tanto, la lettura, è molto articolata ma nel contempo affascinante. Aldilà dell’originalità del tema – centrale – trattato, il racconto viene arricchito dalla caratterizzazione dei personaggi che risulta ben gestita e carica di quello spessore che incuriosisce noi lettori.

Infatti, in questi 5 volumi che stiamo recensendo (in uscita prossimamente il sesto e ultimo numero, quindi opera breve) potrete costatare che l’autore, ad ogni volume da degli “assaggini” che fedelizzano – in un certo senso – e fanno venire voglia di continuare. Inoltre l’argomento della storia è davvero interessantissimo.

Ho adorato i disegni. Infatti in King of Eden troverete un comparto artistico realizzato dal maestro Ignito, totalmente in stile realista. Nelle (ex)persone affette dal virus che li trasforma in una sorta di licantropi, potrete costatare un utilizzo del nero molto particolare nonchè quel “vedo, non vedo” che rende ancora più grotteschi e paurosamente orribili i mostri. C’è davvero bel poco d’aggiunto in quanto l’arte è sublime.

L’edizione fisica della Star Comics è impeccabile. L’opera si presenta con una sovraccoperta e dal formato un po’ più grande del classico Tankōbon. Molte sono le pagine a colori all’inizio!

In conclusione, King of Eden è un opera molto affascinante e interessante sotto qualsiasi punto di vista. La narrazione seppur molto articolata risulta piacevole proprio per i suoi contenuti al fine del tema che tratta il manga. L’arte è pazzesca e particolari sono l’utilizzo del nero quasi pastellato per enfatizzare e renderne particolari e horrorofili i contagiati.  

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