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Kushami, Etciù – Recensione

Kushami etciù di Naoki Urasawa

Con Kushami, parlare di Naoki Urasawa è la classica lama a doppio taglio. Autore che gode della dote dell’invincibilità agli occhi della maggior parte dei lettori di manga, è anche tacciato da parte di una minoranza di paraculaggine esasperata e di complessità esacerbante dell’intreccio. Insomma non si tira indietro e nelle sue storie mette sempre molta carne al fuoco.

Eppure c’è da chiedersi se tale complessità possa mai essere vista come il difetto di un’opera. Potrebbe essere che la testa dei lettori contemporanei si sia un po’ sdraiata e abituata ad avere tutto pronto? Urasawa rimane uno dei pochi maestri del manga d’autore ancora in vita a chiedere al lettore un piccolo sforzo nel seguire i suoi voli pindarici ricambiandolo però con cliffangher, ritmo e sceneggiature magistrali.

Per quanto sia arrivato di recente sul mercato italiano il suo ultimo seriale, Asadora!, Urasawa delizia le nostre collezioni con Kushami – Etciù, una nuova raccolta di ministorie edita Planet Manga.

E’ piuttosto evidente che Urasawa stia godendo di una enorme fiducia da parte del pubblico italiano. Ciò ha portato la casa editrice a programmare una serie di ristampe dei numeri mancanti di Monster e Pluto. Senza dimenticare l’annuncio della tanto agognata complete edition di 20th century boys.

Kushami, un’antologia di storie brevi

Kushami è una raccolta composta da 8 racconti autoconclusivi di diversa estrazione temporale nella lunga carriera del mangaka. Non c’è un tema comune, ogni storia ha trama e anima a sé stante.

Il titolo della raccolta è subito giustificato nella pagina dei contents: Kushami tradotto dal giapponese è starnuto, racconto breve, qualcosa che compare senza un’avvisaglia e quel frangente in cui una persona bella per un attimo mostra un’aspetto sgradevole. E’ una bella parola che gioca con tanti significati che ha tolto ad Urasawa l’incombenza di dare un titolo importante a una accozzaglia variegata di storielle.

L’ordine di apparizione dei racconti non è cronologico.“Damiyan!” è un ragazzino nerd con un potere speciale ce può anche provocare col solo pensiero la morte dei suoi obiettivi. Lo stile grafico del protagonista sembra uscito direttamente da una delle ultime operette di Asano. Damiyan cerca di vendere il suo superpotere a degli scagnozzi della Yakuza così che possa essere utilizzato per perpetrare crimini senza essere scoperti. Un thriller che ha però dei risvolti molto umani, poche pagine capaci di regalarci una trama tonda e diretta.

Lo stesso vale per “Lanciala verso la luna”, un mistery a tinte sovrannaturali. Un bambino incontra per la strada un senzatetto capace di predire il futuro: quando sarà grande vincerà il premio Pulitzer se seguirà speciali indicazioni. Grazie a un flash forward nel futuro, il ragazzo si troverà a lavorare in un piccolo giornale locale. Occupandosi di necrologi, tra cui anche quello del senzatetto, scoprirà un’importante verità su quell’uomo. Una storia scritta insieme al compagno di vecchia data (anche nella stesura di Pluto) Takahashi Nagasaki. Un piccolo thriller ben congegnato e che tiene attaccato alle pagine.

Kaiju – i mostri giganti

Segue il racconto “il Regno dei Kaiju”. In una realtà distopica, i kaiju, mostri fantascientifici tipo Godzilla, abitano realmente la terra e attaccano quotidianamente la città di Tokyo. Un ragazzo fanatico delle avventure sui Kaiju, viaggia verso Tokyo con l’obiettivo di vederne almeno uno. Scoprirà così la bellezza di una città che sopravvive grazie al turismo della distruzione. Urasawa ci mostra un punto di vista differente dal solito. Mostra l’immagine di una Tokyo che si è abituata a vivere in continuo stato di emergenza. Un popolo quello giapponese che non si dà per vinto e che crede nei suoi grandi eroi.

Urasawa celebra la sua passione fin dall’infanzia per i kaiju. Si avvale di questo tema anche nella storia di chiusura “Tanshin Funin/solo mission” che è tutta a colori e con lettura all’occidentale. Un piccolo slice of life su coloro che la mattina si alzano per andare a combattere i pericoli dei grandi mostri. Dal sapore vagamente hardboiled, si nota il parallelismo di un semplice tutore dell’ordine che lascia la sua bella per tenere fede agli ideali di pace e giustizia.

Urasawa per bambini

Henry & Charles” è un racconto del 1995 per un target kodomo disegnato e progettato in pieno stile occidentale. È una sorta di emulazione delle meccaniche classiche dei cartoni animati alla Looney Tunes e alla Hanna-Barbera (come Tom e Jerry). Due topolini parlanti desiderano addentare una torta ma devono superare la guardia del gatto di casa.

La passione per la musica

In chiusura le tre storie a tema musicale, le uniche che hanno anche esplicite note biografiche. Ricordiamo infatti che Urasawa è cantante e chitarrista di una rock band con il nome d’arte di Bob Lennon.

It’s a beautiful day” è un racconto del musicista Kenji Endo, amico di vecchia data di Urasawa, e messo su carta dal mangaka tempo dopo la morte dell’artista. Tratta la quotidianità di un gruppo di musicisti realmente esistiti e la scoperta della bellezza grazie alle diverse sfaccettature di una donna.

La band degli anzianotti” è composta da diversi piccoli spezzoni dove Urasawa in prima persona racconta il suo amore per la musica folk. Scomoderà personaggi illustri come Paul McCartney e Bob Dylan, ma anche Hisashi Eguchi l’autore di Stop Hibari-kun, anche lui amante del genere.

Infine con “Musica nostra”, Urasawa racconta a mo’ di diario/commedia il suo viaggio a Los Angeles all’insegna del rock. Opportunità che gli ha permesso di conoscere uno dei collaboratori di Paul McCartney e assistere al concertone del Beatle e di Neil Young. La traduzione non rende giustizia a quest’ultimo errando in più momenti il nome del cantautore che diventa “Niel”.

Kushami sotto la lente

Sul lato tecnico, il tratto è il solito, peculiare, di Urasawa. Si vede una certa evoluzione e maturazione della cifra stilistica, dalle storie vecchie e quelle più recenti. La produzione Planet Manga è di ottima fattura e qualità: il volume ha un numero molto alto di pagine a colori. Un fattore sicuramente rilevante nella valutazione del prezzo dell’opera, piuttosto elevato.

Naoki Urasawa con Kushami dimostra un enorme versatilità nello spaziare tra i diversi generi, raccontando tutto con grande chiarezza, pulizia e semplicità. Si dimostra un vero e proprio artista sequenziale che negli anni non sembra aver perso smalto, facendo tesoro delle sue passioni e dell’esperienza maturata. Il volume è però più una celebrazione, è infatti chiaro l’intento di creare un’antologia e non sprecare nulla di quanto prodotto negli anni dal mangaka. Si ha giusto un assaggio di ciò che lo ha reso grande ma è più un piccolo viaggio a tappe nella personalità coinvolgente dell’artista.

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