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L’ultimo volo della farfalla – Recensione

Una storia d’amore d’altri tempi, in un Giappone dell’ottocento, lodata anche dal sensei Jiro Taniguchi. L’ultimo volo della farfalla, è un’opera di genere storico drammatico edito Dynit Showcase, scritta e disegnata da Kan Takahama, mangaka conosciuta a livello internazionale per “La lanterna di Nyx”, manga vincitore del 24º Premio culturale Osamu Tezuka nel 2020. Tra le altre opere edite in Italia, sempre per Dynit Showcase, figurano “L’amante” e “Il Gusto di Emma”.

Una cortigiana nell’era di Bakumatsu

Kicho è una famosa tayu del quartiere di Maruyama, per i meno avvezzi è una cortigiana di alto bordo per uomini facoltosi. E’ la più bella e la più desiderata e lavora in una casa chiusa stipata di altre tayu che si guadagnano il pane (o il riso?) offrendo il proprio corpo agli avventori del quartiere. Così popolare che la gente comune accosta la sua figura a una serpe che con le sue spire avvolge e seduce gli uomini, che cadono ai suoi piedi.

Tra questi c’è anche un famosissimo dottore olandese, il Dr. Thon, figura chiave della storia, che vive sulla famosa isola artificiale di Dejima, alle porte del porto di Nagasaki. Luogo ben conosciuto per essere una sorta enclave europeo, dove i ricchi immigrati, prima portoghesi e poi olandesi cristiani della Compagnia delle Indie orientali, hanno messo le radici. Per lungo tempo è stato l’unico affaccio del Giappone sull’Occidente, luogo di scambi culturali e commerciali durante l’isolazionismo autoimpostosi dalla nazione nipponica.

Kicho nasconde ai più e alla famiglia il suo lavoro e le sue ragioni, la sua essenza e il suo dolore. Perché ha scelto di fare la tayu e di vendere il proprio corpo? Perché è scappata dalla sua famiglia? Chi è quell’uomo gravemente malato intorno a cui sembrano ruotare le vite di tutti i personaggi?

Una lavoro di ricerca profondo

Kan Takahama ha studiato per creare quest’opera. Passeggiando tra i vicoli del quartiere dei piaceri di Maruyama, ha compreso che l’era di Bakumatsu è una nicchia culturale poco sfruttata. Si è documentata sugli usi e i costumi dei giapponesi e degli stranieri del tempo, ne ha studiato anche il dialetto. Ha creato così uno spaccato storico particolarmente credibile, con un focus specifico sulla vita delle donne cortigiane.

Tra gli spazi del tempo, ha disegnato le varie forme del dolore: l’amore sofferto, l’amore distante, impossibile mentalmente e fisicamente, l’amore che si evolve e che diventa straziante. Kicho è un personaggio sfaccettato tratteggiato da una forza, un’intelligenza, una tenacia e una dignità non comuni. Così moderna come mentalità da sembrare fuori dal tempo. Una donna che senza mezzi termini arriva anche ad ingannare e a fare di tutto per gratitudine e per amore. Per raggiungere il suo scopo contempla una piccola rivoluzione, affidando la vita di un caro alle cure di uno straniero. Una soluzione a quel tempo complicata dall’estrema chiusura e ignoranza del popolo giapponese.

Il Dr. Thon è invece uomo di grandi principi, integerrimo fino alla fine. Crede e spinge per l’apertura del Giappone alla cultura, alla medicina e alla tecnologia straniera. Un personaggio che rispecchia il pensiero dell’autrice, contro l’isolamento e il pregiudizio verso le altre culture. Ricordiamo che Kan Takahama è tra i pochi autori giapponesi ad aver lavorato in collaborazione con artisti internazionali. “Il Gusto di Emma”è un esempio calzante.

Il bordello dell’ottocento

La prostituzione di alto bordo, almeno di quel periodo, è una pratica ricca di riti e cerimonie, seppur sia finalizzata alle sbronze di sake e al sesso. Le mura della casa chiusa sono un luogo sì di vendita, ma anche di protezione. Le tayu devono sottostare a diverse regole ma hanno anche diritti tra cui anche la possibilità di rifiutare la compagnia di uomini che reputano inaccettabili.

Kicho, forte del suo scopo accetta chiunque, facendo leva sulla sua bellezza e sulle sue doti seduttive, manipola gli uomini che entrano nella sua camera. Le tayu hanno anche la possibilità di lasciare la casa e di cambiare vita. Il loro debito verso il bordello può essere ripagato con il lavoro o con un investimento da parte di un uomo. Molte tayu però decidono di rimanere e continuare a vendersi, o perché sanno fare solo quello, o perché la realtà all’esterno fa più paura.

“Da giovani si dice sempre che il bordello è un mare di dolore. Io non sono d’accordo. Se ti ci immergi una volta, capisci che il dolore vero è fuori. Una volta uscite da qui noi non sopravviviamo”.

Lo stile de L’ultimo volo della farfalla

Dal punto di vista visivo, L’ultimo volo della farfalla si contraddistingue per un tratto leggero, senza eccessi. Grazie a marcate ombreggiature e chiaroscuri, racconta la tipica dignità giapponese, la determinazione, le emozioni attraverso i volti. Le tavole sono estremamente dettagliate e curate, fondi compresi. Takahama dimostra molta precisione nel differenziare le texture degli yukata, dei kimono, e nell’utilizzo dei retini in generale.

L’edizione della collana Dynit Showcase è come sempre molto delicata ma con carta di ottima qualità. Una curiosità di questo volume è il bordo che incornicia le vignette, nero invece del solito bianco, che accentua la malinconia che pervade l’intera opera.

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By Massimiliano D'ostilio

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