Crea sito

La canzone di Achille – Recensione

Pubblicato nel 2013 da Sonzogno e nel 2019 da Feltrinelli nella collana in collaborazione con Marsilio Editori, La canzone di Achille è il romanzo d’esordio della scrittrice americana Madeline Miller, docente di antichità classica. L’opera le è valso l’Orange Prize nel 2012.

La voce narrante è quella di Patroclo, figlio ed erede di Menezio, re di Opunte, uno dei numerosi regni della Grecia Antica. Costretto all’età di nove anni a presenziare come pretendente della principessa Elena di Sparta, Patroclo non gode del rispetto da parte di Menezio che lo disprezza in quanto fisicamente gracile e caratterialmente troppo docile. Il giorno in cui il principe di Opunte causa accidentalmente la morte del figlio maggiore di un nobile viene mandato in esilio a Ftia, presso la corte di re Peleo. E’ proprio qui che fa conoscenza del figlio di quest’ultimo, il principe Achille.

Patroclo, nonostante la sua inadeguatezza al combattimento, è scelto da Achille come suo compagno d’armi. Tra i due nasce un’amicizia che finisce per diventare amore durante il lungo periodo che i due trascorrono sul monte Pelio al fine di essere addestrati dal centauro Chirone.

Diversi anni dopo tutti i re greci vengono chiamati alle armi in seguito alla notizia del rapimento di Elena per mano di Paride, principe della città di Troia. Peleo stesso fa richiamare Achille dal Monte Pelio esponendo la sua intenzione di fargli guidare l’esercito composto dai Mirmidoni di Ftia. Il giovane, nonostante il disperato tentativo da parte di sua madre, la ninfa del mare Teti, di nasconderlo sull’isola di Sciro per farlo sfuggire alla guerra, accoglie la richiesta del padre.

Tuttavia una profezia viene svelata ai due ragazzi poco prima della partenza: Achille non tornerà mai più in Grecia, perirà combattendo ma non prima della morte di Ettore, il più valente dei guerrieri troiani. Patroclo prende la decisione di seguirlo in questa guerra, rammaricato al pensiero che si tratterà per Achille di un viaggio senza ritorno. Il giovane esule non sa combattere né gli importa di morire. Per lui non ci sarà più alcun motivo per continuare a restare in vita quando il suo amato discenderà in Ade.

“Lo riconoscerei anche se fossi cieco, dal modo in cui respira, da come i suoi piedi sferzano la terra. Lo riconoscerei anche nella morte, anche alla fine del mondo”

Patroclo, a causa del suo comportamento goffo e per la sua incapacità di mentire, è stato rinnegato dal padre e mandato in esilio. Il ragazzo è convinto che Achille incarni il perfetto modello di principe che avrebbe dovuto personificare egli stesso quando ancora viveva ad Opunte. Il principe di Ftia, infatti, è agile e sicuro di sé. Nonostante sia esteticamente bellissimo, Achille non è vanitoso e non gli piace mentire, inoltre ha origini divine essendo figlio di una ninfa del mare.

“Diceva ciò che pensava e restava stupito quando gli altri non facevano lo stesso. Qualcuno avrebbe potuto scambiare quel tratto per ingenuità. Ma non è un caratteristica del genio andare sempre dritto al cuore?”

Dopo un primo sentore di antipatia ed invidia da parte di Patroclo, provocato dalla consapevolezza di non essere forte e avvenente quanto Achille, i due giovani iniziano ad avvicinarsi stringendo una salda amicizia. Quando deteneva ancora la carica di principe di Opunte, il ragazzo era vittima di maltrattamenti da parte dei figli dei nobili di corte. Ognuno di loro era infatti a conoscenza del disprezzo che Menezio provava nei suoi confronti, di conseguenza si sentivano liberi di mortificarlo. E’ insieme al principe di Ftia che il giovane esule si sente felice per la prima volta in tutta la sua vita e la passione che inizia a provare nei suoi confronti è potente.

Achille arriva a chiedere a suo padre Peleo di fare diventare Patroclo il suo terapon, cioè il compagno d’armi legato ad un principe da un giuramento di sangue e amore, una delle cariche più ambite. Il sentimento amoroso nasce in entrambi quasi contemporaneamente e ciò porta all’ira della ninfa del mare. Secondo Teti, infatti, suo figlio non dovrebbe farsi distrarre da un inutile mortale ma comportarsi valorosamente con l’obiettivo di diventare un dio allo stesso modo in cui ci riuscì Eracle.

Interessante è notare come ne La canzone di Achille l’eroe omerico sia rappresentato, attraverso i suoi modi di fare ed i suoi ragionamenti, al pari di un normale ragazzo della sua età e non come un uomo. Almeno inizialmente non prova interesse nei confronti della guerra e non ha intenzione di acquisire onori e ricchezze. L’unico proposito a cui da importanza è quello di stare insieme a Patroclo e proteggerlo da qualsiasi possibile minaccia.

“Se dovrai andare, sappi che verrò con te”

Con La canzone di Achille l’autrice ci fa intendere che Patroclo si sente inizialmente costretto a partecipare alla guerra. In passato fu il più giovane tra coloro che si presentarono a Sparta per chiedere la mano della principessa Elena e di conseguenza firmò, insieme agli altri presenti, un trattato in cui si impegnava a proteggere in futuro chiunque avrebbe ostacolato l’unione tra la donna e il marito da lei scelto. Ciononostante in seguito al rinnegamento di suo padre era diventato un esule. Avrebbe potuto voltare le spalle ad Elena e all’intero esercito ma l’amore che prova verso Achille lo spinge a partire.

“Forse in un’altra vita, avrei potuto rifiutare, avrei urlato strappandomi i capelli, lo avrei lasciato solo ad affrontare la sua scelta. Ma non in questa. In questa sarei salpato per Troia e lo avrei seguito, persino nella morte”

Il re di Micene Agamennone si prende il merito di essere stato il primo a riuscire nell’impresa di riunire all’interno di un unico esercito tutti i greci, mettendo da parte secoli di ostilità tra i diversi regni. Il motivo principale che lo ha spinto a dichiarare guerra a Priamo, re di Troia, non è legato alla liberazione di Elena quanto quello di espugnare la città, piena di ricchezze. Agamennone crede di essere il vero ed unico protagonista della spedizione ma è Achille l’aristos achaion, il migliore dei greci, ed è anche l’unico comandante che decide ostinatamente di non piegarsi alla sua autorità.

“Tu sai tutto ciò che sapeva Eracle, e anche di più. Sei il più grande guerriero della tua generazione, e di tutte le generazioni prima della tua”

Come Achille si mostra utile in battaglia, Patroclo manifesta la propria utilità lavorando affianco al medico Macaone, ottenendo così l’apprezzamento da parte dei guerrieri greci da lui curati. Achille è ritenuto da tutti non come un comune essere umano fatto di carne, sangue e sentimenti ma come una macchina creata con l’unico scopo di uccidere.

“Puoi usare una spada come un bastone da passeggio, tuttavia ciò non cambia la sua natura”

Patroclo è l’unico che conosce l’Achille umano, amante della musica, in grado di provocare ilarità con le sue battute giocose e divertenti. Conosce il suo lato sensibile, per questo si sforza di perdonare l’Achille guerriero, pronto ad uccidere senza scrupoli un uomo armato. Il Pelide, a sua volta, teme di essere odiato da Patroclo ma allo stesso tempo inizia a provare l’irrefrenabile impulso combattivo e a godere delle acclamazioni che i greci gli rivolgono. L’essere osservato con invidia da Agamennone e dagli altri re e comandanti iniziano a renderlo pieno di boria.

La sua potenza fisica supera addirittura quella posseduta da Eracle e questa sua consapevolezza di essere il guerriero greco più forte di tutti i tempi lo porta a macchiarsi di hybris, cioè tracotanza. In questo sta la sua debolezza. Vuole che l’intero esercito lo onori e che i posteri si ricordino di lui. Patroclo fatica ad accettare questo Achille avido di riconoscimento sociale, la presunzione infatti non è mai stata una sua caratteristica. Ora il Pelide non esiterebbe a smettere di combattere per i greci se vedesse il suo onore messo in discussione da Agamennone e a questo deve far fronte Patroclo.

In conclusione

Con uno stile limpido e piuttosto scorrevole, l’autrice ci offre in chiave romanzata una rivisitazione dell’Iliade, dando prevalenza ed importanza al rapporto tra Achille e Patroclo. Viene qui sottolineato l’elemento dell’amore omosessuale, con un preciso intento di mostrare ai lettori la naturalezza con la quale veniva trattata questa realtà sin dalle epoche più antiche. La Miller si preoccupa inoltre di tenere in considerazione importanti elementi presenti nei poemi omerici come ad esempio gli epiteti ed è opportuno puntualizzare l’utilizzo del nome greco del re di Itaca, Odisseo, al posto di Ulisse che è il suo corrispettivo in latino.

Tutti i personaggi sono organizzati dall’autrice sulla base delle loro rispettive caratterizzazioni. L’astuzia di Odisseo è ben nota nei poemi omerici e ne La canzone di Achille molti eventi sono risolti proprio grazie alla sua abilità con le parole. Così come l’aggressività e la presunzione di Agamennone oppure il carattere malevolo di Teti nei confronti dei mortali, ad eccezione di suo figlio Achille. Essendo una divinità minore, ella è comunque un’entità immortale e come tale detiene un profondo disprezzo verso tutti gli esseri umani.

Vengono mostrate le imperfezioni di ciascun personaggio, mortali e dèi. Le divinità stesse, infatti, possiedono numerosi difetti dal momento che sono portati a litigare tra loro relativamente all’esito della guerra. In questo risiede l’essenza stessa delle opere antiche nelle quali l’imperfezione è parte integrante di ciascun essere. Tutti sono inoltre soggetti e regolati dal Fato verso il quale nulla e nessuno, nemmeno Zeus, può andargli contro e stravolgere le sorti.

Continuate a seguire le nostre news sulle pagine Social FacebookInstagram e Telegram per non perdervi mai nulla! PlayheroPotete seguirci anche su Youtube e Twitch!