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La città delle bestie – Recensione

L’autrice cilena Isabel Allende è conosciuta in particolar modo per la sua prima pubblicazione, definita dai più come uno dei suoi capolavori: La casa degli spiriti. Oggi noi di Playhero vi parleremo de La città delle bestie

Sono tuttavia tante le opere che scrisse negli anni successivi che non sono riuscite ad entrare nei cuori di molti lettori perché oscurati dalla fama del suo primo romanzo.

La città delle Bestie edito in Italia da Feltrinelli e pubblicato nel 2002 ne è un degno esempio.

Il protagonista è Alex, un quindicenne californiano che suona il flauto nella banda della sua scuola ed ama scalare montagne insieme a suo padre, conduce una vita regolare con le sue prime cotte e dubbi adolescenziali.

La tranquillità della sua vita familiare viene turbata nel momento in cui si scopre che sua madre è malata di cancro e dovrà essere accompagnata da suo marito in una clinica in Texas per affrontare la chemioterapia.

Alex sarà quindi costretto a dirigersi fino a New York dalla nonna paterna, Kate Cold, una famosa giornalista che ha viaggiato per il mondo nei Paesi in guerra e affrontando numerosi pericoli al fine di scrivere articoli.

Fredda e scostante, Kate non è assolutamente l’esempio tipico di nonna amorevole ed affettuosa ed obbliga il nipote a seguirla in un viaggio in Amazzonia dal momento che le è stato commissionato un articolo relativo ad una Bestia colossale che sta intimorendo e terrorizzando le comunità locali.

A fianco ad Alex e sua nonna ci saranno il professor Leblanc, famoso antropologo narcisista e capo della spedizione, la dottoressa Torres che ha il delicato compito di vaccinare le tribù di indios che avranno modo di incontrare, il fotografo inglese Timothy Bruce ed il suo assistente Gonzàles.

Avranno inoltre anche una guida, il brasiliano César e sua figlia Nadia che sin da subito instaurerà uno stretto legame con Alex. La presenza di Nadia sarà per lui di grande aiuto, in particolare lo porterà ad avvicinarsi e ad empatizzare con le tribù indios.

Cos’è, dunque, la Bestia? Uccide gli esseri umani? E che cos’è il Rahakanariwa così temuto dagli indios?

“I nahab sono così folli da volersi portare via le pietre della terra, la sabbia dei fiumi e gli alberi della foresta. Alcuni vogliono la terra. Glielo abbiamo detto che non è possibile caricarsi la foresta sulle spalle come un tapiro morto, ma non ascoltano. Ci parlano delle loro divinità ma non vogliono sentire delle nostre. Sono insaziabili come caimani

Una delle tematiche principali che l’Allende affronta ne La città delle bestie riguarda l’approccio nei confronti degli indios della Foresta Amazzonica: sono davvero crudeli come vengono dipinti dagli occidentali? Uccidono senza scrupoli?

Un primo chiarimento viene dato da Padre Valdomero, un gesuita che opera all’interno della cittadina in cui Alex e sua nonna stanziano prima di addentrarsi nella foresta, che afferma con convinzione che non sono gli indios i cattivi ma, al contrario, i trafficanti di droga, di armi, i soldati, i commercianti di legname e di caucciù.

Da qui si comprende l’intento dell’autrice di denunciare le attività criminali che vengono svolte spietatamente ad opera di occidentali e di gente locale, a discapito degli indios e della natura circostante. Si denota un’insistenza quasi verace nel cercare di classificare gli indios sotto una luce maligna quando, al contrario degli adulti, Alex e Nadia cercheranno sempre di dimostrare il contrario.

Lo stesso concetto di individualismo che è parte integrante della nostra civiltà occidentale e si rispecchia negli adulti presenti nella spedizione, viene visto dagli indios come una forma di ‘’follia’’, l’essere posseduti da uno spirito maligno: l’attaccamento alle cose terrene non ha alcun senso dal momento che ‘’non ci serviranno più a nulla nel momento in cui moriremo’’.

Tra gli indios, allo stesso modo delle prime civiltà umane, non esistono gerarchie sociali e l’isolamento viene visto come una punizione orribile: nulla è temuto quanto l’esclusione dalla comunità; tutto è condiviso e non esiste la proprietà privata.

Tema ricorrente nell’opera è la musica, Alex suonerà il flauto del nonno ricevuto in eredità nei momenti più pericolosi per trovare il coraggio necessario. Le note risuonano nella Foresta Amazzonica pregna unicamente dei versi degli animali che la popolano.

Le immagini naturali a cui l’autrice fa costante riferimento vengono descritte minuziosamente, sembra quasi di trovarsi lì in quel momento. L’acqua è l’elemento predominante: gli immensi fiumi dell’Amazzonia, le alte cascate e l’aria umida e densa di vapore acqueo offrono quasi l’impressione di udirne il rombo e sentirne l’umidità sulla pelle.

La chiave della narrazione de La città delle bestie è la crescita morale e personale del giovane Alex grazie alle settimane passate al di fuori della civiltà, lontano dalle comodità della vita sociale. Imparerà a credere in sé stesso, a saper prendere delle decisioni nelle situazioni più delicate, a capire che ‘’non si può ricevere nulla se non si dà qualcosa in cambio’’.

Elementi che Allende utilizza con maestria sono l’ultraterreno ed il meraviglioso, presenti anche ne La casa degli spiriti. Accadono eventi ai quali Alex non riesce a trovare spiegazioni logiche e concrete, e il personaggio si chiede se siano frutto della sua immaginazione o se sia tutto vero.

Da qui l’importanza della presenza di Nadia la quale accetta il meraviglioso senza porsi troppe domande: non è necessario trovare per forza trovare delle risposte concrete nei confronti di qualcosa che va oltre la realtà quotidiana.

Come solita fare in altre sue opere, ad esempio ne La casa degli spiriti, l’Allende alcune volte decide di predire ciò che accadrà nell’immediato futuro rubando al lettore l’effetto sorpresa ma accentuandone la curiosità: in che modo si arriverà a quanto annunciato? Il tutto non reca affatto disturbo ma l’autrice mostra una certa destrezza nell’uso di questa tecnica sintattica.

In conclusione La città delle bestie è il primo libro di una trilogia dedicata non solo ai più grandi ma anche ad un pubblico letterario che può andare dai 12 anni in su dal momento che sia la sintassi che la scelta lessicale non sono affatto complesse ed offrono un’opportunità a lettori più giovani di avvicinarsi per la prima volta alle pubblicazioni dell’autrice cilena.

Alex e Nadia ci accompagneranno in un viaggio fantastico nella Foresta Amazzonica ricca non solo di meraviglie naturali ma anche di insidie che metteranno a rischio l’esito della ricerca.

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