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La Corte di Rose e Spine – Recensione

Dall’autrice Best seller del New York Times, Sarah J. Maas, già conosciuta per la serie Il Trono di Ghiaccio, una nuova saga ambientata in un mondo fantasy popolato da creature fatate e umani. La Corte di Rose e Spine è il primo della serie A Court of Thorns and Roses che attualmente conta quattro volumi più una novella in patria, mentre tre in Italia. Arrivato grazie a Mondadori per la collana Oscar fantastica il 19 Marzo 2019, ecco come ce lo presenta la casa editrice:

“Un paio di occhi dorati brillavano nella boscaglia accanto a me. La foresta era silenziosa. Il vento non soffiava più. Persino la neve aveva smesso di scendere. Quel lupo era enorme. Il petto mi si strinse fino a farmi male. E in quell’istante mi resi conto che la mia vita dipendeva da una sola domanda: era solo? Afferrai l’arco e tirai indietro la corda. Non potevo permettermi di mancarlo. Non quando avevo una sola freccia con me.”

Una volta tornata al suo villaggio dopo aver ucciso quel lupo spaventoso, però, la diciannovenne Feyre riceve la visita di una creatura bestiale che irrompe a casa sua per chiederle conto di ciò che ha appena fatto. L’animale che ha ucciso, infatti, non era un lupo comune ma un Fae e secondo la legge “ogni attacco ingiustificato da parte di un umano a un essere fatato può essere ripagato solo con una vita umana in cambio.

Una vita per una vita”. Ma non è la morte il destino di Feyre, bensì l’allontanamento dalla sua famiglia, dal suo villaggio, dal mondo degli umani, per finire nel Regno di Prythian, una terra magica e ingannevole di cui fino a quel momento aveva solamente sentito raccontare nelle leggende.

Qui Feyre sarà libera di muoversi ma non di tornare a casa, e vivrà nel castello del suo rapitore, Tamlin, che, come ben presto scoprirà la ragazza, non è un animale mostruoso ma un essere immortale, costretto a nascondere il proprio volto dietro a una maschera.

Una creatura nei confronti della quale, dopo la fredda ostilità iniziale, e nonostante i rischi che questo comporta, Feyre inizierà a provare un interesse via via più forte che si trasformerà ben presto in una passione dirompente. Quando poi un’ombra antica si allungherà minacciosa sul regno fatato, la ragazza si troverà di fronte a un bivio drammatico. Se non dovesse trovare il modo di fermarla, sancirà la condanna di Tamlin e del suo mondo…

Mi girai in un lento cerchio, l’arco pronto a scoccare.

L’autrice progetta un mondo abitato da bellissime, spaventose e a volte orribili creature fatate e da mortali. Due razze diverse che coesistono ma non si tollerano, anzi. Se i Fae vengono temuti e in alcuni casi idolatrati, gli umani, al contrario, sono considerati dai Fae, appunto, degli esseri “inferiori”. Gli uni pieni di odio verso gli altri. Non solo, anche all’interno della stessa appartenenza (umani o creature fatate), ci sono delle differenze. E come in tutte le grandi storie e favole, da Romeo e Giulietta a La Bella e la Bestia (dalla cui storia l’autrice si è ispirata) in ogni fazione esiste chi vuol portare pace e parità dei generi. Ma andiamo in ordine.

La storia inizia subito gettando il lettore nel pieno della vita di Feyre, diciannovenne umana che lotta per la sopravvivenza sua e della propria famiglia. L’inverno, nella sua terra, è rigido ed aspro, e mette a dura prova ogni essere vivente. Andando a caccia, Freye si addentra sempre più nel cuore del bosco, consapevole di star andando troppo oltre, troppo vicino alla linea di confine. Il bosco confina con il muro magico che divide la terra degli umani a quella degli esseri fatati.

Durante la caccia, Freye si imbatte in un lupo. Questi potrebbe essere un Fae nella sua forma animalesca: l’astio e l’odio ancestrale che prova nei confronti di queste creature, unita alla paura e alla forza di sopravvivenza, la porta a prendere una decisione che cambierà il suo destino. Freye incocca l’unica freccia di frassino – materiale che può ferire ed uccidere un Fae – e colpisce il lupo al fianco.  La morte di questa creatura le cambierà la vita per sempre.

Il Fae ucciso è parte della Corte della Primavera del regno di Prythian governato dal Signore Supremo della Corte: Tamlin. Proprio lui, qualche giorno dopo, irrompe in casa di Feyre sotto forma di bestia – grande quanto un cavallo, corpo felino e la testa di lupo-. Il trattato stipulato oltre 500 anni prima tra i due popoli prevede, come pagamento per l’uccisione di un Fae senza che questi si opponga, “una vita per una vita”. Feyre viene così prelevata dalla sua vita e dai suoi famigliari per andare a vivere, per sempre, nel regno di Prythian.

Lasciai che lo scricchiolio della neve sotto i miei stivali mi distraesse…

Questo è l’inizio di un’avventura che durerà ben tre libri. In questo capitolo introduttivo il lettore viene immerso in questo regno che è Prythian, fatto di bellissime e altrettanto pericolose creature e non solo. Si scoprirà che l’immortalità del regno è in pericolo, un alone di magia malvagia ha maledetto e sottratto, quasi totalmente, dei loro poteri tutti i Signori Supremi delle terre dei Fae, alterando così gli equilibri che hanno sempre protetto i loro regni.

L’opera inizia molto lentamente ma dal momento che Feyre varca il muro che porta al “regno fatato”, la storia incalza il ritmo procedendo con un climax ed accendendo sempre di più la curiosità e la voglia di continuare la lettura. La narrazione risulta a volte ridondante, alcuni concetti vengono ripetuti come se l’autrice avesse paura che il lettore non fosse stato attento precedentemente.

Il canto degli uccelli diventò un’orchestra, una sinfonia di cinguetii e gioia.

Ne La Corte di Rose e Spine, la Maas fa immergere il pubblico sempre di più in questo mondo nuovo arricchendolo di dettagli fantastici e popolandolo di creature di ogni specie, anche se, apparentemente uno più malvagio dell’altro. Crea una cultura e una mitologia all’interno di questa realtà precisa e minuziosa.

Grazie al talento nel descrivere nei minimi particolari ogni punto in cui lo sguardo della protagonista si posa, il lettore si immergerà in una realtà alternativa proprio come se la stesse vivendo in prima persona. Ci si perde nella lettura delle pagine come se si stesse cavalcando un’onda, facendo surf tra una parola e l’altra finché non si arriva alla fine, cadendo dalla tavola sommersi dall’acqua in cerca di aria. In cerca di un proseguo. Sebbene la storia termini senza nessun cliffhanger.

Ma la bravura dell’autrice non si ferma solo nel descrivere il world building, bensì si estende al racconto e in primo luogo ai personaggi che girano attorno alla protagonista. Feyre, ragazza forte e indipendente che conosce bene i suoi limiti e riesce a sfruttarli a suo vantaggio, specialmente quando si tratta di salvare e proteggere chi ama. Nonostante i rapporti con i suoi cari siano particolari e un po’ conflittuali, fa di tutto e rischia persino sè stessa per loro. Ed è proprio l’amore che la condurrà verso una salita irta e che la costringerà a superare qualsiasi limite abbia mai avuto.

Tamlin, il Signore Supremo della Corte della primavera, descritto con mille sfaccettature. Dal timido e introverso a forte guerriero e protettore. Un po’ ambiguo inizialmente ma poi mette a nudo la sua anima, mettendo a rischio tutto ciò che possiede per amore.  

Rhysand, Signore Supremo della Corte della Notte che in questo primo volume vede la sua comparsa soltanto nell’ultima parte del libro, ma si intuisce che avrà un ruolo principale nei prossimi libri. Rhysand appare come uno dei cattivi ma sarà veramente così?

Lucien personaggio molto ambiguo e particolare. Fedele e leale a Tamlin, dal passato oscuro e che molto presto diviene un grande alleato di Feyre. Anche Lucien è un personaggio che sicuramente avrà modo di essere scoperto di più nei seguiti, ma fin da ora si dimostra un’ottima spalla.

Poi ci sono sicuramente molti altri personaggi degni di nota che a loro modo non solo fanno da contorno alla storia ma la arricchiscono di dettagli importanti e fungono spesso da chiave di svolta.

Mi strofinai il viso, respirando a fatica. Non avrei permesso a me stessa di pensarlo.

In quest’opera l’autrice ha intriso le parole di messaggi sociali. Non solo perché la protagonista è una donna e quindi capace di affrontare enormi, insormontabili difficoltà, ma anche la cultura della loro società si rispecchia immancabilmente con quella nostra. Le Corti dei Fae hanno regole rigide e differenze sociali e di classe. Allo stesso modo il popolo degli umani. I ricchi guardano in modo superficiale e quasi con scherno chi è povero. Le donne giovani cercano soprattutto uomini facoltosi e viceversa spesso molti uomini in età da matrimonio cercano delle donne con una dote prosperosa.

La lotta di Feyre non sarà solo quella per la salvezza di sé stessa o di chi ama, ma dovrà in egual modo scontrarsi contro i pregiudizi che da sempre l’hanno caratterizzata. Entrata a far parte di un mondo che ha sempre odiato, vivere con una “razza” dalla quale le è stato insegnato di dover fuggire e odiare. Non sarà semplice per lei imparare a fidarsi dei compagni di viaggio che troverà durante il suo percorso. Lasciarsi andare, aprirsi, donare la propria fiducia saranno le battaglie più difficili che combatterà. Ma queste lotte saranno vissute anche dai Fae e dai loro Signori Supremi. Tra loro ci sono molte diversità e alcuni Signori Supremi sono più aperti di altri.

Il cambiamento, l’opporsi alla tradizione e a ciò che viene tramandato da secoli – sopratutto nelle Corti dei Fae immortali – è un passaggio delicato da compiersi che necessita di grandi rivoluzioni, così sarà per il Regno di Prythian e per quello dei Mortali. E questo è solo l’inizio.

In conclusione La Corte di Rose e Spine, primo libro della saga Fantasy Young Adult di Sarah J. Maas, edito in Italia da Mondadori, si è rivelata una lettura intesa, ricca di emozioni e di pathos. Ad eccezione di una prima parte un po’ lenta a cui vi consigliamo di resistere, la storia prende piede e si snocciola portandovi con sé fino all’ultima parola.. dei ringraziamenti dell’autrice.

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By Maria V.

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