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La Mia Cosa Preferita Sono I Mostri – Recensione


Con un titolo volutamente infantile ma che nasconde invece una profonda umanità, Emil Ferris, dopo una vita passata lottando contro una malattia deficitaria, abusi minorili e razzismo, riesce a portare a termine il suo struggente racconto autobiografico. La mia cosa preferita sono i mostri è una particolarissima opera che in Italia possiamo leggere grazie alla casa editrice Bao Publishing.

Il diario “segreto” di Emil Ferris 

La premessa sul tragico passato dell’autrice è doverosa per comprendere appieno la forza d’animo necessaria al completamento di quest’opera. Senza l’uso della mano dominante Emil Ferris decide di ricominciare da capo con la sinistra, dovendo reinventare sé stessa e la sua arte, riuscendoci, tra l’altro, nel migliore dei modi.

L’alter ego scelto dall’autrice è la piccola Karen. Genio del disegno che, per sfogare le sue fantasie, si rifugia nel suo segretissimo diario che tiene sempre a portata di mano. Karen annota ogni istante prezioso, alternando i pensieri e le parole mai dette ad alta voce ai disegni di mostri e creature bizzarre, immergendosi tutto il giorno nel suo diario. Il talento si scontra con l’età e le situazioni, i compagni di scuola non sono disposti a tollerare simili stranezze ed iniziano ad emarginarla, anche per via delle sue origini messicane. 

Un omicidio irrisolto 

Le uniche persone fidate sono Deezy, fratello, artista e Don Giovanni di quartiere, sua madre, una santa donna che sta crescendo una famiglia da sola, ed infine la sua pazza vicina di casa, Anka. Questa figura bizzarra ha ottenuto uno spazio speciale nel diario di Karen. Bellissima donna di mezz’età di origini ebree, scampata per miracolo alla follia del campo di concentramento, il suo torbido passato l’ha tramutata nel fantasma di ciò che una persona normale dovrebbe essere. Anka attendeva sempre che la ragazzina tornasse da scuola per salutarla dalla finestra del suo appartamento, per poi sostare sulla soglia della porta di casa per poterle regalare qualche aneddoto sconnesso dalla realtà. Purtroppo, un giorno, questa routine stranamente viene a mancare. Il cadavere della donna viene ritrovato dal marito, la causa del decesso parrebbe essere suicidio, e così verrà dichiarato nei giorni successivi dalle autorità d’indagine. Ma nulla, in questa storia, sembra avere senso agli occhi di Karen

La curiosità dei bambini è irrefrenabile e Karen non è da meno. Armata del suo diario inizia a disegnare e ad annotare ogni dettaglio della sua indagine personale. Indossando un cappotto troppo grande per la sua taglia entra “ufficialmente” nel ruolo del detective. Questo porterà la trama (sempre raccontata attraverso un diario fittizio) ad esplorare le origini di Anka, trasformandosi in un dettagliato racconto di sopravvivenza nel periodo nazista. Verremo anche a scoprire che la piccola Anka venne venduta dalla stessa madre ad un circolo di prostituzione minorile, facendole provare delle terrorizzanti esperienze di pedofilia. 

“Sta lottando contro se stesso su di me”

Il cinismo dei bambini viene lasciato scorrere senza filtri e forzature. Si vede che Emil Ferris queste cose le ha subite in prima persona dalla foga del tratto. Le tavole lasciano sbigottiti dal realismo in superficie e dai ricalchi aggressivi del nero sottostante, come a volere squarciare il foglio in due. Fortuna che Karen è una bambina creativa e per questo si crea una spazio per disegnare i suoi mostri, che dal suo punto di vista rappresentano l’unica sua salvezza nella ricerca del potere per affrontare i suoi detrattori. Per crescere in una città profondamente razzista, l’unica soluzione è essere dei mostri abbastanza spaventosi da affrontare la realtà. Ed è proprio così che Karen si disegna nel diario. Un piccolo lupo a discapito dei bambini normali, quelli con due genitori amorevoli e una vita dedicata al gossip, dall’alto di un piedistallo morale tanto piccolo quanto fragile.

Il racconto è solido ed ancorato alla realtà. Le storie dei protagonisti narrano perfettamente l’epoca in cui sono state vissute, e le azioni dei personaggi in scena risultano credibili ed umane. Fin troppo facile empatizzare con ognuno di loro e con i loro tormenti, i colpi di scena sono molteplici e sanno come colpire un cuore ferito, schiacciandolo col peso del destino immutabile, improvviso e mai clemente. Leggere La Mia Cosa Preferita Sono I Mostri equivale ad entrare in decine di esistenze differenti assimilandone ogni pensiero, gioia e dolore. 

La Mia Cosa Preferita Sono I Mostri

Come già accennato sopra, il disegno ha la qualità per sostenere una trama così complessa e variegata. Non mancano gli schizzi comici, a volte nascosti negli angoli delle vignette più tragiche, coerentemente alla visione del mondo dagli occhi di un bambino. Quelle che lasciano senza fiato, però, sono le tavole realistiche dei volti. Delle splash page emozionanti e ricche di dettagli nascosti. Anche i luoghi e le mostruosità create dalla mente di Karen sono sempre contestualizzate e disegnate con cura maniacale. 

Bao Publishing confeziona in formato maxi un volume da oltre 400 pagine tutte a colori, ma, grazie alla flessibilità della carta e della copertina, la lettura risulta sempre appagante e confortevole. La menzione all’editore è doverosa visto la qualità finale del prodotto. Purtroppo per concludere la storia di Karen e della sua famiglia dovremo attendere l’uscita del secondo volume, di cui ancora non è dato sapere una ipotetica data d’uscita. Fortunatamente questo primo albo riesce ad emozionare e convincere appieno già da sé, rendendolo un acquisto doveroso a tutti gli amanti della letteratura dark alternativa.

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By Gioele Carraro

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