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La Musica di Marie – Recensione

“Dio è morto! Dio resta morto! E noi l’abbiamo ucciso!” Alzi la mano chi di voi non ha mai sentito questa frase. Era il 1882, in piena Belle Époque, quando il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche scriveva questo celebre enunciato nella sua opera La Gaia Scienza. In quel periodo lo sviluppo tecnologico era senza pari, le condizioni di vita erano al massimo ed era più che diffuso un generale sentimento di ottimismo. Eppure, in mezzo all’enorme folla di persone che bramavano una vita di agi e comodità, c’era qualcuno che sentiva il bisogno di sottolineare come questa gigantesca avanzata scientifica stesse portando a un declino dei valori umani. Per questo Dio è morto. Quasi 120 anni dopo Usamaru Furuya scrive La Musica di Marie, un manga Seinen pubblicato in patria da Gentosha e che approda in Italia solo nel 2019 grazie alla casa editrice Coconino Press, che inserisce l’opera nella collana Doku realizzando un bellissimo e massiccio volume unico.


Ci troviamo a Pyrite, una grande isola pacifica che si compone di tante città, ognuna delle quali adibita alla produzione di specifici prodotti che vengono barattati da un angolo all’altro del territorio. Il denaro non esiste, ogni cittadino possiede tutto ciò di cui necessita grazie agli scambi con le altre città e tutti vivono serenamente vegliati dall’alto dall’enorme dea meccanica Marie. L’immensa Marie solca i cieli di Pyrite con il suo sguardo placido, e sebbene gli abitanti dell’isola parlino lingue diverse e abbiano culture differenti sono tutti quanti uniti nel nome della spiritualità. I protagonisti dell’opera sono Kai e Pipi, due amici d’infanzia legati da un rapporto che sembra oltrepassare la semplice amicizia ma che non sboccia in un vero e proprio amore. Ciò che non permette al loro legame di evolvere è il profondo sentimento che Kai prova nei confronti di Marie, un amore che va oltre la semplice venerazione: Kai si sente parte della dea, la ammira, e cosa ancora più importante lui è l’unico che, grazie al suo udito straordinario, è in grado di udire la flebile melodia che la gigantesca divinità emana. I giorni trascorrono serenamente, ma l’avvento del nuovo anno sconvolgerà per sempre le loro esistenze riportando alla luce una verità che il tempo aveva ormai sepolto.

Osservando Marie ci si sente invadere da una dolcissima sensazione. Parole che prima non si riuscivano a pronunciare, fuoriescono spontaneamente.


La musica di Marie è un’opera visionaria, differente da tutto ciò che avete mai letto fin ora. L’isola di Pyrite è un nuovo, grande Eden che non è stato macchiato dal peccato originario, un Eden che ha avuto l’occasione di progredire, di andare incontro a uno sviluppo tecnologico e di trasformarsi in una terra dai tratti steampunk in cui ogni abitante vive serenamente, senza conoscere l’odio, la violenza e il disprezzo. Senza conoscere il boato di una bomba, di un grilletto di un’arma da fuoco che fa esplodere il colpo o delle parole pronunciate per ferire, degli insulti sputati in faccia al prossimo.

Rumore, questa è la parola chiave. Kai è un ragazzo che presenta degli strani segni sui palmi delle mani e che, in seguito a un particolare evento che ha vissuto all’età di 10 anni, è in grado di sentire ogni singolo, flebile suono presente sull’isola, persino quelli generati dai sentimenti umani. Amore, gioia, tristezza, delusione, lui può udire e distinguere ognuna di queste emozioni, portando la sua comprensione dell’animo umano su un livello più alto. E mentre tutti si limitano a pregare la dea Marie, Kai, che è l’unico capace di sentire la sua piacevole e al contempo triste musica, sembra vivere in attesa di vederla solcare i cieli. Il suo amore nei confronti della divinità è totale, si spinge al di là della semplice adorazione, si eleva al di sopra di ogni cosa ma al contempo sembra voler incarnare un amore prettamente terreno. Quale presunzione per un essere umano desiderare l’amore di una dea.

Al fianco di Kai, bella e delicata come una rosa ma oscurata dall’abbagliante luce di Marie, c’è Pipi, una ragazza legata al protagonista sin dalla loro infanzia. Come può una semplice umana competere con una divinità? “Hai sempre vinto tu, Marie…” pensa Pipi guardando il volto di Kai illuminato dalla gioia alla sola vista della bella e inarrivabile dea.

Una storia d’amore, terreno e spirituale, che viene raccontata con maestria dal sensei Furuya attraverso disegni dal tratto fortemente autoriale che concorrono a creare la magia che avvolge l’intera opera. Ogni tavola, ogni personaggio e ogni ambientazione pare appartenere a una dimensione ultraterrena, surreale, e in ogni scena sembra quasi possibile percepire una piacevole brezza, una ventata di aria fresca capace di trasportare il lettore in una realtà parallela agli antipodi del mondo che conosciamo, quasi fantastica, di catturare la sua attenzione anche nei momenti in cui sembra non accadere nulla, facendolo sentire parte integrante della pacifica isola di Pyrite.

Immagina che non esistano paesi, non è così difficile da fare. Immagina che tutte le persone vivano la loro vita in pace.


John Lennon diceva questo nel suo celebre brano Imagine, e Usamaru Furuya ci propone lo stesso identico tema ne La Musica di Marie. Il sensei decide di addentrarsi nella spinosa dimensione della fede, la stessa fede che nel corso dei secoli ha messo le popolazioni in netto contrasto tra di loro, scatenando guerre e barbarie che non possono nemmeno essere spiegate a parole, atti perpetrati nel nome di Dio ma di sicuro non per suo volere. Ecco, Furuya prende questa tremenda verità storica e si chiede “cosa accadrebbe se ci fosse una sola grande religione in grado di riunire tutti i popoli sotto l’ala di un unico, benevolo Dio?”. Forse ciò che nascerebbe sarebbe proprio una sorta di isola di Pyrite. Di fatto che si provenga dalla città dei laboratori Gill, da quella della pesca Tsuka o da quella dei minerali Opaa non fa differenza, perché nonostante le culture dei vari popoli siano agli antipodi tutti quanti fanno parte di un’unica terra, e ognuno di loro è legato all’altro da un forte ed unico sentimento religioso nei confronti della dea meccanica Marie. Non c’è spazio per razzismo, discriminazione o pregiudizio nel regno della dea, l’amore può essere vissuto in totale libertà senza bisogno di nascondersi, perché l’amore è una manifestazione divina, mentre l’odio è diabolico.


E se Marie smettesse di emettere la sua delicata e malinconica musica? Il suono dei sentimenti delle persone prenderebbe il sopravvento sull’animo umano.
Se smettesse di solcare i cieli osservando la Terra col suo sguardo gentile? Le nuvole coprirebbero il sole portando l’oscurità nel regno degli uomini.
E se Marie si rompesse? L’umanità non avrebbe più una guida e potrebbe evolvere a suo piacimento.

Dio affidò alle bocche degli uomini le lodi per Dio. Ai loro cuori l’amore per Marie.

La perdita di Dio e l’elaborazione del lutto sono altri grandi temi che Usamaru Furuya decide di sottoporre al lettore. Non esiste un modo corretto per affrontare la perdita di qualcuno che si ama, ognuno reagisce a modo proprio, c’è chi lo accetta immediatamente e chi ha bisogno di tempo per comprendere ciò che è successo, ma quel che è certo è che elaborare un lutto non è cosa facile. Marie potrebbe non esistere per sempre, Dio potrebbe morire. Non bisogna però intendere Dio come entità suprema che governa l’universo ma come sentimento, come valori e buoni principi che dovrebbero governare l’animo dell’uomo. Dunque la domanda “che succederebbe se Marie si rompesse?” potrebbe essere tradotta come “che succederebbe se l’essere umano perdesse la sua umanità?” e la risposta, forse, è sotto gli occhi di tutti.

L’autore, in una nota scritta a fine volume, si dice addolorato poiché il mondo moderno è un susseguirsi di attentati terroristici, di catene d’odio che si trasformano in grandi conflitti e che vengono alimentate giorno dopo giorno nella costante ricerca di un nuovo nemico da annientare. Sarebbe bello, dice infine il mangaka, se adesso la musica di Marie avvolgesse tutto il mondo. Una forte critica che sembra essere in realtà il grido silenzioso di un uomo stanco di dover guardare i suoi simili distruggere il proprio pianeta e farsi la guerra tra di loro, un grido che invece di generare rumore fine a sé stesso decide di tradursi in arte e quindi in totale bellezza. Decide di tradursi in amore, un amore che nel suo piccolo vuole combattere la grande catena d’odio che ci sovrasta dall’inizio della nostra storia. Il sensei sceglie di agire in questo modo perché, come ognuno di noi, è libero di decidere da che parte stare, è libero di decidere in che modo reagire agli ostacoli che la vita ci mette davanti.

Kai di Pyrite, adesso è tutto nelle tue mani.

L’uomo è libero. Kai, travolto da un immenso amore per la divina Marie, è libero. Dio è onnipotente e benevolo, ma proprio per questo non può imporre la propria volontà sui suoi figli. Questo è il motivo per cui il protagonista dell’opera si ritroverà, a un certo punto, a dover prendere una decisione importante in grado di cambiare radicalmente il corso della storia e di trasformare l’umanità in qualcos’altro. È giusto per l’uomo aspirare a raggiungere la perfezione divina? È giusto per un semplice essere umano desiderare, in un certo senso, l’onnipotenza? Tornatagli alla memoria una sconvolgente verità, Kai verrà portato da un destino già scritto di fronte a un bivio che metterà a dura prova il suo sentimento per il divino facendolo scontrare con l’amore che prova per il suo popolo.

Qual è la cosa giusta da fare? Sarà proprio in questo momento della storia che il lettore, accompagnato dolcemente da Furuya verso la verità che avvolge il regno di Pyrite, comincerà a porsi delle domande e a chiedersi quale sia il senso di tutto l’odio che circonda il pianeta. Un contrasto forte, improvviso, accentuato dall’aria di pace che si respira per tutto il corso dell’opera, e che proprio per questo riesce a cogliere perfettamente nel segno. Sarà infatti la grande calma che avvolge la maggior parte della storia a rendere la seconda metà dell’opera ancora più intensa. Dopo una prima parte caratterizzata da armonia e momenti di vita quotidiana scandita da un ritmo lento ma comunque piacevole, il lettore vedrà la storia evolvere pian piano fino ad arrivare a una conclusione totalmente inaspettata che lo lascerà sbigottito. Le domande che La Musica di Marie lascia a chi affronta la sua lettura non sono poche, così come non sono poche le riflessioni che Furuya instilla nella mente dei suoi lettori.


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By Marianna Basili

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