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La regina degli scacchi – Recensione

La regina degli scacchi è un romanzo di formazione scritto da Walter Tevis nel 1983 e pubblicato da Oscar Mondadori nel 2020. Il titolo originale dell’opera è “The queens gambit” e prende spunto da una delle aperture più conosciute nel mondo degli scacchi, ovvero il gambetto di donna.

La regina degli scacchi è considerabile tra le migliori opera di Tevis, tanto da destare l’attenzione di Netflix, che ha deciso di dedicare ad essa una miniserie composta da 7 episodi.

Il romanzo si apre con la piccola Beth Harmon, che all’età di otto anni subisce la perdita della madre a causa di un incidente d’auto e che, in assenza di parenti che potessero prendersi cura di lei, finisce in un orfanotrofio femminile.

Tra lezioni noiose, rigide regole e pillole verdi per tenere a bada le ansie e le paure, Beth scopre il mondo degli scacchi grazie ad un fortuito incontro avvenuto durante la pulizia dello scantinato. Si tratta di un luogo di evasione per lei, ma anche dell’arena di gioco del burbero custode, che una volta sconfitto lo scetticismo insegnerà a Beth le tecniche più usate negli scacchi, soprattutto la siciliana.

La storia sarà venata da un mix di genio e follia, caratteristiche apparentemente opposte l’una all’altra ma, in pochi e fortunati casi (come questo), congruenti, che segneranno la vita di Beth e che la accompagneranno in un percorso che si svilupperà nel limbo tra consacrazione e dannazione.

La solitudine, gli psicofarmaci e la dipendenza

La storia narra di una bambina di soli otto anni, che dal nulla si trova sola in mondo governato da adulti durante un periodo storico complesso, dove l’impronta maschile è ben marcata. Fin da quando varcherà la soglia dell’orfanotrofio, Beth dovrà superare molti ostacoli. Trovandosi sola, senza amore né protezione, con monotone prassi quotidiane (come ad esempio indossare l’abito grigio d’ordinanza e tenere un flaconcino contenente due pillole verdi da prendere ogni giorno prima di dormire che, tra la sua ingenuità e il desiderio di evasione dall’ordinario, inizierà ad accumulare ed assumere anche nell’arco della giornata).

Si comprende, poi, la natura delle pillole: altro non sono che medicinali somministrati alle bambine per tenerle su di morale e tranquille. In queste compresse si cela l’unica soluzione per tenere a bada gli incubi di Beth e farla rimanere calma controllandone la paura. Purtroppo però verrà travolta dalle crisi di astinenza, poiché questi farmaci creano molta dipendenza che, unita alla solitudine e all’alcool, la portano verso la via della distruzione poco prima che la ragazza gareggi in Russia per titolo mondiale. Il personaggio di Beth incarna molto il vissuto di Tevis: una vita segnata dalla malattia, dalla solitudine e dall’alcool.

Gli scacchi sono un gioco per maschi

Beth negherà volontariamente ogni tipo di aiuto, persuasa dal fatto che la sua vita sia completamente alla deriva. A far scattare in lei la scintilla, sarà effettivamente il gioco degli scacchi: Beth non vuole sentirsi meno di nessuno, per quanto tutti attorno a lei continuino a ricordargliene la natura maschile.

Il senso di alienazione e di pesantezza di un mondo ostile, continuerà a seguire la protagonista anche quando diventerà più abile nel gioco. Durante le partite, gli sguardi critici e straniti sono puntati sempre su di lei. Persino la madre adottiva guardava con scetticismo la figliastra giocare a scacchi. La retorica del tempo in cui si svolge la storia non permetteva, infatti, che una donna potesse essere capace al pari di un uomo. Nonostante ciò, gli avversari saranno costretti a riconoscere la sua bravura.

Ne La Regina degli scacchi, Beth riesce ad allenarsi – ripassando le molteplici mosse – attraverso un esercizio mentale. La ragazza vuole affermarsi in questo mondo. Nel tempo riesce a ottenere molte vittorie, alcune facili, altre più complesse, cogliendo l’occasione per migliorarsi in caso di sconfitta. I fantasmi del passato, però, restano, e la protagonista tenta di eludere il pareggiamento di conti con loro.

Walter Tevis, un autore ancora poco conosciuto

La regina degli scacchi rappresenta la penultima opera che l’autore scrisse, nel 1983. Tevis possiede uno stile limpido, pulito, che non annoia mai. E’ stato uno scrittore dalla fervida immaginazione, che gli ha permesso di scrivere tante opere dai temi molto diversi tra loro. Per citarne alcune tra le più famose della sua bibliografia, divenute pellicole cinematografiche, possiamo annoverare Lo spacconeIl colore dei soldiL’uomo che cadde sulla Terra. Le sue fatiche, di indubbia qualità, riescono ad intrattenere il lettore e a soffermarsi su questioni importanti. Non solo: l’autore ne La regina degli scacchi, riesce a descrivere e a far appassionare il lettore al gioco. Paradossalmente, dato l’interesse che la lettura suscita, l’attenzione di chi legge è molto più alta di quanto potrebbe essere nel vedere dal vivo un campionato di scacchi, soprattutto quando non si è pratici del gioco.

Le sequenze sono avvincenti e, nonostante l’utilizzo di termini tecnici, riescono a lasciare con il fiato sospeso per tutta la durata delle partite. Si susseguono scontri fatti di strategie, paura, tensioni, sguardi impassibili, rabbia e soddisfazioni. Si potrebbero tranquillamente definire partite all’ultimo sangue. Tevis, non è solo abile nel descrivere le atmosfere a lui contemporanee, ma dedica del tempo a scrivere degli stati d’animo dei personaggi tramite le loro azioni.

I personaggi sono indimenticabili: dal custode burbero e maestro di Beth, alla energica e motivazionale Jolene – ragazza con cui legherà subito in orfanotrofio e che sarà fondamentale nella rinascita del nostro personaggio principale -. Dall’impassibile e glaciale Borgov, campione russo e re indiscusso degli scacchi, a Benny egocentrico ed egoista scacchiere che ha sempre invidiato il talento di Beth, si vedono vite, destini, vizi e talenti che tendono ad intrecciarsi tra di loro.

Beth finì la birra, ne comprò un’altra e continuò a passeggiare…

Beth non è solo la protagonista indiscussa de La regina degli scacchi, è anche una figura importante per quanto riguarda la parità di generi. Con il suo genio e questa passione collezionerà moltissime vittorie, dimostrando che non esistono ambienti per maschi o femmine, ma esistono l’uguaglianza, il talento e la volontà di migliorarsi, indifferentemente dal proprio genere. Tevis riesce a dimostrare, tramite un brillante e controverso personaggio femminile, che la parità di genere esiste.

Beth è una ragazza-prodigio con tanti pregi, quale l’essere una grande stratega, ma profondamente bisognosa di amore. Tra i difetti, invece, uno su tutti è quello di non chiedere mai aiuto, in nessun caso. La regina degli scacchi appare come un libro assai riflessivo, dove il principale argomento è la solitudine creata e corroborata dalla dipendenza. Tematica, come detto, molto importante e vicina all’autore ed affrontata in molte sue opere.

I temi affrontati ne La regina degli scacchi non sono semplici, ma la straordinaria abilità di scrittura di Tevis riesce a renderli digeribili ad ogni tipo di lettore, facendo scoprire ad un vasto pubblico argomenti di cui non si parla ancora abbastanza. Tutto viene filtrato tramite gli occhi di Beth, portando il lettore a conoscere le sue emozioni e le sue grida di aiuto, che tanto fatica a tirare fuori. Una ragazza in continua lotta, in un universo prettamente maschile (quello degli scacchi) le sue prime esperienze nel campo dei sentimenti e dei vizi, accompagnano il lettore alla scoperta dei “grandiosi” anni Cinquanta.

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By Paola Serena Loi

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